
Interessante la riflessione de “Il Riformista”.
La classe media è quella esclusa da ogni bonus (110% a parte: ma faccio a meno di fare polemiche) ed è quella che gode di un welfare limitato e circoscritto. Ma, scrive Raffaele Bonanni, è anche quel ceto che si fa carico delle tasse.
Un solo dato: oltre 110 dei 190 miliardi di Irpef versati allo Stato vengono da chi ha un reddito tra 20 e 54 mila Euro. Da quelli cioè che viene accreditato come ceto medio. Ma per me “media” quella fascia sociale non lo è più: a meno di riferirsi alla definizione di Aristotele – o a quella più moderna di Paolo Sylos Sabini – che per medio intendevano: “chi sta in mezzo” e non il significato di parziale agiatezza. In realtà il proprio benessere, e dunque la propria serenità, il ceto medio italiano l’ha perso a partire dalla grande recessione del 2008. Prima, il 60% degli italiani si collocava spontaneamente nel ceto medio; dopo, la quota è passata al 48%. E prima, il 28% degli italiani si considerava classe sociale bassa o medio bassa; dopo, la percentuale è balzata al 44%.
Qualcuno dice che il declassamento del ceto medio è ormai “un fenomeno strutturale“. Se così fosse davvero, si capisce il perché della fine della Politica con la P maiuscola. La Politica, infatti, quella vera, è mediazione. E nei sistemi democratici la mediazione si consuma – socialmente – sul terreno del ceto medio. «Con un ceto medio “proletarizzato” nessuna mediazione è possibile perché gli esponenti del ceto medio sono dominati dalla frustrazione e dalla rabbia, sentimenti che li allontanano dalla partecipazione politica o li spingono ad aderire a posizioni radicali, quando non populiste». E’ la Fondazione Luigi Einaudi a sostenerlo. Io sottoscrivo convinto.
Eppure è nel ceto medio che pulsa una grande forza vitale di ogni nazione. «È il ceto che investe nell’istruzione, che avvia piccole imprese, che coltiva competenze, che crede nel merito». E’ quello che crede, ancora un po’, nell’ascensore sociale. E dunque è quello che movimenta l’economia. Ma riceve ritorni ormai tutti in negativo. Vi sarebbero commenti da fare sulle manovre finanziarie del Governo (che pure sono un non piccolo sostegno alla credibilità sulla solvibilità del debito e per l’autonomia dalla finanza internazionale) e sul valore del “mattone: ex punti di riferimento ed ora penalizzanti per la middle class. Si aggiunga un carico fiscale e tasse nascoste tra i più alti d’Europa, cresciuto di circa il 12% in trent’anni, servizi pubblici sempre più scadenti e mai “scontati” per essi. Un piccolo disastro sociale, economico e politico.
Da Kamala Harris negli Stati Uniti a Emmanuel Macron in Francia, in tutti i paesi d’Occidente capita che, sotto elezioni, ci si ricordi delle difficoltà del ceto medio e a questi si guardi con particolari speranze e relative promesse elettorali. Di ceto medio hanno parlato ora i ministri economici del governo Meloni e la stessa Meloni a Rimini. Respingendo il sospetto che questo ventili solo una elezione anticipata, la speranza è che non si sia dinanzi ad una nuova “emissione di fiato” senza conseguenze.
Vale per il Governo. Ma vale per l’opposizione. Occorre, oggi più che mai, avere senso dello Stato.. Se cadesse del tutto il rapporto con la classe media, lo scenario sarebbe allarmante. Mi spiego meglio. L’astensionismo è fenomeno della classe media. La radicalizzazione dell’offerta politica nasce dall’atteggiamento della classe media. La crescita della demagogia ne è un frutto. Capisco che è importante “catturare” il voto della middle class: ma sarebbe un errore colossale fare politica solo per evitare che questo avvenga a favore dell’avversario. E dunque, ancora e sempre, ci vuole un progetto ambizioso ma concreto. Che prenda atto degli errori fatti. Che guardi ad una prospettiva che abbia un futuro. Va ricostruita un tessuto politico di “socialdemocrazia”, l’alleanza tra istanze e valori socialisti-cristiani, un lib-lab rivisto alla luce di quanto si sta verificando nel mondo. L’anima stessa dell’occidente. Shanghai parla chiaro. Perciò la domanda di serietà e progettazione vale per il Governo e vale per l’opposizione. Guai a prendere in giro ancora il ceto medio.
«Non sarà con la politica dei bonus che il ceto medio riprenderà il vigore perduto. Ma finché quel vigore, e la conseguente fiducia nel futuro, non verranno ripristinati sarà bene rassegnarci al trionfo dei demagoghi, dei sovranisti, dei populisti». E’ ancora la Fondazione a dirlo. Un critica per in passato, un invito per oggi. Ne “La caduta degli imperi“ gli economisti britannici Heater e Replay hanno attribuito al declassamento dell’allora ceto medio la caduta dell’Impero romano. Mi rivolgo al mio amico Roazzi per conferme. Ma, intanto, oggi questo corrisponderebbe alla crisi strutturale e definitiva dell’Occidente. Abbiamo bisogno del contrario. Lo dico con grande forza.
E mi ritorna alla mente quel “Merito e Bisogno” che questa linea la tracciava. Sarà un sogno: ma che altro ci resta.





