
Dire che siamo leali alleati della Nato, nelle condizioni attuali della realtà politica, non vuole dire niente.
Il problema, infatti, più che mai all’ordine del giorno, è se la Nato risponde alle logiche guerrafondaie degli inglesi, dei francesi e dei neocon che ancora comandano nell’Amministrazione Usa fino all’ultimo respiro o se la Nato risponderà alle logiche della nuova Amministrazione Usa di Donald Trump. Di un Trump che di guerre non ne ha mai fatte nel passato e che ha promesso di chiudere i conflitti attualmente presenti, a cominciare dall’Ucraina.
L’Italia con chi sta?
L’Italia fascista, guidata da un agente degli inglesi, qual era Benito Mussolini, che ha perso la guerra e che è stata collocata da Churchill nell’orticello di Sua Maestà, doveva, secondo gli inglesi, essere un regno dei Savoia, guidato da un governo continuista, ovviamente sotto tutela di Sua Maestà del Regno Unito.
Gli Americani hanno invece preteso che si facesse un referendum, che l’Italia diventasse una repubblica e che il governo fosse formato dai partiti del Cln e, poi, guidata, per decenni, dalla Democrazia Cristiana.
La colonia Italia con chi sta? Con gli inglesi che vogliono, assieme a Macron, portarci alla guerra mondiale contro la Russia o con Donald Trump, che non intende andare in quella direzione?
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in dichiarazioni congiunte con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, al G7 Esteri di Fiuggi, ha detto: “Abbiamo ottime relazioni, collaboriamo e abbiamo un’identità di vedute sulle grandi questioni internazionali. Siamo insieme nella Nato, a livello politico, ma anche i nostri militari sono uno a fianco all’altro per garantire pace e stabilità nel mondo. Abbiamo una comune visione della situazione in Medio Oriente, lavoriamo per la pace. Ci auguriamo che presto si possa arrivare a un cessate il fuoco in Libano, ma lavoriamo anche per un cessate il fuoco a Gaza”.
Tajani, riguardo all’Ucraina, ha detto che siamo “insieme per una pace giusta che significa libertà e non resa per Kiev. Quindi le relazioni transatlantiche per noi procedono nella giusta maniera”.
Tajani ha aggiunto: “Ringrazio il segretario di Stato Antony Blinken per la collaborazione che ha avuto con noi in questi anni. Continueremo a lavorare con lui e con gli Stati Uniti. Il nostro rapporto è talmente solido che non è legato a questo o quel governo. Noi siamo amici degli Stati Uniti. Ringrazio Tony per tutto ciò che ha fatto per rafforzare questo legame tra Roma e Washington”.
Che vuol dire che continueremo al collaborare con “Tony”?
Tony dal 20 gennaio sarà un egregio signore, mentre noi dovremo collaborare con chi lo sostituisce, ossia con Marco Rubio.
Le relazioni tra Italia e Usa non sono mai state così forti, ha detto il segretario di Stato Usa, “è un riconoscimento alla leadership italiana, alla forte leadership di Giorgia Meloni e del mio amico, il ministro degli Esteri. L’abbiamo visto nel corso della presidenza italiana del G7”.
“I nostri Paesi – ha proseguito Blinken – sono uniti di fronte all’aggressione russa in Ucraina, di fronte alle sfide poste dalla Cina, di fronte alla necessità di una pace duratura e sostenibile nel Medio Oriente. Siamo uniti nel cercare di capire cosa possiamo fare per soddisfare le esigenze e gli interessi dei Paesi della maggioranza globale. In queste aree e in tante altre, l’Italia, gli Stati Uniti, i nostri partner del G7 sono forti collaboratori. Ancora una volta, molto di questo è dovuto alla grande leadership che abbiamo visto qui con il ministro degli Esteri e il primo ministro”.
Come la mettiamo, ad esempio, con il fatto che l’invasione ucraina a Kursk è stata progettata a Londra?
Come la mettiamo che per attivare, guidare, mandare a obiettivo gli Atacms Usa, gli Storm Shadows inglesi e gli Scalp francesi ci vuole personale dei loro Paesi d’origine?
Come la mettiamo con le opzioni che sono sul tavolo di Francia e Inghilterra di inviare truppe di quei Paesi in suolo ucraino, coinvolgendo la Nato?
Le Monde parla di un’opzione che “ha ripreso vigore” nelle ultime settimane grazie alla visita in Francia del primo ministro britannico Keir Starmer. Una fonte citata dal quotidiano francese ha dichiarato che “sono in corso discussioni tra Regno Unito e Francia sulla cooperazione in materia di difesa, in particolare con l’obiettivo di creare un nucleo di alleati in Europa concentrato sull’Ucraina e sulla sicurezza europea in generale “.
L’asse franco-inglese, come è evidente, è la traduzione europea delle logiche dei neocon, messi in un angolo negli Usa e tornati a tentare di fare i protagonisti nel Vecchio Continente.
Antony Blinken, nelle ultime decisioni di Joe Biden di dare il permesso agli ucraini di usare i missili a lunga gittata per colpire in suolo russo, non è estraneo, considerando che al G20 Biden non è riuscito nella foto di gruppo perché non riusciva a trovare il posto.
