
ROMANIA, TUTTO DA RIFARE: IL POPOLO HA VOTATO MALE
Il popolo ha votato chi non doveva votare e allora intervengono i giudici (ormai è una follia che attraversa l’Occidente della pseudo democrazia di fatto dittatura cosiddetta liberale) e invalida le elezioni.
Caro popolo, non si fa così. Quando si va a votare si vota chi vuole l’Unione Europea, capito bene? Altrimenti il voto non è valido.
Chi lo dice? La magistratura sovrana, mentre il popolo è suddito e deve eseguire.
E così la Romania è nel caos.
A due giorni dal ballottaggio, fissato per domani, la Corte costituzionale romena ha annullato l’intero processo elettorale che aveva portato allo svolgimento del primo turno delle presidenziali, tenutosi due settimane fa.
I giudici avrebbero valutato che il voto, dal quale era emerso vincitore a sorpresa il candidato ultranazionalista e filorusso Călin Georgescu, è stato manipolato dalle interferenze di Mosca.
Ora bisogna ripartire da zero, mentre si apre il vaso di Pandora politico nel Paese balcanico.
Una vera e propria follia di un mondo che oltre a perdere le elezioni perde la bussola, perché non sapendo perdere si perde.
Secondo i risultati ieri annullati Georgescu aveva sbaragliato a sorpresa sia il premier in carica Marcel Ciolacu sia Nicolae Ciucă, i leader dei due partiti tradizionali (Psd e Pnl rispettivamente, alleati al governo a Bucarest) e finendo al ballottaggio – inizialmente previsto per domani – contro la liberale Elena Lasconi, capo del partito di opposizione Usr. Il candidato indipendente proveniente dall’estrema destra populista aveva ottenuto il primo posto con il 22,94 per cento dei consensi (contro il 19,17 per cento della sfidante): un esito che nessuno aveva previsto e che ha creato scompiglio nella politica romena, poiché la sua piattaforma elettorale è marcatamente pro-Cremlino e anti-Nato.
Dopo la Germania in brache di tela, la Francia in mutande, ora anche la Romania è messa in ginocchio da una follia che vede i rappresentanti di un mondo che ha sgovernato per trent’anni e che sta cadendo su sé stesso, mettendo a repentaglio economie, stabilità di governo, possibilità di sviluppo.
Il manicomio è ormai esploso e la follia dilaga.





