
Per non dimenticare il giornalista del Corriere della Sera e scrittore milanese Walter Tobagi, venne ucciso a 33 anni il 28 maggio 1980 vicino alla sua abitazione di Milano da un gruppo terrorista denominato Brigata XXVIII marzo, di cui facevano parte il capo Marco Barbone che sparò un colpo alla nuca a Tobagi, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano.
Barbone era figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice Sansoni, di proprietà del gruppo Rizzoli Corriere della Sera. Su richiesta del Pm Armando Spataro il Barbone fu condannato a soli 8 anni e 6 mesi, subito scarcerato, in quanto ammesso al beneficio anche della libertà condizionata.
Al di là della verità processuale, non fu mai chiarito il ruolo avuto nell’omicidio dalla fidanzata di Barbone, Caterina Rosenzweig, ex allieva universitaria di Walter Tobagi e la sua passata esperienza nelle Formazioni Comuniste combattenti. Questa ragazza apparteneva a una ricca famiglia della borghesia milanese: era figlia di Paola Sereni, per molti anni preside della scuola ebraica di Milano, e dell’uomo d’affari Gianni Rosenzweig.
Paolo Morandini anche lui immediatamente “pentito”, ebbe la medesima condanna di Barbone.
Mario Marano a dieci anni.
Manfredi De Stefano condannato a 28 anni e otto mesi, morì in carcere nel 1984, per aneurisma.
Francesco Giordano, che fece la copertura del gruppo di fuoco, l’unico che scontò l’intera pena a 21 anni.
Durante tutti gli anni Ottanta la tensione tra politici e magistrati riguardò, come al solito, in particolar modo il partito socialista italiano e si sviluppò alternando periodi di relativa tranquillità istituzionale con vere e proprie crisi.
Molte di queste coinvolsero in prima persona anche l’allora il Presidente della Repubblica e presidente del Consiglio Superiore della magistratura: Francesco Cossiga.
In particolar modo ad iniziare da quella che si verificò dopo le condanne di alcuni esponenti socialisti per diffamazione.
Ugo Intini, Salvo Andò e Paolo Pillitteri, secondo una sentenza del novembre 1985 emessa dal Tribunale di Milano furono condannati per diffamazione contro il pubblico ministero del capoluogo lombardo Armando Spataro per la sua gestione dell’accusa ai terroristi responsabili dell’omicidio di Walter Tobagi, socialista e amico fraterno Bettino Craxi.
Dopo tale condanna il segretario del Psi confermò pubblicamente la sua solidarietà ai dirigenti e fece sue le critiche ai magistrati per le pene, considerate troppo lievi, irrorate agli omicidi affermando che “Noi confermiamo uno per uno i giudizi severi e critici che i nostri compagni condannati hanno espresso nei confronti dell’operato della magistratura”.
Queste dichiarazioni spinsero il Csm, su iniziativa della corrente di Magistratura indipendente, a discutere il caso al fine di tutelare i magistrati attaccati. Ma l’ordine del giorno predisposto trova la netta opposizione da parte di Cossiga, il quale affermò che era inammissibile un intervento del Consiglio su atti o dichiarazioni del capo del governo; tutti i magistrati membri del Csm rassegnarono allora le dimissioni, atto che indusse Cossiga ad ammorbidire i toni.
Per chi avesse ancora qualche dubbio su SI alla miniriforma sulla Giustizia nell’ambito della separazione delle carriere.





