Home Opinioni LA SINDACA E LE LEZIONI DI SESSO A TRE ANNI

LA SINDACA E LE LEZIONI DI SESSO A TRE ANNI

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 Si torna a parlare di sesso e di teorie gender nelle scuole, ma questa volta si è passato il segno. La neosindaca di Genova, Silvia Salis, dopo aver messo da parte 160 mila Euro dei contribuenti genovesi per bonificarli a un esperto in questioni LGBT, che ringrazia per il favore ricevuto, ha annunciato di voler introdurre, a partire da gennaio, corsi di «educazione sesso-affettiva» per i bambini della scuola materna. La decisione si pone in aperto contrasto con le direttive del Ministero dell’Istruzione, che escludono categoricamente tale possibilità, consentendola soltanto a partire dalla scuola media. Ma la rampante sindaca, a quanto pare, se ne fotte.

Mi auguro che questa donna faccia sì che tale pratica possa imporsi soltanto a quei bambini di 3-6 anni i cui genitori saranno così incoscienti da accettarla, senza preoccuparsi se un domani i propri figli faranno fatica a riconoscersi nel proprio sesso e a identificare quello degli altri. Diversamente, anche considerando la violazione delle direttive del ministero, potrebbe configurarsi il reato di violenza privata.

Va citata una interessante nota di colore. Silvia Salis è dal novembre 2020 sposata con il regista Fausto Brizzi, il Weinstein italiano che nel 2019 fu letteralmente massacrato dalle Iene in pieno delirio me too. Amico di Matteo Renzi e assiduo frequentatore della Leopolda, era solito invitare aspiranti attrici nelle sue dimore per uno scambio di vedute sul cinema.

Vennero fuori dettagli a dir poco imbarazzanti sulla condotta di Brizzi, che però il GIP di Roma non ritenne configurassero tecnicamente uno stupro, in quanto «mera esplicazione di un interesse fisico e sessuale». Anche perché quasi tutti i fatti denunciati dalle vittime risultarono retrodatati rispetto ai proverbiali sei mesi di tempo per sporgere denuncia. Presentazione via whatsapp con invio di foto del culo, massaggi non richiesti, repentini smanacciamenti, onanismo esibizionistico, profonda e ostentata ammirazione per Marlon Brando, non come attore, ma per le 50 milioni di donne che ogni giorno si masturbavano per lui.

Brizzi negò categoricamente quanto raccontato da quindici ragazze, poi divulgato dalla trasmissione di Italia1. Ma si guardò bene dal denunciare Le Iene per diffamazione.

Non si può non sorridere di fronte alla curiosa circostanza che oggi la moglie di uno così, in qualità di sindaco, imponga a bambini di 3-6 anni la propria idea di «educazione sesso-affettiva». Mala tempora currunt.

 

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  • Redazione

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