Questa alla quale stiamo assistendo è diventata una fiction da molte puntate. Con una alternanza di ciascun soggetto ad essere il buono e la volta successiva il cattivo.
Ovvero un giorno vittima ed un giorno carnefice.
Benvenuti nella commedia all’italiana dove la logica è umorale; la prova di ciò che si dice un optional; la diffamazione libera perché c’è “libertà di stampa”: ma anche libertà di commenti – che si ammantano di “giudizio politico” – sui social, sui post, sui messaggini. Spacciando sospetti e finte verità per certezze, menzogne dalle quali è impossibile fare marcia indietro, come per ogni calunnia. San Filippo Neri lo insegnava.
La teoria del complotto si contrappone alla teoria della deriva democratica. Si va oltre la falsità dei falsi sillogismi. Si inventa la “ certezza politica”, indiscutibile perché c’è libertà di opinione.
Tranne poi negarti il contraddittorio. Il gioco è biunivoco e nasconde un vuoto di idee che sarebbe grottesco se non ci togliesse speranze; e dunque è un dramma, perché questo gioco, in fondo, riesce nel suo intento: il vuoto non si vede.
Si grida “Al lupo” anche quando il pollaio è vuoto. Prima l’indignazione, poi il risentimento, poi l’odio e su tutto la sabbia finale.
Nessuna ricerca di prove, il sospetto che aleggia all’infinito, la lotta politica trasformata in rissa. Ed invece spesso una radice di verità c’è. Ma ci si rifiuta di verificarla.
Ho letto questa riflessione: «L’ironia è sprecata: ciò che dovrebbe far ridere, ormai, detta l’agenda politica». Esatto. Come pure: Ho letto un titolo fulminante; Dal “de bello gallico” al “de bello galli”, che non sanno di essere in realtà polli: di Renzo.




