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GAZA, LA CONCRETA UTOPIA DI MAREK HALTER

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“Bisogna pensare a una nuova formula, un po’ come quella Svizzera, fatta di tre cantoni, tre lingue, tre governi. Qui si tratterebbe di un’unione tra Israele, Palestina e Giordania. Con Gerusalemme capitale…Certo, ci vogliono molti sforzi. Servono persone forti per una cosa simile…”.
(Marek Halter, “La Stampa” 19 agosto 2025)
Marek Halter, scrittore ebreo polacco, figlio di una poetessa yiddish e un tipografo. Nel 1940 fuggono dal ghetto di Varsavia, si rifugiano in Ucraina; al loro arrivo, una pattuglia di soldati sovietici li arresta. Vengono trasferiti a Mosca. Dopo l’invasione dell’ Unione Sovietica da parte della Germania nazista il 22 giugno 1941, gli Halter sono evacuati a Kokand, nella Repubblica socialista sovietica dell’Uzbekistan. La sorella Bénérice muore di fame, i genitori di Marek si ammalano.
Nel 1946, all’età di 10 anni, Marek torna in Polonia, dove resterà con la famiglia fino alla sua partenza per Parigi nel 1950. A quindici anni lavora con l’attore teatrale e mimo francese Marcel Marceau. È ammesso alla scuola nazionale delle Belle Arti. La sua prima esposizione di pittura è organizzata nel 1955 a Buenos Aires dove rimane due anni. Nel 1957 torna in Francia. Pubblica numerosi articoli in favore dei diritti umani e milita attivamente per la difesa di alcune grandi cause sociali e politiche. Si oppone alle derive del razzismo, dell’antisemitismo e milita in favore della pace in Medio Oriente.
Nel 1967 fonda il Comitato Internazionale per la Pace negoziata in Medio Oriente ed è l’artefice dei primi incontri tra leader israeliani e palestinesi. Nel 1968 fonda la rivista “Elementi” che sarà diretta da sua moglie Clara. È la prima rivista alla quale collaborano al tempo stesso israeliani e palestinesi. Nel 1972, dà vita ad un comitato per la liberazione dello scrittore ebreo sovietico Eduard Kuznetsov e lancia numerose campagne internazionali in favore degli ebrei dell’URSS Nel 1976 pubblica il suo primo libro, “Il folle e i re” (Prix Aujourd’hui) nel quale racconta le sue esperienze in Medio Oriente. Nel 1981, promuove un comitato Radio-Kabul libera. Nel 1982 è eletto presidente dell’Istituto Andrei Sakharov. Nel 1984, preoccupato dall’aumento del razzismo e dell’antisemitismo in Francia, crea con un gruppo di giovani il movimento “SOS racisme”. Dopo sei anni di ricerche, completa il romanzo “Abraham”, pubblicato in Francia nel 1983. Il libro ottiene in Francia il Premio Livre Inter e resta per otto settimane nella lista dei best seller stilata dal “New York Times”. Nel 1992, essendo amico di Yitzhak Rabin, Shimon Peres e Yasser Arafat partecipa attivamente all’organizzazione degli incontri segreti tra israeliani e palestinesi, dapprima a Parigi, poi ad Oslo. Nel 1994, realizza il suo film “I Giusti”, che apre nel 1995 il Festival del cinema di Berlino.
Nel 1986 è tra quanti raccolgono l’appello del Partito Radicale, “Diecimila iscritti, subito”, e si iscrive appunto al Partito Radicale: “Sono sulla linea del mio amico Marco Pannella”, dichiara a “Radio Radicale”.
Ha pubblicato una ventina di libri, romanzi e saggi. Collabora con più di una decina di testate internazionali, tra cui “Liberation”, “Paris Match”, “Die Welt”, “VDS”, “El Pais”, “The Jerusalem Post”, “The Forward”, “La Repubblica”.
I suoi libri: “Il cabalista di Praga”, “La Regina di Saba”, “La mia Ira”, “Abraham”, “Intrigo a Gerusalemme”, “Perché sono ebreo”, “Il Messia”, “Un uomo, un grido”, “Il folle e i re”, “Argentina Argentina”.

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  • Redazione

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