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PERCHÉ L’UNIONE EUROPEA È MORTA

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Lucio Vetrella, direttore di Rete Oro Television, alla fine di una disamina dei principali temi all’ordine del giorno internazionale mi ha chiesto se sull’Europa sono ottimista o pessimista.

Ho risposto che sono ottimista per gli europei e pessimista per l’Unione Europea.

L’ottimismo per gli europei è direttamente proporzionale al pessimismo per l’Unione Europea, che non è l’Europa, ma è stata e vorrebbe ancora essere il IV Reich travestito ed è stata e vorrebbe ancora essere il campo di realizzazione delle politiche neocon.

Nel 1992 il Trattato di Maastricht ha sancito la nascita dell’Unione Europea come Germania travestita da Europa (con la connivenza della Francia) e con il marco travestito da euro.

Erano passati due anni dalla riunificazione tedesca, avvenuta il 3 ottobre 1990, quando i territori della Repubblica Democratica Tedesca (RDT, comunemente chiamata “Germania Est” in italiano e Deutsche Demokratische Republik, o DDR, in tedesco) vennero incorporati nell’allora “Germania Ovest” (in tedesco denominata ufficialmente Bundesrepublik).

La Germania di nuovo unita ha pensato di essere il dominus del Vecchio Continente e lo ha fatto con il beneplacito degli Usa dei neocon (Bush senior, Clinton, Bush Junior, Barack Obama, Trump, Biden) e con i socialisti e gli ex comunisti europei che, orfani dell’Unione Sovietica, si sono convertiti alle logiche neocon, diventandone, in Europa la punta avanzata. Tutte le politiche neocon, dal green, all’allarme climatico, dall’agenda lgbt, al woke, hanno visto i Socialisti & Democratici in testa alle armate neocon, il cui esercito è stato formato, dai quadri minori fino allo Stato Maggiore, dai 32 mila funzionari di Bruxelles, non solo funzionari, ma anche funzionali ai disegni neocon.

Il Partito popolare europeo, il cui cuore pulsante è in Germania, ha dato spazio ai socialisti in cambio delle mani libere per affermare la Germania come dominus economico del Vecchio Continente.

In un primo tempo i neocon Usa, in omaggio alla globalizzazione, hanno lasciato fare a Berlino e la Germania è diventata di nuovo un colosso economico grazie al gas russo a basso prezzo e alla delocalizzazione in Cina delle aziende.

L’Unione Europea ha seguito le logiche neocon di delocalizzazione, pensando di diventare, così come gli Usa, una sorta di giardino finanziario, senza aziende, senza operai, senza attività produttive, con molti addetti nei servizi e, soprattutto, con guadagni dovuti alla finanza.

A Davos, al World Economic Forum, si è riusciti a dire agli europei che devono diventare poveri, in quanto così saranno felici. Lo storico fondatore del WEF, Klaus Schwab, si è dimesso a inizio settimana dopo le accuse anonime riportate dal Wall Street Journal. Le accuse parlano di prelievi di contanti effettuati da dipendenti su richiesta diretta di Schwab, utilizzo di fondi del Forum per massaggi privati in hotel e viaggi di lusso camuffati da missioni ufficiali da parte della moglie. ll World Economic Forum ha aperto un’indagine formale.

Finita la stagione dei neocon negli Usa, la montagna incantata di Davos, con le sue idiozie propalate come grandi pensate storiche per il progresso dell’umanità, vede crollare miseramente la sua presunta autorevolezza.

Anche l’Unione Europea è stata protagonista di scandali che hanno avuto profonde radici nella sua postura neocon.

Il Qatargate, con protagonisti i socialisti, non si è ancora concluso e riguarda le corruzioni di un Paese che ha profondamente influenzato le posizioni europee nei confronti di Hamas e dei Fratelli Musulmani.

In questi giorni il Qatar, dove è presenta la più grande base Usa nel Golfo, è sottoposto a pressioni per chiudere i finanziamenti ai terroristi palestinesi, mentre la Giordania vieta nel Paese tutte le attività dei Fratelli Musulmani e Abu Mazen ha lanciato un messaggio durissimo ad Hamas durante l’intervento al Consiglio centrale dell’Autorità Palestinese: “Figli di cani rilasciate gli ostaggi che tenete prigionieri e mettete fine a questa storia. Smettetela di fornire scuse ad Israele e chiudetela lì».

