
di Paolo Falconio*
Autonomia Europea? E l’Impero americano?
L’Europa non esiste più. Invece tornano in auge le vecchie potenze europee. La Francia gioca la carta gollista e mette sul piatto l’arsenale nucleare per attrarre a sé una Germania che si ritiene libera dal “Westliche Bindung”, il vincolo occidentale, e che punta alla proiezione geopolitica anche con lo strumento militare.
Tuttavia, ci vorranno anni, è scritto nel “Koalitionsvertrag” il patto di coalizione che ricordo essere vincolante per il governo. È un piano che spaventa i vicini anche francesi e polacchi perché le intenzioni tedesche sono buone, ma le intenzioni possono cambiare e le capacità restano. L’arma atomica di cui si discute in Germania è questione più delicata, ma in sei mesi potrebbero dotarsene e qui ritorna il ruolo della Francia che possiede il trittico nucleare. Contemporaneamente la stessa Francia si appaia all’Inghilterra che ritorna nella scena europea pur non essendo un Paese UE. E l’avvicinamento parte da Londra.
E l’impero americano? La struttura rimane, ce lo fa capire il bombardamento sugli Houthi e sull’Europa si dice che la visita di JD Vance in Gran Bretagna sia finalizzata a rimettere in riga il governo di Sua Maestà. Un eccessivo avvicinamento inglese è inaccettabile per gli USA quanto fondamentale per una parvenza di autonomia.
Al momento tutto a posto: è visibile alla talpa e alla lince che dietro questa autonomia ci sono partite nazionali. Comunque, la morale del pensiero USA è: finalmente vi armate, ma il vincolo atlantico rimane e comandiamo noi.
La frattura è profonda ed è culturale. Questi USA sono per l’Europa un altro Occidente. Il Direttorio non si riconosce. Giusto o sbagliato vedono una deriva illiberale, ma i popoli europei sono spaccati in un perfetto parallelo con gli USA. Il panorama europeo poi non è tutto uguale a partire dall’Italia. Il governo riscopre la virtù del cerchiobottismo perché la partita può essere mortale.
Sullo sfondo la guerra in Ucraina che aggrega il direttorio Europeo e che invece per gli USA ormai è un non tema e stringono con la Russia accordi a priori, a prescindere dalle sorti di Kiev.
Gli USA sono in guerra con se stessi, vi sono due anime ontologicamente differenti, ma non vogliono certo abbandonare l’impero. Tuttavia, al contempo puntano a minare gli apparati che servono all’ Impero. In ogni caso nel bene o nel male quotano il 30% del PIL mondiale e dispongono del più potente dispositivo militare al mondo, anche se il popolo soffre un po’ la fatica. La Cina gioca la sua partita ritenendo di avere basi più solide e probabilmente le ha in una guerra commerciale.
La sovrastruttura è quasi tutta in mano agli USA, salvo che gli stessi USA la stanno rivoluzionando con i dazi e i contraccolpi si sono fatti sentire. Dazi fisiologici, dicono, che servono anche ad assestare le misure per incidere nel breve il più possibile. In sostanza il piano è: la struttura imperiale rimane, ma rivoluzioniamo la sovrastruttura. Un immenso e difficile compito di ingegneria sociale ed economica.
* SEI Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales





