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NO AI NO A PRESCINDERE, ULTERIORE STRUMENTO PER LA PROPAGANDA

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di Giuseppe Augieri

C’erano una volta i No Global. E, nel tempo, i No Tav (contro l’alta velocità), i No Triv (contro le trivelle), i No Tap (contro il gasdotto pugliese), i No Muos (acronimo che identifica i sistemi di comunicazioni satellitari ad alta frequenza). Storia a parte per i No Vax. E poi i No Ponte.
Che questi “No” abbiano lasciato il tempo che trovavano (sul No Ponte però si deve ancora vedere come va a finire) non toglie nulla alla freschezza ed alla sincerità di una protesta, che va accettata a prescindere dalla condivisibilità delle tesi esposte. Che queste azioni siano supportate a sinistra va benissimo: escludendo, senza tentennamenti, quel tipo di supporto che ha talvolta strizzato l’occhio e comunque coperto azioni violente. L’importante è che le proteste non siano strumentalizzate e non siano, esse stesse, strumentalizzazioni. L’esperienza, tuttavia, non induce a ottimismi.
Parte ora la campagna No Musk. Non ho ancora ben capito a cosa sia dedicato il no. Sospetto che, almeno per ora, prevalga il contrasto all’uomo, reo non solo di essere uomo di Trump ma “persino” simpatizzante di Meloni. E così, dopo la migrazione dal social-media di Musk ad altro gestore, abbiamo notizia di due emendamenti al ddl Concorrenza, già ribattezzati emendamenti anti-Musk. Copyright: un pezzo di PD; Antonio Nicita e Lorenzo Basso gli autori di proposte regolatrici delle connessioni al sistema satellitare. Fatti su misura contro posizioni che, al di là della genericità degli argomenti, puntano sulle attività di Musk.
Si è commentato che, evitando accuratamente di riproporre slogan del tipo “Se vince Meloni, lascio l’Italia” dimostratasi solo occasione per un naufragio, c’è chi migra la sua azione politica verso il ripropone, come nei vari No qualcosa, una battaglia con elementi di propaganda politica ed elementi di strategia economica mescolati confusamente. Oggi su una materia che, sul piano degli asset strategici e sul piano politico, va valutata in ogni mossa con ancor più grande attenzione. Chi si accinge a questa battaglia, deve esserne consapevole.
Dice Andrea Stroppa, uomo di Musk in Italia: «Dopo aver elargito miliardi di euro degli italiani ad alcune aziende del settore che hanno tradito ogni impegno, e dove gli operai guadagnavano mille euro e i manager milioni di euro, ora eseguono un nuovo ordine: abbattere Starlink. Chiedetevi perché il 50% non vota più». E’ una provocazione. Inaccettabile. Anche senza targarla come prima interferenza della coppia Trump-Musk sulla politica italiana, oltre che come giudizio sulla politica italiana, anche sul solo piano economico, essa va respinta. Da tutti.
Per questo, per evitare il sospetto che si tratti dell’avvisaglia di una battaglia molto provinciale dal sentore della campagna politica che si vorrebbe impostare nei rapporti con gli USA, la smentita deve essere attenta a dare il chiaro senso del non ideologismo di questo no.
Dunque non per slogan. Quelli non servono per la politica e ancor meno per l’economia.
 

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  • Redazione

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