Abu Mazen ha detto che Hamas deve deporre le armi e lo ha fatto con un messaggio durissimo, in per un musulmano dare del «figlio di un cane» ad un seguace della stessa fede significa equipararlo ad un infame o ad un infedele.

Nel Medio Oriente tutto sta cambiando e questo cambiamento mette fuori gioco le politiche europee dei pro-pal sostenitori di Hamas, comprensive delle linee di cosiddetti aiuti umanitari e di tutta la filiera delle ong.

L’Unione Europea nella partita del Medio Oriente è del tutto messa in angolo.

Il piano per la difesa, già di per sé evanescente, sfuma. Mercoledì la Commissione giuridica del Parlamento Europeo ha bocciato all’unanimità il trucchetto con il quale la baronessa Ursula von der Leyen voleva sottrarre il riarmo allo scrutinio dell’Eurocamera.

L’Unione Europea è ancora in attesa di sapere cosa è accaduto nella contrattazione dei vaccini del Covid, con la presidente Ursula von der Leyen che ha coperto con una cortina fumogena i suoi contatti e contratti con la Pfizer.

Mercoledi è fallito per l’ennesima volta il vertice tra Usa europei e Ucraina per chiudere la tragedia della guerra. E qui torniamo agli anni Novanta del secolo scorso.  

Nel febbraio del 1990 il segretario di Stato americano James Baker, durante un incontro con Mikhail Gorbachev, disse: «La NATO è il meccanismo per garantire la presenza degli Stati Uniti in Europa. Se la NATO viene liquidata, non ci sarà tale meccanismo in Europa. Comprendiamo che non solo per l’Unione Sovietica ma anche per altri Paesi europei è importante avere garanzie che se gli Stati Uniti mantengono la loro presenza in Germania nel quadro della NATO, l’attuale giurisdizione militare della NATO non avanzerà di un pollice verso est».

In questi anni la Nato ha circondato la Russia, fino a mettere alle strette il suo spazio vitale.

NATO CARTINA 2024

L’Ucraina, in seguito alla fine dell’Unione Sovietica, aveva ereditato un considerevole arsenale nucleare. Nel 1994, attraverso il Memorandum di Budapest, l’Ucraina accettò di trasferire queste armi nucleari alla Russia, in cambio di garanzie di sicurezza e di assistenza economica. 

L’accordo, firmato il 5 dicembre 1994, sancì la consegna di 1.900 bombe nucleari dell’Ucraina alla Federazione Russa in cambio del riconoscimento dei suoi confini territoriali. A sottoscrivere il documento alla presenza dei tre presidenti dell’epoca, Bill Clinton, Boris Eltsin e Leonid Kravchuk, furono Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Ucraina, Kazakistan e Bielorussia.

All’epoca il timore diffuso era che la dissoluzione dell’impero sovietico mettesse il suo arsenale nucleare nelle mani di nuovi Stati potenzialmente instabili. Dopo l’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica, avvenuto il 1° dicembre 1991, secondo la Federation of American Scientists un terzo dell’arsenale atomico di Mosca, cioè 3mila testate nucleari tattiche e 2mila strategiche, sarebbe rimasto sul territorio di Kiev.

Nel 2014 i neocon (regnante Obama – 2009-2017), con Victoria Nuland e Joe Biden e con la collaborazione di George Soros hanno attivato il colpo di Stato noto come Maidan, con l’intento di guidare l’Ucraina verso la Nato, facendo del Mar Nero un lago Nato, così come è avvenuto in seguito e più recentemente con il Baltico. La reazione della Russia è stata l’annessione della Crimea e l’appoggio agli indipendentisti del Donbass.

I neocon Usa, con Obama prima e con Biden poi, hanno condotto una guerra per procura alla Russia utilizzando l’Ucraina. La guerra i neocon l’hanno persa, così come hanno perso le guerre in Iraq e Afghanistan e così come hanno perso le “primavere arabe” appoggiando i Fratelli Musulmani, che oggi sono finalmente riconosciuti come la spina irritativa dell’equilibrio in Medio Oriente.

La guerra d’Ucraina dei neocon è persa e non ha alcun senso che l’Unione Europea, con Kaja Kallas, abbai alla luna, tentando di sostituire gli Stati Uniti che hanno cambiato radicalmente linea.

Ecco il punto. Donald Trump ha sconfitto i neocon, ha tagliato i loro fili con l’MI6 eliminando Usaid e con National Endowment for Democracy e ha deciso che con la Russia, al di là delle sorti dell’Ucraina, vuole trattare non con il Cremlino come nemico e nemmeno come avversario, ma come uno dei soggetti della futura geopolitica mondiale.

La guerra dell’America neocon alla Russia è finita e le agitazioni francesi e inglesi sono solo propaganda.

L’Unione Europea, che ancora è nelle mani di un’alleanza traballante tra Ppe e Socialisti & Democratici, ossia con quel che rimane dei neocon, in questo nuovo quadro è totalmente fuori gioco, come dimostra il fatto che Donald Trump ha ricevuto Giorgia Meloni, Starmer, Macron, ma non ha nemmeno telefonato alla baronessa von der Leyen.

Le politiche neocon ancora pervicacemente riproposte dal burosauro sono traballanti anche perché i 32 mila burocrati di Bruxelles sono rimasti senza il vero padrone e stanno tentando di capire che sorte li aspetta.

La Commissione europea, dal canto suo, sta “valutando la possibilità” di organizzare un incontro fra la presidente Ursula von der Leyen e il presidente degli Usa Donald Trump a margine del funerale di papa Francesco che si terrà domani a Roma. Sempre che Trump abbia voglia di incontrare un morto che cammina. E pare proprio che non ne abbia voglia.

A dichiarare la valutazione di Bruxelles è stata la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa. “Al momento non c’è nulla di confermato, ma vi terremo aggiornati se dovesse accadere nei prossimi giorni”, ha precisato Pinho.

“L’obiettivo della visita a Roma – ha detto la portavoce, mettendo le mani avanti, è, in realtà, il cordoglio per papa Francesco. Questo è l’obiettivo principale della presenza della presidente Ursula von der Leyen a Roma. Se si presenteranno altre opportunità nel contesto a margine ovviamente saranno colte”.

A quanto pare la von der Leyen rimarrà delusa.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha al momento incontri bilaterali in programma durante il suo soggiorno a Roma, dove arriverà nella tarda serata di oggi, 25 aprile, per partecipare il giorno dopo ai funerali di Papa Francesco in Vaticano.

Stando a quanto appreso da “Agenzia Nova”, il capo della Casa Bianca, infatti, non si tratterrà nella capitale dopo la cerimonia e, pertanto, sarebbero da escludere eventuali faccia a faccia con altri leader mondiali a Villa Taverna.  Trump arriverà a Roma con la first lady Melania, che proprio sabato 26 festeggerà il suo compleanno, e con i suoi più stretti collaboratori. Dagli Stati Uniti dovrebbe giungere in Italia anche una nutrita delegazione del Congresso, formata da una trentina tra rappresentanti della Camera e senatori.

Qualsiasi cosa accada sabato a sepoltura avvenuta del papa che dei neocon è stato il propagandista mondiale, una cosa è certa: l’Unione Europea di Maastricht è morta, perché sono morti i pilastri sui quali è stata pensata, progettata, costruita e realizzata nel tempo.

Il tema in discussione non è se la Meloni farà la leader europea, se sarà la messaggera di Trump a Bruxelles e di Bruxelles a Washington. Tempo perso.

Il tema in discussione è che l’Unione Europea di Bruxelles, quella nata a Maastricht nel 1992, è morta. Per salvare quel che resta dell’Europa unita, non dell’Unione Europea, è necessario tornare al mercato unico, anche all’euro, alla libera circolazione delle merci e dei cittadini e ripartire da accordi tra gli Stati, tra le loro industrie, liberandoli da una serie mostruosa di vincoli che sono peggio di ogni dazio. E’ necessario mandare nella tomba l’Unione Europea per salvare l’Europa Unita.

Meditando sulla salma di Papa Francesco, Ursula von del Leyen e con lei tutti i suoi corifei, vedranno anche la salma di quell’Europa che è stata brutalizzata dall’asse franco tedesco, stuprata dalle politiche guerrafondaie dei neocon, asfissiata dalla burocrazia tecno-finanziaria.

Ecco perché l’Unione Europea è morta e per i cittadini europei nasce la speranza di una liberazione dal IV Reich e dalle follie neocon. La morte dell’Unione Europea è la vita degli europei e, probabilmente, anche la rinascita dell’Europa unita.

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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