
“Galeotto fu quel giorno…” in cui in Italia, insieme, marxisti e cattolici diventarono PD (14 ottobre 2007).
L’Italia ha rischiato di perdere di colpo sia il bagaglio massimalista ed antagonista della sinistra marxista, quindi un riferimento di scelte e di sistemi autoritari, totalizzanti e diversi, e sia quei valori del cristianesimo che avevano ispirato i modelli sociali, la cultura e la civiltà democratica in Italia, in Europa e nel mondo.
Si sono dispersi contemporaneamente anche quei principi del pluralismo intellettuale, etico e politico che vedevano una netta soluzione di continuità con i regimi violenti del ventesimo secolo (nazifascimo e comunismo).
La lotta partigiana da sola non poteva essere il collante che poteva unire la democrazia liberale all’idea totalitaria della dittatura del proletariato.
Troppo frammentati i riferimenti e troppo disallineata la ragione dell’unione contro un nemico comune.
Marxismo e antisemitismo sono stati viaggiatori comuni d’un unico convoglio, se non altro perché il marxismo ha origini e natura atea.
I fenomeni sociali, etici ed economici sono come i dati riportati sulla carta d’identità dei fenomeni politici. La storia, inoltre converge sempre nell’indicazione delle basi materiali e delle aree sociali su cui i principi, le idee e le scelte influiscono nella formazione d’una più articolata area politica.
Dire, ad esempio che il marxismo sia stato anch’esso parte del sentimento antisemita ricuce l’essenza del complessivo fenomeno auto-totalitario del fasciocomunismo del secolo scorso.
In Marx, infatti, il capitalismo finanziario coincideva perfettamente con la visione plutocratica dell’idea stereotipica dell’ebraismo.
Se i marxisti leggessero Marx, ad esempio “La questione ebraica”, se ne farebbero un’idea più precisa.





