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SIMBOLI E ARCHETIPI CHIAVE DELLA COMPRENSIONE

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Nel cuore del simbolo: gli archetipi iniziatici come antidoto al disincanto

Introduzione: Il linguaggio simbolico e la crisi della modernità

Nella temperie intellettuale moderna, dominata dal razionalismo scientista e dal riduzionismo materialista, il simbolismo appare ormai come un relitto arcaico, relegato alle nebbie dell’allegoria religiosa o della superstizione folklorica. Per chi possegga gli strumenti atti a penetrarne la natura autentica, tuttavia, il simbolo si rivela come un veicolo di verità primordiali, una tregua luminosa nel deserto dell’astrazione moderna. Come ha insegnato René Guénon, infatti, il simbolismo tradizionale costituisce il linguaggio più universale che si possa concepire per l’espressione delle verità metafisiche. È precisamente in tale chiave che s’impone un esame del simbolismo massonico tradizionale: non come gioco erudito o residuo folklorico, bensì come grammatica dell’invisibile, portale iniziatico per un’intelligenza metafisica della realtà.

La Loggia come immagine del cosmo: l’architettura sacra dell’Essere

La Loggia massonica, nella sua forma rituale e nella sua disposizione spaziale, rappresenta una microcosmica immagine dell’universo ordinato secondo princìpi intelligibili. Il Tempio è orientato da Oriente a Occidente, in analogia col movimento apparente del Sole e con la tradizione sapienziale che identifica l’Oriente con la fonte della Luce. Le tre Grandi Luci della Loggia – il Volume della Legge Sacra, il Compasso e la Squadra – non sono strumenti astratti: essi costituiscono la triade che manifesta la Legge Cosmica, ove il Compasso allude all’Ordine celeste (il Cielo, il Principio attivo), la Squadra alla misura terrestre (la Terra, il Principio passivo) e il Libro Sacro alla Rivelazione che li “unisce nel Logos”. Il Tempio è costruito “a immagine del Tempio di Salomone”, che a sua volta è una figura dell’universo ordinato secondo la Sapienza divina, ovvero secondo il “Numero, Peso e Misura” di cui parla il Libro della Sapienza: «Tutto hai disposto con misura, numero e peso» (11, 21).

L’atto di costruzione – la medesima Arte Muratoria – è dunque imitazione dell’Opera Divina, ove l’adepto si fa coadiutore del Demiurgo, come l’architetto platonico del Timeo. Ogni pietra squadrata, ogni colonna eretta, ogni cordone ornato di nodi e fiori stilizzati allude a un’armonia preesistente, un archetipo celeste da rendere tangibile. La Loggia, in quanto area sacra, si configura quindi come una immagine sensibile del Mondo Intelligibile, una icona metafisica, radicalmente incompatibile con l’orizzontalismo empirista della scienza profana.

Simbolismo degli strumenti e ascesa iniziatica: dalla pietra grezza alla pietra cubica

I principali strumenti rituali dell’Apprendista e del Compagno – la Leva, la Squadra, il Compasso, il Filo a Piombo, il Martello e lo Scalpello – rappresentano proiezioni simboliche di qualità e funzioni interiori. La Pietra Grezza, che l’Apprendista è tenuto a sgrossare, non è altro che l’ego ancora informe, l’uomo naturale nel suo stato caotico e privo di orientamento trascendente. La squadratura della pietra, nella Tradizione, equivale all’integrazione dell’anima con i princìpi eterni, all’armonizzazione dell’individuale con l’universale. In tal senso, l’intero itinerario iniziatico costituisce un processo alchemico volto alla trasformazione della materia inferiore in oro spirituale; metafora che non può essere compresa se non all’interno di una ontologia qualitativa, antitetica alla ontologia quantitativa delle scienze moderne.

Il Compagno, operando la squadratura perfetta, tende alla Pietra Cubica a Punta, che nei simbolismi sapienziali rappresenta l’androgino primordiale, l’Unità reintegrata, l’Asse fra Terra e Cielo. Ciò rende manifesta la vocazione della Massoneria come Via di reintegrazione, niente affatto come corporazione filantropica o mera società etica.

Il mistero delle Colonne e il superamento del dualismo

Fra i simboli più pregnanti della Massoneria figurano le due colonne Boaz e Jachin, poste all’ingresso del Tempio. Esse non sono meri elementi decorativi ma polarità cosmiche: Boaz, colonna della Forza, simboleggia il principio passivo (femminile, terrestre, lunare); Jachin, colonna della Stabilità, rappresenta il principio attivo (maschile, celeste, solare). Il loro significato è analogo a quello dello Yin e dello Yang nella metafisica taoista. Nel linguaggio iniziatico, nondimeno, esse non sono opposte in senso assoluto: l’Iniziato è colui che trascende la dualità, che attraversa le colonne per accedere alla Camera di Mezzo, ovvero al Principio Uno che le riconcilia.

La scienza moderna, per contro, risulta fondata su una visione binaria e meccanicistica del reale, che separa il soggetto dall’oggetto, lo spirito dalla materia, la qualità dalla quantità. Essa ignora il tertium quid, ossia il Principio metafisico che solo può rendere intelligibili le coppie di opposti. Così facendo, essa disincanta il mondo, lo riduce a un aggregato di fatti separati, privi di significato ultimo. Il che adombra come la scienza moderna costituisca a tutti gli effetti l’esito di un progetto contro-iniziatico.

Il Centro e l’Invisibile: contro il Positivismo

Al centro del Tempio massonico si colloca il Delta raggiante contenente l’Occhio Onniveggente, simbolo dell’Intelligenza Suprema che presiede alla manifestazione. Esso è un segno anagogico del Logos divino, principio vivente che penetra ogni essere e lo connette al Tutto. È proprio tale visione centripeta che manca alla scienza comunemente intesa: quest’ultima infatti si fonda su ciò che è misurabile, verificabile, riproducibile, ma non vede il Centro. Essa ignora che l’universo visibile equivale alla superficie di uno specchio che riflette realtà invisibili. Come ha osservato Titus Burckhardt, la scienza moderna misura l’ombra delle cose, ma ignora la luce che le rende visibili.

Il simbolismo massonico invece – essendo ermeneutica dell’invisibile – restituisce al mondo la propria dimensione sacrale, rivelando che ogni ente altro non è che un segno del Trascendente. La vita non è un epifenomeno chimico, né il pensiero una secrezione del cervello, come pretende il riduzionismo neurologico: la vita è una manifestazione dell’Essere, mentre l’uomo è l’asse verticale che collega il tempo all’eterno. La scienza moderna, amputata della dimensione metafisica, si è convertita in un’idolatria delle leggi naturali, una gnosi invertita che pretende di spiegare il tutto partendo dalle singole parti, il significato dalle reazioni, il Logos dalla materia.

Conclusione: Il ritorno alla Sapienza e la restaurazione dell’Ordine

La Massoneria tradizionale, nella sua forma autentica e regolare – disgraziatamente non più in quella sociopolitica in auge nelle Obbedienze moderne – è una scuola di reintegrazione metafisica. Essa custodisce un linguaggio simbolico che, se rettamente interpretato (…if he rightly understands the Art), consente di ascendere dalle apparenze all’essenza, dalla molteplicità all’unità. In tal senso, il simbolismo massonico è un farmaco contro l’anemia spirituale della modernità, una bussola per attraversare il deserto della quantità, della tecnica e dell’alienazione scientista.

L’autentica alternativa alla scienza profana non è l’irrazionalismo, né il sentimentalismo religioso, bensì la Scienza Sacra, fondata sulla contemplazione dell’Essere, sull’intuizione intellettiva, sulla partecipazione armonica al Cosmo ordinato. Soltanto quando l’uomo moderno si mostrerà disposto a ricostruire in sé il Tempio interiore – a ritrovare il Centro smarrito – allora potrà nuovamente operare secondo l’Ordine, anziché contro di esso.

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  • Redazione

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