Antony Blinken è uomo di punta di quell’Amministrazione Usa che ha fatto danni inenarrabili e che è la continuazione di quelle dei Clinton e di Obama, ossia della peggiore politica neoconservatrice e globalista che ci ha portati dove siamo.
Quando parliamo di Francia e Inghilterra troviamo il combinato disposto di una grandeur ormai relegata nel mondo dei sogni e di un tentativo neo imperialista inglese che non ha più le basi minime per esistere.
Ora l’Italia “proletaria e fascista”, il cui capo appellava l’Inghilterra come “perfida Albione” essendone un agente al servizio, cosa intende davvero fare?
Per capire i rapporti di amore odio tra Inghilterra e Russia, senza risalire oltre il secolo scorso, basti pensare, per un verso, che il socialismo fabiano, ossia i membri della Fabian Society, stimavano Stalin e il Partito comunista bolscevico e che Winston Churchill ha trattato, verso la fine della guerra con Stalin nella conferenza di Teheran (28 novembre-1 dicembre 1943, nome in codice Eureka) per far entrare in guerra la Russia contro il Giappone e il 9 ottobre 1944, alla 4^ Conferenza di Mosca (nome in codice Tolstoy) per la spartizione dei Balcani.
Alla 4^ Conferenza di Mosca Roosvelt fu rappresentato dall’ambasciatore Averell Harriman e dal generale di stanza a Mosca John Dean. I due furono sostanzialmente lasciati da parte.
Durante la Conferenza i Balcani risultarono così suddivisi
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Nazione |
Percentuale d’influenza – URSS |
Percentuale d’influenza – Gran Bretagna |
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Romania |
90% |
10% |
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Bulgaria |
75% (proposta originaria) > 80% (decisione finale) |
25% (proposta originaria) > 20% (decisione finale) |
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Ungheria |
50% (proposta originaria) > 80% (decisione finale) |
50% (proposta originaria) > 20% (decisione finale) |
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Jugoslavia |
50% |
50% |
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Grecia |
10% |
90% |
Agli accordi sui Balcani si aggiunse poi la discussione sul futuro dell’Europa centro-orientale, dove l’egemonia sovietica si rafforzò ulteriormente con il riconoscimento de facto del governo comunista di Lublino a guida della Polonia, paese-chiave per la sicurezza sovietica nella visione staliniana dell’Europa post-bellica.
Nel frattempo gli inglesi, tramite il loro uomo, ossia Benito Mussolini, Duce della Repubblica di Salò, aprivano trattative sull’isola Beretta sul lago d’Iseo per convincere Hitler a smettere di attaccare l’Inghilterra e rivolgere le sue armi contro Stalin. Operazione fallita, come testimonia lo storico Luciano Garibaldi, recentemente scomparso, ma che la dice lunga sulla doppiezza di Londra.
Riguardo al Bel Paese, sconfitto e costretto a firmare una resa incondizionata e a cedere importanti pezzi del suo territorio, alla caduta del Primo Governo Badoglio, era seguita la nascita del Secondo Governo Badoglio la cui esistenza era cessata dopo la liberazione di Roma, per far posto ad un nuovo governo presieduto da Ivanoe Bonomi.
Vittorio Emanuele III si era ritirato a vita privata e aveva nominato il figlio Umberto quale luogotenente del Regno.
Winston Churchill, che elogiava Badoglio, si esprimeva in maniera assolutamente negativa per i componenti del governo Bonomi, definiti “un gruppo di politicanti avidi e decrepiti”.
Churchill aveva già deciso che all’Italia non doveva essere concesso lo status di Nazione cobelligerante, ma quello di Nazione sconfitta, in quanto tale status avrebbe permesso all’Inghilterra, che aveva già annunciato la volontà che l’Italia e la Grecia fossero sottoposte alla sua sfera d’influenza ed al suo controllo politico, di garantire i propri interessi nel Mediterraneo.
Churchill dovette fare i conti con ciò che Roosevelt intendeva fare con il nostro Paese. Per esigenze strategiche mondiali che già si preannunciavano nell’immediato periodo postbellico, si doveva poter disporre di un sicuro presidio alleato nel Mediterraneo per contrastare la potenza dell’Unione Sovietica e, pertanto, Roosevelt pensava ad un’Italia schierata ed alleata a fianco degli USA.
Churchill pensava di poter contrastare la posizione americana attraverso accordi separati e segreti con Stalin, ripercorrendo intese che già negli anni Trenta del XX secolo avevano caratterizzato i rapporti tra Inghilterra ed Unione Sovietica, con una collaborazione reciproca che aveva portato alla creazione di una stabile diplomazia sotterranea garantita da agenti segreti doppi.
Inglesi e russi avevano concordato le quote di spartizione dell’Europa (la già citata “Operazione Tolstoj”) cercando di limitare al massimo la presenza americana.
In una Dichiarazione sull’Italia – Discorso sulla politica estera alla Camera dei Comuni il 22 febbraio 1944, Churchill affermò (Testo ripreso da “Dalla Monarchia alla Repubblica”, a cura di Enzo Santarelli, Editori Riuniti): “Così in Italia trattiamo per ora col governo del re e di Badoglio […]. Abbiamo firmato l’armistizio con l’Italia, sulla base della resa senza condizioni, con re Vittorio Emanuele e con il maresciallo Badoglio che costituivano, e tuttora costituiscono, il governo legittimo dell’Italia. Ottemperando ai loro ordini la marina da guerra italiana, non senza rischi e perdite, si è arresa a noi e praticamente tutte le truppe italiane che non erano controllate dai tedeschi hanno pure obbedito all’ordine della corona. Da allora queste forze italiane hanno cooperato con noi nel miglior modo loro possibile, e circa cento navi da guerra italiane stanno ora rendendo importanti servizi nel Mediterraneo e nell’Atlantico. Truppe italiane sono entrate in linea in Italia. Sebbene in uno scontro esse abbiano sofferto dure perdite, continuano a combattere a fianco dei nostri e in numero ancor più grande assicurano servizi indispensabili alle truppe alleate nelle retrovie. La battaglia dell’Italia, per ragioni che ho già spiegato, sarà dura e lunga. Non si potrebbe formare attualmente un qualsiasi altro governo capace di ottenere la stessa obbedienza dalle forze armate italiane. Qualora noi avessimo successo nella battaglia attuale, e entrassimo a Roma, cosi come ho fiducia e ritengo che faremo, saremmo liberi di riconsiderare l’intera situazione politica italiana e ciò faremo con molte facilitazioni che non abbiamo attualmente. È a Roma che un governo italiano su una base più vasta può meglio essere formato. Io non posso dire se un governo così formato sarà di tanto aiuto agli Alleati quanto lo è quello attuale; potrebbe anche essere un governo che tentasse di guadagnarsi le simpatie degli italiani resistendo, per quanto potesse osarlo, alle richieste rivoltegli nell’interesse degli eserciti alleati. Mi dispiacerebbe, comunque, di veder fatto un mutamento che provochi turbamenti (unsettling change) in questo momento in cui la battaglia è all’apice, con alterna vicenda. Quando occorre tenere in mano una caffettiera bollente, è meglio non rompere il manico finché non si è sicuri di averne un altro ugualmente comodo e pratico o comunque finché non si abbia a portata di mano uno strofinaccio. I rappresentanti dei vari partiti italiani, che si sono riuniti due settimane fa a Bari, sono naturalmente ansiosi di diventare il governo d’Italia. Essi certamente non avranno nessuna autorità elettorale o costituzionale fintantoché o l’attuale re abdichi, ovvero egli o il suo successore li inviti ad assumere il potere. Non è affatto sicuro che essi avrebbero un’effettiva autorità sulle forze armate italiane che attualmente combattono al nostro fianco. L’Italia giace prostrata sotto le sue disgrazie e miserie, i viveri sono scarsi, il tonnellaggio per trasportarli è voracemente assorbito dalle nostre operazioni militari in continua espansione. Credo che quest’anno il tonnellaggio degli Alleati sia aumentato di 12 milioni di tonnellate, tuttavia la scarsità continua perché le nostre grandi operazioni assorbono ogni nuova nave non appena pronta e i trasporti di viveri sono difficili. Sarebbe un errore supporre che in Italia esista lo stesso genere di forze e di condizioni politiche che con tanto vigore lavorano in paesi imbattuti o in altri che non sono stati sconvolti dalla guerra oppure soffocati da un lungo periodo di dominazione fascista. Saremo in grado di vedere molto più chiaramente come procedere e di avere risorse molto più variate a nostra disposizione se e quando avremo il possesso della capitale. La politica pertanto, su cui il governo di Sua Maestà si è provvisoriamente accordato col governo degli SU, consiste nel vincere la battaglia di Roma e nel prendere nuovamente in esame la situazione quando saremo in quella città”.
Churchill, pertanto, avrebbe voluto avere un’Italia che continuasse ad essere un regno nelle mani dei Savoia, con un governo simil badogliano.
Se l’Italia oggi è una repubblica democratica lo si deve chiaramente agli americani, i quali hanno preferito chiudere la vicenda fascista e del regno dei Savoia e aprire una pagina nuova.
La storia insegna, o dovrebbe insegnare, e conseguentemente si ripropone ancora una volta la domanda, che ha come base la riflessione storica, ossia se stiamo nella Nato per essere un protettorato inglese, dopo essere stati una dependance della Francia, grazie alla sinistra progressista, o se intendiamo fare tesoro del passato e avere come riferimento l’America che si è dimostrata capace di mandare a casa i protagonisti di una stagione orribile e di voler cambiare decisamente pagina?
Vogliamo stare con i neoconservatori che stanno rientrando nel Vecchio Continente, che li ha inventati, ispirati, in funzione neo imperialista inglese o preferiamo giocare le nostre carte con la più grande democrazia del mondo, sia pure con tutti in suoi difetti?





