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SINDACATO E LAVORO, DISCUTIAMO MA SUL SERIO

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di Giuseppe Augieri

Landini ha ragione. Al netto della tirata per la giacca a Papa Francesco decritto come se fosse “uno di noi” e che non posso condividere, le tre denunce fatte in vista del 1° Maggio – e cioè salari troppo bassi, carente sicurezza sul lavoro e silenzio sui referendum – sono di assoluta condivisione. Mattarella rilancia i primi due temi.
Dunque discutiamone: è giusto. Però discutiamone davvero.
I livelli salariali da elevare, magari non di poco, è argomento da affrontare anzitutto con le associazioni datoriali, non con il Governo. A meno che – ed io sarei d’accordissimo – la questione non si spostasse sull’impostazione di una politica economica diversa da quella attuale. Dunque sui vincoli, sulle opportunità, sulle modalità, sui tempi, sulla gerarchizzazione dei problemi da risolvere. Il mio sogno è che i tre Sindacati – perché non ho dubbi che la CISL sarebbe dentro questa logica – analizzassero l’impatto economico di un aumento più che sostanzioso e lo portassero in discussione. Questo impatto presenta un versante di “sacrificio” per i datori di lavoro ma anche opportunità di crescita economica per la collettività e per le casse dello Stato, vantaggio che potrebbe essere riversato proprio su chi a questi “sacrifici” è chiamato. Qualche considerazione l’ho già fatta qualche mese fa. Scorciatoie non ve ne sono: sarebbero solo propaganda.
Questo significa che va anche riproposto con forza l’applicazione dell’articolo 39 della Costituzione. L’erga omnes dei contratti – inevitabile – verrebbe facilitato da una legislazione di sostegno che potrebbe avere basi giuridiche ben più solide del solo minimo legale. Quest’ultimo, se mai venisse applicato al di fuori di ogni altro ragionamento, sarebbe dirompente per la produzione e sarebbe quasi del tutto inutile per i lavoratori. Pronto a dimostrarlo con tutti i numeri che si vogliono.
La sicurezza sul posto di lavoro non è questione di leggi, ma anzitutto di controlli. Gli stessi senza i quali ogni pattuizione – o legge – sugli aumenti dei minimi sarebbe solo carta straccia. La carenza dei controlli, quelli già previsti dalle leggi, e la stessa modalità di loro esecuzione, è un fenomeno che vedo trascurato. Il concetto di base della sicurezza resta quello burocratico: tante carte da produrre, costi pesanti per le procedure, per dimostrare che “abbiamo le carte in regola”. Fino al primo incidente. Finora non è mai successo che la magistratura non attribuisse responsabilità interne all’impresa. Dunque tutto l’ambaradan di carte era inutile: non si era in regola. Dov’è la pecca? Ma allargherei lo sguardo anche all’organizzazione del lavoro. Tarda a definirsi una normativa precisa ed una estensione il più possibile ampia dello smart working. Il disegno di legge Lavoro, collegato alla Manovra 2025, entrato in vigore il 12 gennaio, contiene norme solo per i datori i lavoro; è insufficiente a normare le dinamiche anche sociali che ne formano oggetto; non mi risulta abbia creato grandi interessi sindacali. Mi permetterei di ricordare che il numero di incidenti sul lavoro comprende anche quelli “in itinere”: 37 su un totale di 138 finora nel 2025. Il 27%. E se provassimo a ridurre al minimo questo itinere?
Infine il silenzio sui referendum: accenno solo che considero una vergogna non parlarne esattamente come considero inutile un dibattito sui quesiti referendari se non muta il clima politico attuale e – lasciatemelo dire – non mutano gli atteggiamenti assunti dalle maggiori forze Sindacali. Non serve a nessuno, anzi è deleterio, che anche questa tornata si trasformi in una occasione di giudizio sul Governo: il dibattito ne uscirebbe falsato, i contenuti inevitabilmente non illustrati adeguatamente, il giudizio a prescindere dai risultati concreti.
Dunque se vogliamo discuterne, la discussione non sarebbe né breve e né piccola. Direi che, oltretutto, sarebbe uno strumento per riaccendere interesse per il Sindacato.
Ah già, dimenticavo: e per la sinistra.
 

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