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I saccenti che pensano di educare le masse

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C’è un fenomeno che mi disturba profondamente, e non si tratta di una questione ideologica ma quasi antropologica: l’arroganza travestita da sapienza. Quella presunzione morale che si appropria del monopolio della verità e si arroga il diritto di distribuire patenti di intelligenza e coscienza civica.

 

Lo vedo ovunque, in questi giorni. Ed è quasi esclusivamente a sinistra. Personaggi che si sentono investiti della missione di educare le masse: arrivano persino a dare lezioni ai ragazzi e alle ragazze iraniane che invocano lo Scià, come se dall’alto della loro postazione in Occidente avessero compreso meglio di chi vive quella disperazione la complessità della libertà negata.
Vedo intellettuali, storici stimati, figure dello spettacolo e influencer vari che scendono in campo sul referendum della separazione delle carriere, sostenendo che la riforma porterebbe alla distruzione del CSM e renderebbe la magistratura subalterna al potere politico. E fin qui, legittimo, anche se completamente falso. Ma il problema non è il dissenso: è il tono. È quel sottinteso sprezzante che trasforma chi vota diversamente in un idiota inconsapevole, incapace di comprendere cosa stia per fare.
E poi c’è gente che grida vergogna per l’incontro tra la presidente dell’antimafia Chiara Colosimo e don Ciotti. Vergogna. Come se quella donna fosse un’appestata, un eversore neofascista, una depistatrice che avrebbe depistato tramite l’approfondimento del dossier mafia-appalti legato alle stragi (peccato che siano i fatti, anche se non suggestivi e avvincenti come le tesi fasulle tipiche di certi programmi televisivi).
Quale discussione può nascere quando l’interlocutore viene preventivamente marchiato come nemico morale?
E che dire di un giornalista, che utilizza la sua ironia corrosiva come un’arma per demolire chiunque osi pensare diversamente da lui? Con argomentazioni dogmatiche, prendendo in giro, svilendo e ridicolizzando. Il paradosso è che i suoi lettori, i suoi sostenitori, si collocano prevalentemente a sinistra. Ma quale sinistra è questa, che si nutre di una visione così opportunistica e profondamente reazionaria della società?
Ecco il punto. Tutti questi personaggi condividono una cosa: la convinzione granitica di stare dalla parte del bene. E da quella postazione guardano gli altri con una miscela di superiorità e compassione. Come se il mondo fosse diviso tra gli illuminati (loro) e gli idioti, tra chi ha capito e chi no.
E allora mi viene da fare una cosa che di solito evito: ricambiare con la stessa moneta. Definirli, semplicemente, dei cretini. Cretini, ma che si credono investiti di una missione salvifica. Perché hanno trasformato il dibattito in un tribunale morale.
Mi viene in mente Brecht, continuamente citato. Ma mi tocca parafrasarlo: quando a destra e a sinistra tutti i posti sono occupati, quando soprattutto a sinistra hanno i loro sacerdoti e dogmi, la via migliore è sedersi altrove. Non per rinunciare a pensare, ma per tornare a farlo liberamente.

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  • Redazione

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