
La Francia accusa l’Italia di dumping: sono le solite bugie, chi ha truccato i bilanci sono Parigi e Berlino
François Bayrou ha accusato l’Italia di praticare “dumping fiscale”, ma i numeri raccontano tutt’altra storia. Non solo l’Italia non applica politiche fiscali di favore, ma è semmai tra i Paesi penalizzati dalle distorsioni create da altri Stati membri dell’Unione europea.
Partiamo dalla pressione fiscale: secondo Eurostat 2023 la Francia è al 47,5% del PIL, la più alta dell’UE, mentre l’Italia è al 42,9%. Non c’è alcun vantaggio competitivo nascosto. Anzi, il regime forfettario introdotto nel 2016 per attrarre nuovi residenti, che prevedeva una flat tax di 100.000 euro, è stato raddoppiato a 200.000 euro dal governo in carica, rendendolo meno conveniente e smontando l’accusa di dumping.
Dove si trova allora il vero squilibrio? Nei bilanci pubblici e negli aiuti di Stato. Dal marzo 2022 Berlino ha messo sul tavolo 356 miliardi di euro di aiuti pubblici alle proprie imprese, Parigi 162 miliardi. L’Italia si è fermata a 51 miliardi, meno di un sesto della Germania. Una sproporzione che ha alterato pesantemente la concorrenza, favorendo i campioni industriali tedeschi e francesi rispetto ai competitor europei.
A ciò va aggiunta la gestione energetica. La Germania ha imposto al continente i costi delle proprie scelte miopi sul gas russo, riversando sul resto dell’Europa il prezzo della dipendenza da Mosca. Nel frattempo, Paesi “vassalli” come l’Olanda continuano ad attrarre sedi fiscali di grandi gruppi con aliquote effettive sotto il 15%, sottraendo all’Italia oltre 6 miliardi di gettito ogni anno.
Sul fronte macroeconomico, la Francia mostra un debito pari al 111% del PIL e un deficit al 5,5%, mentre l’Italia – pur con un debito più alto, al 137% – mantiene una bilancia commerciale positiva e un avanzo primario che Parigi non registra. Quanto alla crescita, tra il 2021 e il 2024 l’Italia ha segnato un +8,3%, superiore alla Francia (+6,1%) e alla Germania (+0,8%).
Dunque, prima di parlare di dumping, Parigi e Berlino dovrebbero guardare alle proprie politiche. Sono loro ad aver gonfiato i bilanci pubblici con maxi-aiuti e ad aver condizionato il mercato unico europeo. L’Italia non trucca i conti: subisce le distorsioni create da chi, da anni, detta regole a cui poi è il primo a non attenersi.
Mi auguro che questo tentativo maldestro e patetico sia rigettato dai nostri media.





