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LA CINA E IL MONOPOLIO DELLE TERRE RARE

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Tutti oggi in Europa si preoccupano delle restrizioni che la Cina ha imposto sulle terre rare, ma non ci s’interroga abbastanza sul fatto che c’è stato in passato qualcuno che ha permesso alla Cina di ottenere questi risultati nel momento in cui gli è stato consentito di essere ammessa nel Wto con le sue regole. 

In primis c’è da dire che la Cina ha investito molto in infrastrutture per la lavorazione di questi minerali, riducendo i costi e inoltre il Governo cinese ha erogato contributi pubblici alle aziende di questo settore.

Negli ultimi trenta anni molte aziende industriali hanno de localizzato in Cina le attività di raffinazione di terre rare per aggirare norme ambientali nei loro paesi. L’insieme di queste situazioni ha determinato il successo e la posizione dominante nella produzione di questi importanti minerali che occorrono per fabbricare prodotti ad alta tecnologia e innovazione. Oggi l’Occidente si rammarica e si lamenta con la Cina ma occorre ricordare che cinquanta anni fa gli americani hanno iniziato a de localizzare in Cina per far concorrenza a noi europei, che a loro volta hanno cominciato a de localizzare nei paesi low cost. Le terre rare sono utilizzate per realizzare laser, catalizzatori, fosfori, magneti permanenti.

In particolare i magneti permanenti sono importanti per la produzione di Smartphone, tablet, laptop e computer. Nell’industria sono utilizzati per produrre sensori e sistemi di movimentazione. Nell’industria aerospaziale sono utilizzati nei sistemi di navigazione nei motori elettrici per satelliti. Nella medicina sono utilizzati per la risonanza magnetica. Nelle energie rinnovabili i magneti sono utilizzati nelle turbine eoliche e generatori di energia idroelettrica. Nell’industria delle auto si usano i magneti per i motori elettrici e ibridi, sistemi di frenata e sensori. Nell’ambito delle tecnologie elettroniche si usano i magneti per gli hard disk, microfoni e cuffiette auricolari.

Dopo aver elencato tutte le produzioni che richiedono l’utilizzo di terre rare, si comprende il disastro geopolitico commesso dai paesi occidentali e i suoi decision maker nel non aver saputo prevedere le conseguenze di aver aiutato la Cina a diventare la superpotenza economica che è oggi in grado di tenere sotto scacco il mondo intero. E’ pur vero che se oggi da un lato la Cina detiene il monopolio di terre rare, non ha alcune tecnologie nel campo di chip di ultima generazione brevettati negli Usa. Oggi la Cina ha la necessità di mantenere il Pil a una percentuale non inferiore al 5% altrimenti non riuscirebbe ad assorbire gli undici milioni di giovani che ogni anno devono entrare nel mondo del lavoro dopo gli studi. In Occidente non abbiamo tenuto conto di ciò che Napoleone predisse a proposito della Cina: “lasciate dormire la Cina, poichè al suo risveglio il mondo tremerà”.

Le parole che il Presidente cinese ha pronunciato nell’ultima conferenza internazionale non ci convincono. Egli sostiene che la Cina promuove la cooperazione internazionale e la globalizzazione per la risoluzione pacifica dei conflitti e dice che la Cina si prefigge di diventare una forza stabilizzatrice nel mondo per lo sviluppo e la pace globale. Queste affermazioni nel caso del conflitto russo-ucraino sono in contraddizione con la realtà dei fatti ovvero che la Cina sta aiutando con le importazioni di petrolio la Russia che è il paese aggressore.

Le sanzioni che l’ Europa ha applicato alla Russia non hanno avuto gli effetti desiderati e Trump, resosi conto che la situazione si è aggravata, ha iniziato ad imporre dazi alla Cina, la quale per reagire ha imposto restrizioni all’export di terre rare.

