
di Luca Bravin
Anno Ignoto d’un Futuro Prossimo.
Infuria la tempesta, le nostre grida si confondono con il forte vento, LORO, stanno venendo a prenderci.
Nel cuore di una società in crisi, dove l’inizio di ogni giorno appare come un loop interminabile di speranza e disperazione; ci troviamo a riflettere su un destino collettivo che si rivela sempre più oscuro e indifferente.
Quest’epoca, che potremmo chiamare “anno ignoto”, rappresenta non solo il punto di non ritorno per l’umanità, ma anche il momento dove l’immagine del “vero mostro” diventa trasparente: non sono più le forze esterne a minacciarci, ma le nostre stesse paure.
Mentre il vento ulula tra le strade deserte, il senso di vuoto permea ogni angolo. Le persone, avvolte in panni sfatti, vagano senza meta, in cerca di un senso in questo mare di brevi istanti, tra un giorno e l’altro che si susseguono senza significato. Le loro grida, un tempo forti e vibranti, si sono ridotte a sussurri confusi, che si mescolano al rumore della pioggia battente e senza fine.
Le tempeste non sono più solo meteorologiche e imprevedibili; esse riflettono il tumulto interiore di una popolazione schiacciata dal peso dell’incertezza. L’oscurità, una volta intesa come il momento di riposo della luce, è diventata sinonimo di paura e vulnerabilità eterna.
Quella lunga notte, il cielo si tinge di nero, un manto inquietante che sembra risucchiare ogni luminescenza esistenziale. I fulmini si intrecciano in una danza frenetica, creando un palcoscenico tragico per le anime bloccate in un limbo di angoscia.
“La morte sta arrivando e nessuno potrà fermarla,” mormora un errante tra le ombre della propria mente.
Ma a chi o a cosa si riferisce realmente? La morte non è solo quella fisica; è l’inevitabile fine di un’epoca, la caduta dei sogni non realizzati, un perfetto e meticoloso codice, che rende l’impossibile un vero enigma.
In questo scenario distopico, il vero mostro non si cela dietro un volto, ma emerge dall’interno delle nostre menti fragili. È la paura che modella le nostre scelte, che incatena le nostre aspirazioni, trasformando i nostri sogni in incubi. Cos’è la paura, alla fine, se non una proiezione delle angosce più profonde che ci abitano? In questo mondo dominato dai demoni esistenziali o meno, ci troviamo a chiederci: chi eravamo noi un tempo? E chi sono gli “altri,” coloro che percepiamo con maschera di paura?
La tempesta, che molti scambiano per un evento naturale, è divenuta il manifestarsi d’un epoca in cui la vita e la morte si fondono in un unico respiro, in cui l’umanità è chiamata a confrontarsi con sé stessa e con l’oscurità più oscura che essa ha alimentato.
I veri mostri, non muoiono mai, non importava cosa tu faccia, assumono sempre altre forme e altre maschere.
Quindi… qual’ è il vero problema dell’ esistenza umana? Forse l’unico è vero problema, è l’esistenza stessa.





