Home Opinioni Cade il muro, ma i comunisti si salvano

Cade il muro, ma i comunisti si salvano

0

di Ugo Finetti 
 “In Italia dopo la caduta del Muro di Berlino – ricordò Lucio Colletti nel 1999 – a finire sul banco degli accusati non sono stati i comunisti italiani, ma i partiti anticomunisti”. In primis Craxi.
 Prevalevano in quegli anni l’orgoglio di essere stati nel Pci e il disprezzo per l’intero socialismo italiano. “In Italia – si vantava Massimo D’Alema quando era segretario del partito nel 1996 – abbiamo avuto una doppia anomalia: quella di avere il miglior partito comunista del mondo e forse il peggiore partito socialista d’Europa”2.

In realtà la storia di Craxi coincide con la sconfitta del comunismo italiano e la nascita di una sinistra di governo non più anticapitalista e antiamericana. Nell’arco di nemmeno 10 anni le parti si erano completamente rovesciate: già nell’85 non è più il Psi, ma il Pci a temere per il proprio futuro.
Se nel giugno del 1976 “L’Unità” pubblicava l’articolo di Alberto Asor Rosa “sull’uscita di scena del Psi”, nel 1985 è il direttore dell’Istituto Gramsci, Aldo Schiavone, a paventare esplicitamente il “tramonto” del comunismo: l’Italia è ai suoi occhi uno scenario di “traumi, rovine e ferite” e il grosso delle biografie dell’intellettualità comunista – dai reduci della “scuola di Bari” di Giuseppe Vacca agli “operaisti” riuniti intorno ad Asor Rosa, Mario Tronti e Massimo Cacciari – appare caratterizzato dal “ritrarsi dalla politica” e dal “ritorniamo agli studi”3.
Con Craxi si registrava la piena riabilitazione del riformismo socialista. Prima nel Psi prevaleva la definizione di partito “riformatore”: tutto programmazione e nazionalizzazioni nella promessa del “superamento del capitalismo”. A partire dal Congresso di Palermo del 1981 e con la conferenza di Rimini del 1982, il Psi accantona la pregiudiziale anticapitalista e miti come quello dell’autogestione precedentemente coltivato su “Mondoperaio” e cresce (anche elettoralmente) nel segno della “economia sociale di mercato”.
L’attualità di Craxi è nell’identificazione con il socialismo europeo e occidentale che, negli anni ’80 con Craxi, Mitterrand, Brandt, Gonzales, Palme, Soares e con la guida di Delors a Bruxelles costruisce l’unità europea come soggetto geopolitico con un’identità basata su valori nel quadro della Nato, ma con politica autonoma verso l’Est e nel Mediterraneo.
Anche per la caduta di Craxi, i successori di Delors – principalmente la Commissione Prodi (1999- 2004) – hanno potuto affossare l’Unione Europea come soggetto geopolitico procedendo a un avventuroso allargamento fatto da loro gestire dagli Stati Uniti: l’ingresso dei paesi ex comunisti nella Nato veniva ricompensato con l’accesso ai fondi europei. È così che l’UE veniva anche umiliata con la cerimonia celebrativa dell’allargamento della Nato che nel 2004 precedeva quella per l’allargamento dell’UE.
In questo quadro la svalutazione di Craxi per via giudiziaria non è verità e giustizia.
Il sistema del finanziamento irregolare riguardava infatti tutti i partiti. Ma ci sono due elementi da rilevare. Il primo è che di tutti i segretari di partito è solo Craxi che i magistrati volevano portare dietro le sbarre. Il secondo è che il tener fuori dal sistema delle tangenti il vertice del Pci dal punto di vista storico rappresenta una enorme falsità. Se i verbali di Mani Pulite escludono un coinvolgimento dei vertici del Pci, i verbali della Direzione nazionale comunista custoditi presso l’Istituto Gramsci li smentiscono. Da quei resoconti emerge che il bilancio del partito di Berlinguer era costituito per il 67,7 per cento da tangenti e fondi illegali. In aggiunta, oltre a questi introiti fuorilegge messi a bilancio del partito come “amministrazione straordinaria” e quando erano già cessati i finanziamenti del Politburo del Pcus, Berlinguer – come riporta Gianni Cervetti (sovrintendente dell’amministrazione del Pci dal 1975 al 1979) – disponeva di un proprio fondo nero illegale che nel corso della “solidarietà nazionale” raddoppiava – da 4 a, per l’esattezza, 7 miliardi e 912 milioni – e anche dopo il passaggio all’opposizione nel 1979 aumentava al ritmo di 100 milioni di lire al mese.
Sarà Armando Cossutta – ex responsabile dell’amministrazione finanziaria del Pci con Longo e Berlinguer (dal 1966 al 1975) – a prendere nel 1996 le difese di Craxi e a contestare le mistificazioni postcomuniste. “Le sinistre nel loro insieme – dichiara – devono portare a compimento, con franchezza, un’operazione di verità. Perché è purtroppo vero che nessun partito italiano può dire di non aver violato la legge sul finanziamento pubblico”.
“Il presidente di Rifondazione comunista – commenta il “Corriere della Sera” – dà sostanzialmente ragione a Craxi”4.
Craxi si rifugiò in Tunisia. Così aveva fatto anche lo scrittore cattolico antifascista Georges Bernanos che, dopo aver partecipato alla resistenza contro l’occupazione nazista, nel 1947 si era ritirato appunto ad Hammamet. Riteneva che in patria stessero prevalendo “mascalzoni completamente maturi per un nuovo collaborazionismo, una nuova Vichy, una Vichy rossa”.
Preferiva stare ad Hammamet perché – scriveva – “non voglio essere comunista”; e “non voglio né vivere né morire con i fessi”.
Che cosa lega personalità così diverse come lo scrittore francese e il leader socialista oltre al caso di essere alla fine approdati in quel paesino africano? Le parole e il destino di un anticomunismo democratico che nella guerra fredda europea fu un fenomeno minoritario e ancora oggi in gran parte poco considerato.
————————————————————————–
1 Intervento al Convegno della Fondazione Europe Libertè “A dieci anni dalla caduta del Muro di Berlino”;, Roma, Auditorium della Tecnica, 3 giugno 1999.
2 “D’Alema: il Psi fu il peggiore”, in “Il Mondo”, 8 novembre 1996.
3 Aldo Schiavone, “Per il nuovo Pci”, Laterza, Bari 1985
4 “Cossutta: finanziamenti illegali per tutti”, in “Corriere della Sera”, 20 novembre 1996.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui