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Dal crocefisso al maiale

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Un maiale di plastica rosa in una vetrina di piazza dei Signori. Niente di più. Un pupazzo colorato a fare da insegna per “Mortadella… e Non Solo”, negozio che vende panini con il più classico dei salumi italiani. In qualsiasi altro tempo e luogo sarebbe passato inosservato. A Padova del 2026 diventa un casus belli.
Salim El Mauoed, vicepresidente della Comunità Islamica del Veneto, ne chiede la rimozione. Con quale fondamento giuridico? Nessuno. Con quale precedente normativo? Inesistente. Con quale lesione di diritto? Imprecisata. L’unica motivazione addotta è che il maiale di plastica potrebbe “irritare e turbare” i ventimila musulmani residenti tra Padova e provincia.
Il paradosso meriterebbe di restare cronaca locale. Diventa invece paradigma nazionale perché Padova è governata da una coalizione di centrosinistra a guida PD. E il centrosinistra italiano, quando si tratta di sensibilità religiose altrui, vanta un curriculum imbarazzante.
Gennaio 2016, Roma. Il presidente iraniano Hassan Rouhani visita i Musei Capitolini. La Venere Esquilina e altre statue classiche raffiguranti nudi vengono inscatolate in pannelli di compensato bianco. Per non urtare la sensibilità della delegazione islamica, l’Italia copre i propri tesori antichi.
A Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi. Seguì il consueto rimpallo: il cerimoniale negò di aver dato ordini, la Sovrintendenza parlò di indicazioni ricevute dall’alto. Nessuno volle assumersi la responsabilità di quella genuflessione, ma qualcuno l’aveva ordinata.
Aprile 2015, Bologna. Il sindaco PD Virginio Merola approva un progetto per la Sala del Commiato del cimitero di Borgo Panigale: tende motorizzate a scorrimento per coprire il crocifisso e le vetrate sacre durante i funerali laici o di altre confessioni. L’obiettivo dichiarato era rendere lo spazio “neutro a comando”. La sollevazione popolare costrinse Merola alla marcia indietro. Ma l’intenzione era quella.
Il pattern è cristallino. C’è una cultura politica che considera i simboli della tradizione italiana un problema da gestire, un imbarazzo da nascondere, un ostacolo alla “convivenza”.
Il crocifisso va coperto, la Venere inscatolata, il maiale rimosso. Sempre in nome del rispetto per sensibilità altrui. Mai per una norma di legge. Mai per un diritto violato. Solo per non dispiacere.
La stessa cultura politica che predica laicità intransigente quando si tratta di croci e presepi, poi si scopre devotamente rispettosa delle tradizioni altrui. Le esponenti del PD indossano il velo con disinvoltura agli eventi islamici. I sindaci dem autorizzano l’occupazione delle piazze per le preghiere del Ramadan e partecipano sorridenti alle celebrazioni.
Nessun imbarazzo, nessun richiamo alla neutralità dello spazio pubblico, nessuna cautela laicista. Il doppiopesismo non è un incidente: è un programma.
E qui emerge il paradosso che nessuno vuole vedere. I cristiani praticanti in Italia hanno visto le loro croci messe sotto processo per decenni. Il crocifisso nelle aule scolastiche è stato oggetto di pronunciamenti del Consiglio di Stato, ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, battaglie legali infinite.
La risposta delle istituzioni? Che la laicità dello Stato impone cautela nell’esibizione di simboli religiosi nello spazio pubblico.
Oggi un maiale di plastica rosa in una vetrina privata dovrebbe sparire per non turbare chi passa. Il crocifisso nelle scuole pubbliche era affare da tribunali internazionali. Il pupazzo di un salumiere diventa emergenza su cui il sindaco deve intervenire.
C’è un dettaglio che andrebbe incorniciato. All’interno del negozio lavorano dipendenti musulmani. Maneggiano mortadella, salame, prosciutto. Lo fanno per mestiere, con professionalità, senza che quel maiale rosa in vetrina li turbi minimamente. Loro stessi hanno difeso l’insegna. Chi rappresenta davvero l’islam padovano: il dirigente che chiede censure, o i lavoratori musulmani che del pupazzo se ne infischiano?
Oggi un maiale di plastica. Domani cos’altro? Le insegne delle macellerie? I prosciutti appesi nelle salumerie? I menù con il ragù? La domanda non è retorica. La storia delle concessioni unilaterali non conosce punti di arresto. Ogni cedimento genera la successiva richiesta. Ogni rimozione legittima la prossima pretesa.
Il vero scandalo non è la richiesta di El Mauoed. In democrazia chiunque può chiedere qualsiasi cosa. Lo scandalo è che a Padova governi lo stesso partito che inscatolò la Venere Capitolina e progettò di oscurare i crocifissi bolognesi. Lo stesso partito le cui esponenti si velano sorridenti e i cui sindaci benedicono il Ramadan in piazza. Lo scandalo è che quella richiesta possa anche solo essere presa in considerazione.
Il sindaco Giordani tace. Non si è espresso né per la rimozione né per la permanenza del pupazzo. Il silenzio è già una risposta. Chi ha coperto statue antiche per compiacere Teheran, chi ha progettato tende motorizzate per nascondere croci ai funerali, chi vela le proprie donne e concede le proprie piazze, può benissimo far sparire un maiale di plastica per quieto vivere.
Il maiale rosa resta in vetrina. Per ora. Ma quel “per ora” misura la profondità della resa. E il colore politico di chi la sta negoziando.

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  • Redazione

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