di Lucio Leante
Sicurezza, giurisdizione e ragion di Stato
Atto dovuto? No! Atto voluto! E cioé atto politico di una parte della magistratura che pretende di affermare il potere assoluto della giurisdizione nazionale e internazionale, negando l’autonomia degli altri poteri dello Stato e negando così al potere politico l’eccezione e l’esimente della sicurezza nazionale forse anche con la volontà di affermare il primato del potere giudiziario e della giurisdizione su quello politico.
L’obbligatorietà dell’azione penale non impedisce la facoltà del magistrato di archiviare le notizie di reato manifestamente infondate. Tale doveva essere considerata da un magistrato italiano, in considerazione della ragion di stato italiana, l’espulsione di un individuo accusato (ma non ancora processato) di vari crimini da una procura sovranazionale, che ne aveva chiesto l’arresto preventivo in Italia per poterlo processare in stato di detenzione.
Il governo italiano, come era suo diritto e dovere, ha fatto prevalere sulle esigenze della giurisdizione (internazionale e nazionale), le esigenze della sicurezza dello Stato nazionale in considerazione del fatto che quel presunto criminale non è un criminale comune, ma un alto funzionario (un generale, capo della polizia giudiziaria) di uno Stato, come la Libia, in grado di danneggiare la sicurezza nazionale italiana. Poteva e doveva il governo italiano, per obbedire al Tribunale penale internazionale dell’Aja, aprire un conflitto con lo Stato libico? No. Un procuratore capo italiano che non voglia riconoscere il limite (giuridico e di fatto) della ragion di Stato e della sicurezza nazionale italiana alla giurisdizione internazionale e nazionale non è in grado di ricoprire la sua carica e non può fare passare per atto dovuto quello che, in effetti, è un atto politico voluto. E dovrebbe essere chiamato a rispondere di questo suo atto.
La “logica” della sinistra
Il fatto che solo in Italia parlare di sicurezza nazionale, o di sicurezza dello Stato e dei propri concittadini, sia considerato dalla sinistra un argomento “di destra”, è un’anomalia italiana che deriva dal fatto che la sinistra italiana sia erede di una forza politica ambigua come il PCI e dell’egemonia che quel “Giano bifronte” esercitó sugli intellettuali, sui giovani e su altre forze politiche laiche e di sinistra (conpresi i repubblicani e
i socialisti).
Ció è spiegabile con il fatto che il PCI, da un lato era stato protagonista della resistenza e della formulazione della Costituzione mentre al tempo stesso, dall’altro lato, rimaneva legato (anche finanziariamente) all’Urss (allora stato nemico dell’Italia membro della Nato) ed alle sue ambizioni. Ció gli consentiva di essere -al tempo stesso- ufficialmente nazionale e implicitamente anti-nazionale (alternativamente riformista e socialdemocratico da un lato e rivoluzionario ed antisistema dall’altro).
Quel vero “ircocervo”, col suo ambiguo doppio binario, ha lasciato come eredità tra i suoi seguaci di oggi un’avversione e un’ostilità di fondo (spesso inconscia) verso la propria nazione (e lo stesso concetto di Patria) e verso la sicurezza nazionale. Il risultato è che i partiti di sinistra italiani di oggi pospongono sistematicamente la sicurezza dei propri concittadini, alla giurisdizione sovranazionale e ai “diritti” degli immigrati.
La sicurezza nazionale e la solidarietà con i propri concittadini non sono un gioco o una fisima di destra, ma la ragione stessa di esistenza dello Stato nazionale italiano. Chi non lo capisce finisce con l’essere percepito come un nemico interno dei suoi stessi concittadini e continua a scherzare con il fuoco. La sinistra, che, in continuità con l’ambiguità comunista, continua a trascurare la sicurezza dei concittadini relegandola ad “argomento di destra”, si auto-condanna alla irrilevanza politica, come già sta avvenendo.