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RIVOLUZIONE, DALLA UE ALLA EUROPA DEL WEST

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​Una proposta
​Andiamo al cuore del problema. L’​ impresa della Guerra in Ucraina è stato ​prima un errore clamoroso e poi un tragicomico fallimento dell’ Occidente.

Un fallimento degli Usa (democratici e repubblicani), un fallimento del fantasma ​dell’ Unione Europea, un fallimento delle previsioni grottesche di Centri Studi e intellettuali Occidentali che proclamavano la fine politica ieri della Russia e di Putin domani mattina, ​il fallimento di un’operazione militare complessivamente crollata, e un non minore tragicomico fallimento dell’ inossidabile Armata Russa, ridotta a trascinarsi nel fango e nel niente per tre interi anni , in un crescendo di ​morti, di vuota propaganda e di​ grotteschi proclami.
Difendere questo recente passato – per ciascuno e per tutti – equivale a difendere l’indifendibile, a difendere il Fallimento. ​La tragedia Ucraina trova affinità solo nella tragedia politico-militare della Prima guerra mondiale. L’ inutile strage.
In questa generalizzata Ombra Cupa si staglia tuttavia, con nettezza, il profilo di un ​solo e unico vero, specifico cadavere politico. Netto e inconfondibile, oltre gli stessi cadaveri e lo stesso campo lordo di sangue. Un cadavere politico che non è ​quello di Obama, o Biden, o il sistema Usa, o Trump, o l’ Ucraina, o Zelensky, o la Russia, o Putin. Questo cadavere politico è, assai semplicemente, uno e uno solo: l’Unione Europea.
L’Unione che non ha fatto nulla​ nè prima, nè durante, nè dopo la guerra se mai finirà. L’ Unione che non ha detto nulla. Che non ha contato nulla. Che ha iniziato questa avventura nel Nulla e la sta finendo nel meno ancora di Nulla. L’Unione che ha esordito questa penosa avventura con il gasdotto North-Stream con il quale si è consegnata a​lla subalternità a Putin, e conclude questa penosa avventura facendosi ricordare da Trump che il vecchio continente è ancora lì a pietire e commerciare con ​un po’ di petrolio di Mosca.
Da questa guerra, forse, si riprenderà una parte politica negli Usa, o una certa Ucraina con o senza Zelensky, forse persino una certa Russia, ciascuna appesa a qualche flebile certezza. Ma non si riprenderà alcuna Unione Europea: appesa al Nulla del proprio Vuoto, vagando nella nebbia d​i un assoluto e definitivo Oblio.
La tragedia è lampante, ci sta davanti agli occhi: inguardabile dopo decenni di vuota demagogia, l’ Europa diventa a noi stessi insopportabile, in​accettabile se abbandonata ​ora dagli Usa ed esposta ​adesso alla minaccia dell’ imperialismo russo.
Non è accettabile un’ Europa che non può più affidarsi ad alcuno degli schemi che l’hanno protetta e garantita dal 1945 a oggi. Non ha più alcuna utilità un’ Europa ​totalmente sguarnita da​l feticcio della UE e dalla propria inconsistenza. Non ha alcun futuro un’ Europa ridotta – cosi come è oggi – a vero e proprio Non Senso​ politico e militare.
Che fare? Prendere in mano il proprio destino, o almeno provare a farlo.
Certo: occorre coraggio. E decisione. E tempi stretti, strettissimi. Ma non c’è altra strada : rimanere sulla strada già battuta, sulla strada del ​nulla, sarebbe l’ultima delle illusioni, forse quella fatale.
L’ Europa può salvarsi solo se è capace di andare oltre la UE. Se è in grado di scuotersi di dosso questo catafalco, di non più dipendere da questo Monumento al Nulla che la lega ed imprigiona.
Da UE a WE. Da finta Unione Europea a Western Europe, o se preferite a We e punto.
We come Noi. Noi che decidiamo di essere e di farla​, questa nuova Europa. Intanto, qui e subito , con una forte alleanza militare fra Noi : fra i quattro partner europei chiamati a siglare un’ Alleanza Militare strategica che lega insieme le sorti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia dinnanzi alle minacce di ogni potenza esterna, a cominciare dalla Russia.
Un’alleanza militare, dotata di forza di dissuasione nucleare, che si misuri con la prospettiva di poter quanto prima prescindere dagli Usa e capace di aggregare – attorno al nocciolo duro dei 4 paesi promotori, i tanti altri Paesi dell’ Est, del Nord e del Sud Europa che vedrebbero questo nuovo soggetto, questa alleanza strategica come il proprio interlocutore e partner ​privilegiato.
WE è un progetto non contro la UE ma semplicemente oltre la UE, dopo la UE.
Un progetto che consegna al passato le polemiche sulla Brexit ormai sepolte dalla storia, e chiude in un cassetto le Enciclopedie di discorsi inutili su altrettanto inutili istituzioni europee. WE sarebbe un progetto reale e pragmatico , apparentemente minimalista come lo fu la Comunità del Carbone e dell’ Acciaio, ma capace di dire al mondo che ​il cuore dell’ Europa​, che la sua memoria storica sa armarsi e difendersi non contro alcuno ma per sè stessa, e che ha chiaro dove e quali siano i pericoli che sono ad Est così come a Sud del nostro continente , nei nostri cieli così come nei nostri mari​, siano essi il Baltico o il Mediterraneo.
E l’ Italia, in questo progetto? Certo: l’ Italia non ha la stessa forza di alcuno degli altri tre partners indispensabili a promuoverlo, a nutrirlo di gambe, potenza, intelligenza. Ma il suo ruolo antico di Culla e Madre d’Europa e la sua collocazione geopolitica unica al cuore del continente e protesa al centro del suo mare come nessun altro a guardare l’ Africa e il Medio Oriente, ne fanno un elemento ​indispensabile e un soggetto fondatore al pari di ogni altro.
Sarebbe nostro onere, ma anche nostro onore, farcene quanto prima promotori.

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  • Redazione

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