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FORSE CI VUOLE UN CONCILIO

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“Servirà un Papa buono, che sia profondamente credente, dotato di attitudine nelle questioni di governo, capace di affrontare una fase internazionale delicatissima e molto pericolosa. E servirà un Papa caritatevole. Caritatevole anche nella gestione della Chiesa».

Così il cardinale Camillo Ruini in un’intervista al Corriere della Sera del 29 aprile.

Già dire che ci vuole un papa profondamente credente pare un’enormità. Un papa dovrebbe essere il più credente di tutti i credenti, essendo, secondo la dottrina Cattolica, il vicario di Cristo e colui che, in certi pronunciamenti, è infallibile.

Evidentemente non tutti i papi sono stati profondamente credenti. Ogni riferimento è puramente casuale.

Ancora Ruini: «Bisogna restituire la Chiesa ai cattolici, mantenendo però l’apertura a tutti».

Come dire: c’è stato un processo che ha guardato più agli altri (la Chiesa di Obama della quale parla Molinari?), facendo della Chiesa qualcosa che i cattolici sentono non propria. Quindi la Chiesa va restituita ai cattolici.

Ancora Ruini: «I funerali hanno dato l’impressione che si sia risolto il problema principale del pontificato, quello cioè della divisione della Chiesa, che in qualche modo coinvolgeva lo stesso Bergoglio. Purtroppo la divisione è rimasta, con il paradosso per cui favorevoli a Francesco sono per lo più i laici mentre contrari sono spesso i credenti».

La Chiesa è divisa, senza se e senza ma e senza ipocrisie.

Gerhard Ludwig Müller, teologo ed esponente dell’ala conservatrice del collegio cardinalizio, ci tiene a precisare che “ogni Papa deve servire la missione di San Pietro: è servus servorum Dei. Il futuro Papa non è un successore del suo predecessore ma un successore di Pietro”.

In un’intervista a Repubblica il porporato non lesina le critiche al papato di Francesco: “Tutti devono ricordarsi che siamo corpo mistico di Cristo e non una organizzazione internazionale umanitaria e sociale. Questo piace a tanta gente secolarizzata, l’élite, gli oligarchi, che vorrebbero il Papa come un simbolo della loro religione, ma il Papa non è un simbolo della religione secolarizzata”.

“Si è chiuso un capitolo nella storia della Chiesa – afferma Müller – Chiaramente l’ultimo giudizio tocca a Dio, non possiamo giudicare le persone. Se parliamo del pontificato, invece, ci sono diverse opinioni. È unanime l’apprezzamento per l’impegno di Francesco con i migranti, i poveri e per superare le divisioni tra il centro e la periferia. Dall’altra parte, però, in alcuni momenti è stato un pò ambiguo, ad esempio quando con Eugenio Scalfari ha parlato di resurrezione. Con papa Benedetto abbiamo avuto la chiarezza teologica perfetta, ma ognuno ha i suoi carismi e le sue capacità e penso che papa Francesco li avesse più nella dimensione sociale”.

Il cardinale ha criticato le assemblee convocate dal Papa, definendole un semplice simposio: “I vescovi hanno una autorità che non si può confondere con la possibilità di tutti i battezzati di parlare. È un simposio, legittimo, ma non è un sinodo, non è un’espressione del magistero della Chiesa. Chiaramente quelli che capiscono nulla o poco della teologia cattolica dicono: adesso il Papa cambia la Chiesa da autocrazia a democrazia. Ma la premessa sbagliata è confondere la Chiesa con un’organizzazione politica, come il World economic forum o l’Onu”.

Bastano questi due giudizi per capire che per riportare il confronto tra modernisti e conservatori nell’alveo della Chiesa e non di un assemblearismo profano, forse, più che di un Conclave, pur necessario, si dovrà arrivare ad un Concilio Vaticano III, che consenta di chiudere l’assemblearismo bergogliano per ridare certezza a chi ha la fede e anche ad un mondo laico che, da interlocutore, ha assistito in questi anni ad un ondeggiamento assemblearistico assurdo che poco ha a che fare con chi dice di essere custode di un mandato divino.

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  • Redazione

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