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QUANDO BERLINO DICE BASTA

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Quando anche Berlino dice basta: i numeri del declino europeo: “Diese EU hat keine Zukunft” (questa Ue non ha futuro)

Il segnale più serio di crisi per un sistema politico non arriva dagli oppositori, ma da chi lo ha sostenuto per anni. È quello che accade oggi all’Unione Europea dopo l’intervento di Ulf Poschardt, editore di Die Welt, storica voce dell’establishment economico tedesco. Il titolo è netto: questa UE non ha futuro. Non uno sfogo ideologico, ma un’analisi fondata sui numeri.

Negli ultimi 15 anni il PIL reale degli Stati Uniti è cresciuto di circa il 35%, quello dell’area euro poco sopra il 15%. La produttività del lavoro americana supera oggi quella europea di oltre il 20%. Nel frattempo, la quota UE degli investimenti globali in tecnologia è scesa sotto il 20%, mentre USA e Asia hanno rafforzato le proprie filiere industriali.

Secondo Poschardt, l’UE ha smarrito la sua funzione originaria: crescita economica come base della stabilità politica. Al suo posto, una macchina regolatoria che costa alle imprese europee circa il 3,5% del PIL in oneri amministrativi. Non stupisce che grandi investitori parlino di Europa come di un ambiente ostile a capitale e innovazione.

Il caso tedesco è emblematico. La produzione manifatturiera ristagna, l’export rallenta, gli investimenti industriali calano. L’illusione di vivere di rendita sull’euro si è infranta contro la competizione globale. Sul piano commerciale, il fallimento dell’accordo Mercosur ha isolato ulteriormente l’UE da un mercato di oltre 260 milioni di persone.

Sul fronte delle libertà, l’allarme è altrettanto serio. Il progetto di controllo delle comunicazioni private apre a una sorveglianza di massa strutturale. Quando la crescita si ferma, il potere tende a compensare con il controllo.

Il Green Deal chiude il cerchio. Senza una filiera europea solida, la transizione ha favorito la Cina: nel 2024 oltre il 20% delle auto elettriche vendute in Europa era di produzione cinese, mentre l’industria solare europea è quasi scomparsa.

In questo contesto Ursula von der Leyen appare sempre più isolata. Quando anche il cuore industriale tedesco parla di fallimento, non è polemica: è un campanello d’allarme sistemico.

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  • Redazione

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