Home Politica L’ELEZIONE DI MAMDANI APRE UNA QUESTIONE EBRAICA NEGLI USA

L’ELEZIONE DI MAMDANI APRE UNA QUESTIONE EBRAICA NEGLI USA

0

L’elezione di Zohran Mamdani, 34enne democratico socialista di origine ugandese e musulmana, come primo sindaco musulmano della storia di New York City ha scatenato un dibattito acceso e profondamente divisivo all’interno della comunità ebraica statunitense.

New York ospita la più grande popolazione ebraica fuori da Israele (oltre 1,1 milioni di persone), rendendo questa elezione un “referendum” su temi come l’antisemitismo, la sicurezza ebraica e le posizioni pro-palestinesi di Mamdani, che ha accusato Israele di “genocidio” a Gaza, difeso slogan come “globalizzare l’intifada” e rifiutato di riconoscere Israele come Stato ebraico.

Le reazioni variano da allarmi estremi e appelli all’emigrazione verso Israele (aliyah) a un sostegno entusiasta da parte di frange progressiste, che vedono in Mamdani un alleato contro l’Islamofobia e per la giustizia sociale.

La maggioranza della comunità ebraica mainstream ha espresso timori per un aumento dell’antisemitismo e per l’impatto sulle politiche locali (ad esempio, educazione, proteste pro-Palestina e relazioni con Israele). Exit poll indicano che solo il 30-37% degli ebrei newyorkesi ha votato per Mamdani, con percentuali vicine allo 0% nei quartieri hasidici come Borough Park.

Organizzazioni come l’Anti-Defamation League (ADL), l’American Jewish Committee (AJC) e la UJA-Federation of New York hanno emesso dichiarazioni congiunte senza congratulazioni, definendo le posizioni di Mamdani “fondamentalmente in contrasto con i valori più cari della nostra comunità” e annunciando un “monitoraggio” delle sue politiche e nomine.

Oltre 1.100 rabbini hanno firmato una lettera aperta definendolo “un pericolo per la sicurezza della comunità ebraica di New York”. Rabbi Elliot Cosgrove (Park Avenue Synagogue) lo ha descritto come una “minaccia diretta”, mentre Rabbi Diana Fersko ha criticato la sua retorica come “preoccupante” per il rischio di violenza. Appelli all’emigrazione: Leader israeliani come il ministro Amichai Chikli (Diaspora Affairs) e Itamar Ben-Gvir (Sicurezza Nazionale) hanno invitato gli ebrei newyorkesi a fare aliyah, definendo l’elezione un “punto di svolta critico” e Mamdani un “sostenitore di Hamas”.

Il console israeliano a New York, Ofir Akunis, ha parlato di “minaccia immediata” alle sinagoghe.

Il commissario ai pompieri Robert Tucker (ebraico) si è dimesso il giorno dopo, citando le posizioni su Israele.

Circa un terzo degli ebrei (soprattutto giovani sotto i 30 anni e progressisti) ha sostenuto Mamdani, vedendo nelle sue critiche a Israele un’estensione dei valori ebraici di giustizia e tikkun olam (riparare il mondo).

Gruppi come IfNotNow e Bend the Arc hanno celebrato la vittoria come una “resistenza all’Islamofobia” e un rifiuto della “strumentalizzazione dell’antisemitismo” da parte di oppositori come Trump e Cuomo.

Una lettera di oltre 250 rabbini ha difeso Mamdani, affermando che il suo sostegno alla “autodeterminazione palestinese” deriva da “convinzioni morali profonde” e che “la sicurezza ebraica non può basarsi sulla vulnerabilità musulmana”. Figure come Ruth Messinger e rabbini di sinagoghe progressiste lo hanno sostenuto.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui