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IL SOCIALISMO CONTRO LE “DUE DESTRE” IN ITALIA

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di Maurizio Ballistreri

I gravissimi fatti di Milano, che vedono coinvolto il sindaco Sala, costituiscono sul piano politico e giudiziario quelle che Marx, citando Hegel, definiva le “dure repliche della Storia”.

Infatti, il Pd, erede del filone Pci-Pds-Ds, dimostra l’inesistenza della ostentata “superiorità morale”, al tempo teorizzata da Berlinguer e utilizzata durante la falsa rivoluzione di “Mani pulite” dagli ex comunisti e appare come l’espressione di poteri finanziari e imprenditoriali e non di quei ceti popolari e del mondo del lavoro come dovrebbe essere un partito di sinistra.

E tutta una serie di sconfitte accomuna il Pd a parte delle socialdemocrazie europee, in primo luogo la Spd in Germania: se la sinistra, anche di orientamento moderatamente riformista, pratica politiche economiche e sociali di tipo liberista, perde il suo elettorato tradizionale, che viene attratto dalle falene del nazional-populismo in grado di esorcizzare l’insicurezza sociale, e non cattura i voti della destra di ceppo popolarista e conservatore, gli elettori di destra votano per l’originale e non per l’imitazione!

Il Pd paga per intero il paradigma delle “Due destre”, fondato su di una dialettica tra una destra plebiscitaria e populista e una destra liberista e tecnocratica travestita da centrosinistra blairiano.

Da una parte una destra sostenitrice della sovranità nazionale – che viene subito accantonato nei confronti del trumpismo – e dell’identitarismo territoriale; l’altra destra con tecnocrati “prestati alla politica” che trovano di volta in volta il sostegno della sinistra ex-comunista e dei cosiddetti “cattolici democratici”, alleati con il “salotto buono” del capitalismo italiano (o ciò che rimane dei “poteri forti” un tempo organizzati attorno alla Mediobanca di Enrico Cuccia, oggi essenzialmente il mondo bancario) e la grande editoria invero pressoché tramontata, con l’avvento dei social.

I governi Amato, Ciampi e Dini (1992-1996) e il breve esecutivo Prodi del 2006-2008 con ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, per taluni aspetti rappresentano i precursori di Monti e di quel “governo dei tecnici” il cui archetipo è nella proposta formulata nei primi anni ’80 del secolo scorso dal repubblicano Bruno Visentini.

Una sinistra autenticamente riformista, che vuole promuovere la redistribuzione della ricchezza verso il basso, a partire dalla tassazione dei grandi capitali, rilanciare il Welfare State, tutelare il lavoro, ampliare i diritti sociali, non può avere come modello il “Washington consensus”, la dottrina economica americana imposta a livello planetario dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale e dalle agenzie di rating e in Europa dal monetarismo della Banca centrale europea.

Per questo serve una sinistra italiana ispirata alla storia e alla tradizione del socialismo democratico, riformista e liberale, unica alternativa al populismo del tecno-capitalismo globale europeo e d’oltreoceano e alla anomia ideologica del Pd, insomma al paradigma delle “Due destre”.

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  • Redazione

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