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AUTONOMIA DIFFERENZIATA E REFERENDUM

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di Giuseppe Augieri

Mi ero sbagliato e lo riconosco. Avevo previsto che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ne ha ritenuto illegittime alcune parti, il referendum per l’abrogazione dell’intera legge sull’autonomia differenziata sarebbe stato dichiarato non possibile. Invece i giudici dell’ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione hanno ritenuto legittima la richiesta di abrogare la riforma in toto e dunque hanno confermato che il referendum può svolgersi. Vero che, prima di indire la consultazione, sarà necessario un altro passaggio davanti ai giudici della Consulta per verificarne l’ammissibilità: ma un primo passaggio, a mio parere il principale, è caduto.
Dunque, il referendum si farà. Ed io ho intenzione di ricadere nell’errore facendo un’altra previsione. Che è quella di un immenso pasticcio in cottura, brodo di cultura di peggiori scontri di etichette simboliche anziché sulla sostanza. Se ci accontentiamo ….
Primo. La natura che assume ora la consultazione diventa un busillis. Formalmente è un referendum abrogativo, sostanzialmente diventa un referendum pressoché consultivo, proprio perché diventa un “sì” o un “no” su una scatola vuota. E ricordo a tutti cosa significa “consultivo”.
Secondo. Il referendum non direbbe NO ad una tesi politica, che può riproporsi adottando “maggiori cautele” sulle norme: direbbe NO ad una specifica legge. Ma non a tutta.
Terzo. Infatti, sulla base della delibera della Corte Costituzionali la legge, non essendo incostituzionale, può vedere già domani lavorare sui punti “bocciati” o “rinviati” dalla Corte: cioè le materie da trasferire alle regioni, i Lep, il ruolo del Parlamento, per ricordarne alcuni. I pilastri della riforma, hanno sostenuto coloro i quali hanno gioito della decisione della Corte Costituzionale. Bene: tutte queste questioni, teoricamente e in punta di diritto, sarebbero escluse dal confronto referendario. Come si potrebbe votare su norme che “non esistono”, (inesistenti e cassate dall’ordinamento, secondo il nostro sistema giuridico, perché conseguenza della decisione della Corte sulla loro incostituzionalità)? E se, magari, mentre si aspetta di tenere le votazioni referendarie, il Parlamento si trovasse di fronte a proposte di modifica dei passi “incriminati”, e quelle norme fossero già in re-scrittura, che si fa? E se questi punti, assieme a quelli che non hanno trovato diniego da parte della Corte, formassero una nuova legge che sostituisse quella oggetto di referendum?
Qualcuno potrebbe obiettare che, comunque sia, queste decisioni sono uno schiaffo al Governo. Ne dubito. Consiglierei di domandare a Meloni se le sta bene che, magari un po’ forzando la mano, il referendum comunque si facesse. Penso che qualcuno avrebbe una sorpresa.
Inutile poi domandarlo a Calderoli: lui il referendum lo ha sempre voluto. Se è un azzardo, vuol dire che qualche possibilità ce l’ha. Comprendo quale è: perciò noi dobbiamo andare a votare.
Come prima cosa bisogna raggiungere il quorum.

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