Due fronti, un errore: l’Europa snobba il Mediterraneo, perde l’Africa e si illude di poter sfidare Trump
L’Europa sta giocando una partita sopra le proprie possibilità e lontano dai propri interessi vitali. Con il fronte ucraino ancora aperto e una crescente tensione politica con Donald Trump, Bruxelles si muove come se potesse permettersi attriti strategici con Washington. I numeri, però, raccontano un’altra storia. E soprattutto mostrano un vuoto clamoroso: l’assenza europea in Africa, figlia di uno snobismo cronico verso il Mediterraneo.
Nel 2025 la spesa militare complessiva dell’UE supera i 320 miliardi di euro, ma resta frammentata, inefficiente e poco proiettabile. Gli Stati Uniti investono quasi 900 miliardi di dollari l’anno, con standardizzazione industriale e capacità di comando unificata. Sul fronte ucraino, l’Europa ha già impegnato oltre 135 miliardi di euro tra aiuti militari e finanziari, drenando risorse senza costruire un’autonomia reale: oltre il 60% dei sistemi critici europei dipende ancora da tecnologia o licenze USA.
In questo quadro, l’Africa è il grande rimosso. Mentre Russia, Cina, Turchia e Paesi del Golfo investono in porti, miniere, sicurezza e infrastrutture, l’Europa riduce la presenza politica e militare nel Sahel e nel Nord Africa. Dal 2015 a oggi, l’UE ha perso influenza in aree che valgono rotte energetiche, controllo migratorio e sicurezza marittima. Non è un caso: l’Europa ha scelto di guardare a Est, dimenticando che il suo baricentro strategico naturale è il Mediterraneo allargato.
Il paradosso è evidente. L’UE importa dal Nord Africa e dal Medio Oriente una quota decisiva di gas e materie prime, ma investe poco nella stabilizzazione delle sponde sud. Il Mediterraneo viene trattato come periferia, quando è il vero snodo geopolitico europeo. Così l’Africa diventa terreno di competizione altrui, mentre Bruxelles discute di principi senza potenza.
In questo contesto, “bisticciare” con Trump non è assertività: è asimmetria. Dazi, NATO, Ucraina ed energia per Washington sono dossier collegati; per l’Europa restano compartimenti stagni. Senza una strategia mediterranea e africana credibile, l’UE non è un attore globale, ma un consumatore di sicurezza.
La geoeconomia non premia le omissioni. Ignorare il Mediterraneo significa perdere l’Africa. E perdere l’Africa significa scoprire, troppo tardi, che due fronti aperti sono un lusso che l’Europa non può permettersi.




