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LA PROPAGANDA GUERRAFONDAIA DEGLI EUROPEI HA SUPERATO IL LIMITE

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“Questa potrebbe essere una settimana cruciale per la diplomazia, i negoziati fra gli Usa e l’Ucraina sembra che siano stati difficili ma produttivi, non sappiamo ancora nulla al riguardo. Oggi parlerò con i ministri della difesa e degli esteri ucraini”.

“Gli ucraini – ha aggiunto Kaja – sono lì da soli: se fossero insieme agli europei, sarebbero sicuramente molto più forti. Ma confido nel fatto che gli ucraini sappiano difendersi da soli”.

Nel frattempo la follia propagandistica avanza. In una dichiarazione al Financial Times l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del Comitato Militare della Nato, ha dichiarato: “La Nato sta valutando un attacco preventivo contro la Russia in risposta agli attacchi ibridi. Forse dovremmo essere più aggressivi del nostro avversario.

“Stiamo valutando di agire in modo più aggressivo e preventivo, piuttosto che reagire”, ha affermato Dragone.

Secondo l’ammiraglio italiano, l'”attacco preventivo” può essere considerato un'”azione difensiva”. “Tuttavia, questo va oltre il nostro solito modo di pensare e di comportarci”, ha osservato. “Forse dovremmo agire in modo più aggressivo del nostro avversario. Le domande riguardano il quadro giuridico, la giurisdizione: chi lo farà?”.

Il Financial Times cita la missione Baltic Sentry della Nato, che pattuglia il Mar Baltico e ha impedito il ripetersi di incidenti dovuti al taglio dei cavi. “Dall’inizio dell’operazione ‘Baltic Sentry’ non è successo nulla. Questo significa che la deterrenza funziona”, ritiene Dragone. Tuttavia, ha ammesso che uno dei problemi è che i paesi della Nato hanno “molti più vincoli rispetto ai nostri avversari, a causa di etica, leggi e giurisdizione”. “Non voglio dire che questa sia una posizione perdente, ma è più complicata di quella del nostro avversario”, ha valutato l’ammiraglio. “Dobbiamo analizzare a fondo come si ottiene la deterrenza: attraverso azioni di ritorsione o attraverso un attacco preventivo?”, ha concluso il capo del Comitato Militare della Nato.

Ecco, appunto. Chiacchiere buone per la propaganda, per instillare paura e anche per mettere i bastoni fra le ruote ad un possibile processo di pace. Meglio stare zitti, anche perché chi comanda nella Nato, con buona pace dell’ammiraglio Dragone, è Washington.

Immediata la risposta di Mosca. La Russia ha definito le dichiarazioni del più alto ufficiale militare della Nato estremamente irresponsabili e un tentativo di escalation.

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che Mosca considera tali dichiarazioni “un passo estremamente irresponsabile, che indica la volontà dell’alleanza di continuare a spingersi verso un’escalation”. “Vediamo un tentativo deliberato di minare gli sforzi per superare la crisi ucraina”, ha affermato Zakharova. “Chi rilascia tali dichiarazioni dovrebbe essere consapevole dei rischi e delle possibili conseguenze, anche per gli stessi membri dell’alleanza”

Che ci sia anche in Italia chi si è fatto affascinare dalla guerra non v’è dubbio.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha proposto una sorta di leva volontaria, in linea con le iniziative di Francia e di Germania.

La migliore risposta a Crosetto l’ha data il direttore di Limes Lucio Caracciolo, che ha invitato a distinguere tra reale esigenza militare e retorica dell’emergenza. La bozza del disegno di legge, che Crosetto intende presentare nelle prossime settimane, prevede la creazione di una riserva ausiliaria di almeno 10mila unità, con l’obiettivo di arrivare a 30-35mila nel medio periodo. Una forza che integrerebbe gli attuali organici delle Forze Armate, oggi circa 170mila militari in servizio, considerati insufficienti dal ministro per affrontare un contesto internazionale sempre più instabile.

Una vera reintroduzione della leva obbligatoria, spiega Caracciolo, avrebbe implicazioni politiche esplosive.

“Se si dovesse reintrodurre la leva – ha spiegato Caracciolo -, certamente non sarebbe una partita semplice per chi la propone. Il vantaggio del ministro Crosetto rispetto ad altri ministri è che quando parla dice delle cose, ma forse stavolta ha detto delle cose che la sua maggioranza non potrebbe sostenere fino in fondo, figuriamoci l’opposizione. Se ci fosse veramente un obbligo di leva, e non vedo che cos’altro possa significare la leva, allora ci sarebbero sicuramente delle reazioni non esattamente positive in una buona parte dell’elettorato”.

Se Giorgia Meloni vuol farsi del male deve ascoltare Crosetto e Dragone.

Dice saggiamente Lucio Caracciolo: “C’è qualcuno che vuole invadere l’Italia? C’è qualche minaccia alle porte? La minaccia reale in senso stretto oggi io francamente non riesco a vederla. Se la domanda è se i russi vogliono arrivare in Italia, la mia risposta è che credo di no e comunque anche se lo volessero non potrebbero, visto che sono ancora a mezzo Donbass”.

Quindi piantiamola con la retorica propagandistica del riarmo, della leva, delle azioni preventive della Nato contro la Russia.

Tutto questo bailamme appartiene alla propaganda della paura, che è l’emozione più diffusa e più facilmente manipolabile.

Dica Giorgia Meloni se condivide le logiche di Crosetto e di Dragone, perché l’elettorato ne dovrà tenere conto.

 Aumentare la deterrenza è una necessità, ma oggi non si fa con la leva, ma con la tecnologia. Il resto è chiacchiera propagandistica guerrafondaia che il popolo italiano, nel segreto dell’urna, saprà combattere a dovere.

Mentre c’è chi gioca alla guerra e chi dichiara che l’Unione Europea è inesistente, oggi Putin riceve l’inviato Usa Steve Witkoff al Cremlino per discutere il piano di pace per l’Ucraina. Lo ha riferito la presidenza russa, citata da Ria Novosti.

Volodymyr Zelensky ha sottolineato l’importanza del dialogo costruttivo durante i negoziati tra le delegazioni ucraina e statunitense, svoltisi domenica in Florida, secondo quanto riporta Ukrinform che cita un messaggio del presidente sul suo account Telegram: “Oggi, a seguito del lavoro dei team negli Stati Uniti, il capo della delegazione ucraina Rustem Umerov ha riferito sui principali parametri del dialogo, sui suoi punti salienti e su alcuni risultati preliminari”. Per il presidente ucraino, “è importante che i colloqui siano stati costruttivi e che tutte le questioni affrontate durante gli incontri siano state discusse apertamente e con l’obiettivo di garantire la sovranità e gli interessi nazionali dell’Ucraina”. Zelensky ha poi espresso “gratitudine agli Stati Uniti, alla squadra di Trump e al presidente degli Stati Uniti personalmente per il tempo investito così intensamente nella definizione dei passi per porre fine alla guerra”. “Continueremo a lavorare – ha aggiunto -. Attendo con ansia di ricevere un rapporto completo dal nostro team durante un incontro personale”.

Nel frattempo la guerra continua.

Secondo l’analisi dell’agenzia France-Presse (Afp) sui dati forniti dallo statunitense Institute for the Study of War (Isw), che collabora con il Critical Threats Project (Ctp), nel mese di novembre l’esercito russo ha compiuto la più grande avanzata sul fronte ucraino da un anno a questa parte. In un mese, la Russia ha conquistato 701 km2 agli ucraini, la seconda avanzata più importante dopo quella del novembre 2024 (725 km2), al di fuori dei primi mesi di guerra nella primavera del 2022, quando la linea del fronte era molto mobile. Alla fine di novembre, l’esercito russo occupava il 19,3% del territorio ucraino. Circa il 7%, la Crimea e alcune zone del Donbass, erano già controllate da Mosca prima dell’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022. La superficie dei territori conquistati comprende le zone controllate dalla Russia, secondo Kiev e gli osservatori militari, nonché quelle rivendicate dall’esercito di Mosca. Dall’inizio dell’anno, la Russia ha guadagnato quasi 5400 km2 di terreno in Ucraina, quasi 2000 km2 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A novembre, tuttavia, l’avanzata russa ha continuato a rallentare nella regione di Donetsk, epicentro dei combattimenti tra le due parti e la cui cessione da Kiev a Mosca era prevista nel piano originale degli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Mosca ha guadagnato circa 130 km² il mese scorso, contro più del doppio in media negli altri mesi dell’anno, in questa regione dell’Ucraina orientale che il Cremlino controlla ormai per oltre l’81%. Lì, le truppe di Mosca stanno attualmente combattendo, tra l’altro, per la conquista della città di Pokrovsk, una posizione chiave la cui perdita comprometterebbe in modo significativo le difese e la logistica ucraine. È invece nella regione di Zaporizhzhia (sud) che le forze russe hanno compiuto i maggiori progressi a novembre, guadagnando 272 km2, quanto nei quattro mesi precedenti messi insieme, mentre nella regione di Dnipropetrovsk (centro-est) hanno conquistato quasi 200 km2 di terreno. 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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