La Presidente dell’UE sta lavorando per porre fine alla dipendenza dalla Cina di terre rare, ma è in netto ritardo rispetto alle criticità emerse in questi periodi di restrizioni da parte del Dragone. Si denota una mancanza di programmazione nel prevedere soluzioni alternative con una certa dose d’improvvisazione da parte della Commissione europea e in un certo senso ammiro la capacità dell’amministrazione cinese nel programmare il suo futuro, con dei piani che guardano a lungo termine senza lasciare nulla al caso.  Le Nazioni dalle quali ci si potrebbe approvvigionare sono Ucraina, Australia, Canada, Kazakistan, Uzbekistan, Cile e Groenlandia (Danimarca). Il nuovo programma su cui sta lavorando la Presidente si chiama Re source EU e si pone l’obiettivo di incrementare l’indipendenza dell’UE dai paesi produttori di terre rare.

La Presidente della commissione europea sostiene che la prima tappa del percorso deve essere l’economia circolare che punta al riutilizzo dei materiali già esistenti  venduti in Europa e in ultimo vuole imprimere velocità al progetto di investire massicciamente nella produzione e lavorazione di questi minerali.

Sembra che la Presidente della commissione si stia allineando alla linea atlantista del Cancelliere tedesco, in questi periodi in cui si denota un certo deterioramento dei rapporti tra Germania e Cina proprio a causa dell’export di terre rare e alle restrizioni che quest’ultima ha imposto. Il Ministro degli esteri tedesco sostiene che la Cina è una minaccia per la Democrazia.

Per quanto riguarda l’Italia scopriamo che questi minerali si trovano in Piemonte in Sardegna e in Campania, ma purtroppo nel bel paese è tutto bloccato in questo settore per mancanza d’investimenti, eccesso di burocrazia e vincoli ambientali. In Piemonte è presente il Cobalto indispensabile per le batterie elettriche ricaricabili, in Liguria abbiamo il Titanio mentre a Bracciano nel Lazio e in Campania nei Campi Flegrei si trova il litio, quest’ultimo molto richiesto dall’industria nelle nuove tecnologie. Inoltre abbiamo in Italia lo zinco a Gorno a Bergamo, manganese in Toscana e Liguria, tungsteno in Calabria, Sardegna e Alpi orientali, bauxite in Sardegna, fluorite a Silius Cagliari e grafite a Torino, Savona e Sila calabrese. Nonostante tutte queste risorse l’Italia è dipendente completamente dalla Cina.

Ultimamente c’è un’iniziativa che tende a mappare in Italia i luoghi in cui sono presenti le terre rare, ma per competere a livello internazionale ci sono ostacoli tra i quali il reperimento dei fondi necessari per avviare certi progetti e l’assenza di una filiera industriale strutturata per la lavorazione e il trattamento di questi materiali. La Cina è diventata monopolista perché ha iniziato a investire venticinque anni fa in questo settore e il suo unico punto debole è la mancanza di materiale grezzo. Per quanto concerne l’Italia, l’UE ha finanziato dei progetti per il riciclo di materiali che contengono questi minerali e quattro di questi gli sono stati assegnati.

Questi progetti mirano a riciclare magnesio e tungsteno, Litio e Cobalto. I fondi stanziati sono 23 miliardi di euro per quarantasette progetti complessivi in Europa. Nella località di Portovesme si ha l’obiettivo di creare un impianto per rendere di nuovo utilizzabile le batterie al litio esauste. A Ceccano a Frosinone si ha il progetto di creare un impianto per produrre ossidi e carbonati di terre rare tra le quali neudimio, preseodimio e disprosio riciclando magneti esausti. Questi metalli saranno estratti da Hard disk e motori elettrici tramite la tecnica dell’idrometallurgia. A Rosignano di Livorno nascerà un impianto che tratterà il recupero di Palladio, elemento per la produzione di acqua ossigenata come catalizzatore la cui membrana si può utilizzare per creare idrogeno. A Padova si è brevettata una tecnologia per sfruttare le proprietà dell’acqua per trasformare rifiuti in metalli essenziali per la transizione energetica quali rame, nichel, stagno e cromo. Si intende creare un impianto nel 2026 con questa tecnologia (Supercritical Water precipitation) che evita pure la dispersione nell’ambiente di fanghi tossici e metalli.                

 

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  • Redazione

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