
di Eugenio Baresi*
Nel calcio, come in qualsiasi diversa attività, se fai più errori che giusti interventi… stai in panchina… e poi vai fuori squadra.
Nella magistratura non è così.
Un esempio, senza nomi per non fare inutile propaganda, ma con cifre e dati incontrovertibilmente veri che riguardano uno dei più accesi accusatori della riforma della giustizia.
I dati pubblici sulle operazioni di una notissima DDA riferiti ai soli procedimenti per i quali è già intervenuta almeno una sentenza di primo grado, riportano che su 1121 persone arrestate ben 423 sono assolte.
Una percentuale del 37,4% di ingiusta detenzione.
Una incredibilmente enorme percentuale!
La media percentuale annua di persone sottoposte a misure cautelari e poi assolte in Italia è pari a circa il 10%.
Comunque abnorme.
Dunque in quella DDA siamo al respingimento delle motivazioni di arresto circa quattro volte superiore alla media nazionale.
Immaginarsi la vita rovinata perché c’è uno che bellamente ti incarcera, sbagliando, non credo piacerebbe a nessuno… anche agli ossequiosi “democratici”…
Fatto ancor più grave che avviene con il plaudente sostegno della cosiddetta informazione che gode nel raccontare delle “retate”… salvo poi colpevolmente e volutamente dimenticarsi che sono delle persone in carne ed ossa, che hanno subito la violenza di una ingiusta carcerazione oltre che subito l’insulto del loro nome diffuso come fossero delinquenti accertati.
Invece sono persone ingiustamente distrutte!
In vero mi pare delinquenziale che simili somme di errori non portino ad alcuna conseguenza.
Poi se vogliamo interessarci genericamente al popolo italiano vale ricordare che tutte queste ingiuste detenzioni hanno un costo nel pur modesto risarcimento che lo Stato concede alle vittime dell’ingiustizia della giustizia… in breve i danni causati da quella sfilza di errori li pagano i cittadini italiani.
Solo che le retate con numerosi arresti fanno notizia e fanno carriera.
Infatti poi essendo noto, e ovviamente ben messo nelle correnti della magistratura vieni promosso a sede più prestigiosa oltre che protagonista televisivo nella democratica difesa della “Costituzione”.
Il meccanismo perverso appena descritto la riforma della giustizia lo blocca.
Banalmente perché i componenti il Consiglio superiore della magistratura sono sorteggiati e non più eletti sulla base delle indicazioni delle correnti.
Banalmente si toglie l’oppressione del controllo da parte delle correnti.
Banalmente i singoli magistrati non devono rispondere ai capi corrente, ma alla valutazione del loro operato.
Banalmente gli inquirenti ed i giudici sono sottoposti non ad un unico e comune organo di “controllo e promozione”, ma ognuno ha il suo con evidente libertà e mancanza di condizionamento.
Con la riforma anche per i magistrati potrebbe finalmente avvenire quello che esattamente la Costituzione recita all’articolo 3.
Ma che strana notizia!
*ex parlamentare democristiano. Segretario della Commissione Stragi





