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ECONOMIA, AMBIENTE E EVERSIONE ISTITUZIONALE

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Si manifesta nella sua pericolosità il  progetto eversivo, questa volta di matrice istituzionale.

Gli anni di piombo, infatti, hanno rappresentato uno dei periodi più bui e terribili del dopoguerra, durante il quale gli opposti estremismi cercarono di sovvertire lo stato democratico, abbattendo a colpi di arma da fuoco i simboli stessi delle istituzioni o con stragi senza precedenti. 

La base ideologica, tanto di destra quanto di sinistra, partiva da un delirio politico privo di ogni connessione con la realtà e che la storia ha condannato senza appello, ma che ha lasciato delle ferite indelebili non solo per le vittime ed  i loro familiari, ma anche in tutti i cittadini del paese. 

A distanza di quasi cinquant’anni le medesime dinamiche sovversive si ripropongono, anche se per fortuna per ora senza una dinamica omicida, e non più partendo da una visione ideologica e politica da imporre alle masse, ma traendo la propria forza e la propria ottusa ed insensata violenza dall’applicazione di deliranti modelli ideologici legati all’ambientalismo più ossessivo e talebano.

A differenza, tuttavia, di quel terribile periodo questi modelli ideologici sono stati adottati, non tanto da gruppi estremisti eversivi espressione di due precise aree politiche extraparlamentari di sinistra come di destra, quanto dai rappresentanti delle stese istituzioni come dalle maggioranze politiche che le  sostengono.

Entrambe, infatti, e specialmente in ambito europeo, intendono imporre una rivoluzione (la quale come tale prevede inevitabilmente delle vittime) non più politica ed istituzionale, ma attraverso l’adozione di un rigido codice ideologico e comunque eversivo. 

In questo rinforzato furore istituzionale, allora, le vittime di questo nuovo terrorismo ideologico non verranno più, come negli anni di piombo, individuate negli esponenti delle istituzioni o delle forze dell’ordine, ma saranno i  milioni di lavoratori che perderanno il proprio posto di lavoro a causa dell’applicazione di questo modello eversivo che  già ora sta azzerando interi settori industriali. 

Questa cecità ed assolutismo ideologici dei gruppi eversivi degli anni 70 è in tutto e per tutto riscontrabile ora all’interno delle istituzioni europee come in  quelle forze politiche che le sostengono, le quali utilizzano,  in più,   proprio questo radicalismo ideologico  come elemento catalizzante e coalizzante.

Oggi come allora lo scollegamento con la realtà e con le dinamiche di sviluppo legate alla innovazione tecnologica europea, risulta facilmente riscontrabile nell’ossessiva e ostinata battaglia contro le auto endotermiche (le quali rappresentano l’icona da abbattere di questa strategia eversiva).

Basterebbe, infatti, ricordare come il settore Automotive, negli ultimi trent’anni, abbia ridotto del 97% le emissioni di PM10 e del 94% quelle di NOX a dimostrazione di un percorso ben avviato già avviato con successo da molto tempo verso il traguardo della riduzione dei consumi.

Una strategia possibile ed auspicabile rispetto alla ideologica decarbonizzazione dell’economia europea. 

Contemporaneamente in Cina vengono importati ogni anno 5 miliardi di tonnellate di carbone per fornire il combustibile alle centrali che producono quella energia, in dumping economico ed ambientale, all’industria automobilistica cinese per invadere il mercato europeo in previsione di un blocco delle vendite e della produzione industriale di mezzi a motore endotermico dal 2035.

Durante gli anni di piombo furono i tribunali del Popolo, vera contraddizione giuridica, a decidere le sorti delle vittime individuate.

Ora, sono  le automobili elettriche espressione  della più grande nazione inquinante del mondo e quindi rappresentanti di una contraddizione in termini,  a rappresentare la pistola fumante utilizzata per portare a termine la sovversione di un equilibrio economico ed industriale espressione di decenni di investimenti finanziari e  professionali.

Mentre negli anni 70 le vittime sacrificali di quel terribile furore terroristico furono i simboli istituzionali quanto gli inermi cittadini,  ora il sacrificio verrà  imposto  proprio a quei lavoratori che vedranno azzerato il proprio settore industriale, nome di questo  nuovo movimento  ambientalista dal furore talebano ma di genesi interna, cioè nato e sviluppato all’interno  delle stesse istituzioni.

Autore

  • Redazione

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