
Forse è giunto il momento di riflettere e riconsiderare le svolte strategiche di politica estera del tanto vituperato Silvio Berlusconi su molti temi oggi di grande attualità. Centrale quello riguardante la politica energetica ed in particolare il rapporto che Berlusconi intratteneva con la Russia di Putin e quello in contemporanea con la Libia di Gheddafi.
Fare un esame di realtà oggi di fronte al delinearsi di profili geopolitici strategici per il futuro significa prendere coscienza che è obbligatorio dire addio al primato della fatua propaganda per osservare con occhi di verità che nella sacca senza via d’uscita non ci sono solo i poveri militari ucraini di Zelensky ma anche il prolungamento della sacca riguardante tutta la UE a guida Ursula Von der Leyen, con tutta la ciurma di 30 mila burocrati .
L’Unione europea sta forse affrontando una crisi esistenziale? La risposta onesta è si!
In questo momento, il blocco sembra sempre meno una potenza globale e sempre più un puro e semplice slogan politico, che per coprirsi si richiama ad una cultura di guerra.
Atto disperato: con la Francia che da sola ha bruciato quattro primi ministri in un solo anno, e probabilmente ne brucerà altri a breve.
Ma questo caos non è casuale; è il culmine di decenni di decadenza, divisione e cattiva gestione economica, che ora ribolle ed esce dalla pentola.
A parlare in modo franco e diretto di questa tragica situazione dei paesi europei e della struttura degenerata della Ue di Ursula Von der Leyne è il prof GuyTurner, insigne studioso osservatore di dinamiche di sviluppo Eeropee e di geopolitica.
Ecco perché di questi tempi serve analizzare il motivo per cui l’Europa ha dimenticato come crescere: questione strettamente legata al come il percorso e il modello in cui l’euro è stato progettato sta facendo a pezzi l’unione e cosa significa tutto questo per i mercati e per tutte le persone abitanti i 27 paesi europei.
Gli effetti prodotti dall’entrata in vigore del WTO ha prodotto un terremoto di larga portata dove i risultati hanno devastato sistemi economici, produttivi e di elementi di geopolitica fino a ieri poco considerati.
Le risposte diversificate hanno posto l’Europa in posizione di marcata marginalità oggettiva.
Gli Stati Uniti e la Cina hanno scelto lo stimolo e hanno riacceso le loro economie.
L’Europa, d’altra parte, ha continuato a scegliere invece l’austerità, guidata dall’ossessione della Germania tradotto in zero nero, vale a dire la politica di nuovo “debito zero. “
Quasi due decenni dopo, quella scelta è ora vista come uno dei più grandi atti di autosabotaggio economico della storia moderna.
“L’Europa è diventata un gigante invecchiato, intrappolato in un lento e doloroso declino”. Al centro di questo declino c’è una semplice verità: l’Europa ha dimenticato come crescere. La produttività si è appiattita, l’innovazione si è bloccata tanto nel privato quanto nel settore dei servizi di pubblica utilità. Negli ultimi 50 anni, non è stata costruita da zero una sola azienda europea con un valore superiore a 100 miliardi di euro.
Tornando al tema centrale, vediamo che i mercati obbligazionari europei lampeggiano in rosso e i politici cercano di accaparrarsi una sedia prima che la musica smetta di suonare.
Sono molti i politici che, smemorati, disgiungono il modello che con la scelta di Bad Godesber ha prodotto il moderno welfare coniugato con il mercato e la tutela delle regole di partecipazione democratica .
E così che si fa prevalere il richiamo al “brand socialistà” come l’atto spudorato di un trasformismo politico scellerato. Nel frattempo, circa 100 milioni di europei rischiano di cadere nella povertà.
L’Europa non controlla le proprie fonti energetiche. Si è inventata il Green Deal come strumento funzionale al suicidio; ha ceduto sovranità monetaria, legami e vincoli che si traducono nell’ impossibilita di stare nel gioco della nuova visione della geopolitica mondiale. Le sue tradizionali élite sono allineate con interessi extra-europei e sostanzialmente corporativi e finiscono tutti le loro carriere nelle grandi banche di investimento.
È la logica degli “ottimati” maggiordomi che operano in una logica di “interessi coloniali” ben visibili.
Oggi questo è un gioco palesemente scoperto che mette sostanzialmente fuori gioco in primis il mondo del lavoro. Si potrebbe ben osservare come Maurizio Landini in realtà rappresenti con i suoi scioperi generali in automatico l’immagine politica della marginalità e dell’impotenza alla pari con la presidente della Ue Ursula Von der Leyen.





