
«L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
E’ l’articolo 1 della Costituzione italiana. Quel che a prima vista può apparire come un’espressione roboante, è in realtà il frutto della volontà di rompere definitivamente, nella maniera più netta, con il passato. Per assecondare un pazzo, Mussolini trascinava l’Italia in una guerra le cui rovinose conseguenze le avremmo pagate per decenni. La stessa idea tradizionale di Stato vacillò. E i padri costituenti adottarono una formula che ponesse in primo piano non più lo Stato, come nel fascismo. Ad essere sovrano non sarebbe stato il Parlamento, ma chi lo elegge. Di qui la formula «La sovranità appartiene al popolo».
Nelle prime elezioni politiche si recò alle urne il 93% degli aventi diritto. Era il 1948 e per la prima volta votarono anche le donne. L’entusiasmo del corpo elettorale nel voler esercitare la propria sovranità si manifestò in termini pressoché identici nei decenni successivi. La stessa affluenza si registrò anche in occasione delle prime elezioni regionali. Correva l’anno 1970.
Con l’inizio del nuovo millennio l’interesse degli elettori incominciò a scemare, facendo segnare le prime considerevoli flessioni. Alle regionali del 2015 l’affluenza scese pericolosamente verso il 50%. In netto declino anche la partecipazione alle politiche: in quelle del 2022, per la prima volta nella storia della Repubblica alle urne si recò meno dei due terzi degli aventi diritto.
Fino all’annus horribilis, che è quello corrente. Le ultime regionali hanno registrato una partecipazione di poco superiore al 40%.
Sappiamo che la legge del quorum vale soltanto per il referendum, che è notoriamente un istituto di democrazia diretta. Ma se è il popolo, e soltanto il popolo attraverso il corpo elettorale, ad essere sovrano, ha senso parlare di esercizio della sovranità quando alle urne si reca il 40% degli aventi diritto?
No, non ha senso. E di fronte agli ultimi sconcertanti dati sull’affluenza, il trionfalismo ostentato da alcuni vincitori ha un che di satirico. Dovrebbero tutti imparare da Pirro, che dopo aver sconfitto i Romani nella battaglia di Eraclea esclamò: un’altra vittoria così e siamo rovinati.





