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DIFENDERE I CONFINI NON È REATO

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Confini, numeri e diritto: dopo Open Arms l’Italia cambia postura sul pattugliamento dei confini?


L’assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms non chiude solo una vicenda giudiziaria, ma segna un passaggio politico e istituzionale rilevante. Per la prima volta dopo anni, il tema dei confini torna ad essere trattato per quello che è: una scelta di politica pubblica, non una questione penale. I dati e la sentenza indicano che qualcosa, ora, può davvero cambiare.

Nel 2017 gli sbarchi in Italia avevano superato le 119.000 unità. Nel 2019, anno dei fatti contestati, si erano ridotti a circa 11.500, con una contrazione superiore al 90%. Nello stesso periodo, secondo l’OIM, nel Mediterraneo centrale si sono registrati 1.335 morti e dispersi. Numeri che mostrano una realtà complessa: la gestione dei flussi non è mai un atto singolo o improvvisato, ma il risultato di accordi, pressioni diplomatiche e scelte coordinate.

Il processo Open Arms nasceva da un’ipotesi fragile: attribuire a un ministro una responsabilità penale personale per una decisione assunta nell’esercizio delle funzioni di governo. La sentenza chiarisce che mancavano gli elementi essenziali del reato di sequestro di persona. La nave si trovava in acque internazionali, batteva bandiera spagnola, aveva assistenza sanitaria a bordo e vide lo sbarco di minori e soggetti vulnerabili. Le decisioni erano collegiali, non arbitrarie, e finalizzate alla gestione dei flussi e alla pressione sull’UE per una redistribuzione.

Da qui discende il vero cambio di linea. Sul piano interno, si restringe lo spazio per la giudizializzazione della politica: le scelte sui confini tornano nel perimetro del confronto democratico, non dei tribunali penali. Questo riduce l’effetto di paralisi decisionale che ha spesso reso l’Italia più debole rispetto ai partner europei.

Sul piano europeo, l’Italia si riallinea a una prassi comune. Nel 2023, oltre il 70% degli arrivi via mare nell’Unione europea si è concentrato su Italia, Grecia e Spagna. Francia, Germania e Spagna esercitano controlli e respingimenti senza che i loro ministri finiscano sotto processo. Con Open Arms archiviato, Roma può negoziare da una posizione meno difensiva su redistribuzione, rimpatri e accordi con i Paesi di origine e transito.

Il messaggio che emerge è semplice ma dirompente nel dibattito italiano degli ultimi anni: il controllo dei confini può essere discusso, criticato, persino cambiato alle urne. Ma non può essere trasformato in un reato. Dopo Open Arms, l’Italia sembra finalmente tornare su questa linea di normalità istituzionale.

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  • Redazione

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