Home Politica IL POTERE MONETARIO E LA LA POLITICA – PARTE II

IL POTERE MONETARIO E LA LA POLITICA – PARTE II

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di Marco Della Luna

La politica delle grandi famiglie bancarie mondiali, Rothschild in testa, tra loro imparentate per via matrimoniale, dalle guerre napoleoniche ad oggi consiste nel fomentare le guerre, finanziare tutte le parti belligeranti per la conduzione della guerra e poi per la ricostruzione, così da indebitarle fino al collo con le loro banche e assumerne il comando politico, nascosto dalla democrazia formale e di facciata. Anche ora lo stanno facendo. Le guerre non vengono da inimicizie tra i popoli, che possano superarsi col dialogo e la buona volontà, ma da calcoli di interesse o necessità finanziaria, i quali vengono coperti suscitando le inimicizie mediante una propaganda mirata e pagata. Possiedono i mass media e big Pharma. Il potere politico, a livello internazionale come a livello nazionale, deriva dall’indebitamento dei popoli e dei governi e della loro dipendenza da chi crea e fornisce loro il denaro per tirare avanti. Sono un indebitamento e una dipendenza costruiti metodicamente nei secoli da poche famiglie dinastiche, burattinaie di statisti grandi e piccoli

Si hanno democrazia e progresso civile durante tutto il periodo in cui la comunità bancaria, espandendo il credito e la liquidità, esegue l’operazione di indebitamento senza uscita dello stato e del settore privato verso di sé, e deve tenere la gente calma e contenta. Poi il sistema bancario fa la stretta, il credit crunch, produce la crisi, e la democrazia lascia il passo alle richieste del mercato e il progresso cede alle necessità di sacrifici per pagare i debiti, per fare i compiti a casa. E siccome non ci si può liberare da un debito con interessi pagandolo nella stessa moneta con cui lo si è contratto, per quanto sacrifici si facciano, si finisce per pagare col taglio dei salari, dei servizi, degli investimenti, dei risparmi. E con la svendita degli assets pubblici a gruppi controllati dai soci delle banche. Credo che anche i finanziamenti del PNRR abbiano questo scopo. Il fatto che in gran parte siano destinati a investimenti improduttivi, come il gender e la green transition, è un forte indizio in questo senso. Combinati alla tendenza recessiva in Europa, destabilizzeranno i bilanci pubblici.

Da ultimo si arriva al capitalismo maturo, quello odierno, che non ha più bisogno di mantenere il consenso, il benessere e la fiducia popolari, e li scarica come costi inutili. Sbagliò Marx nel prevedere che il capitalismo sarebbe entrato in crisi di mercato per crollo dei margini di profitto, e da tale crisi sarebbe spontaneamente nato un ordinamento socialista dell’economia e dello Stato. Sbagliò perché non sapeva che la tecnologia avrebbe dato ai capitalisti i mezzi per non avere più bisogno dei lavoratori e dei consumatori, quindi dello stesso mercato. Il capitalismo oggi si affranca dai vincoli umani e sociali, e dello stesso mercato. Grazie all’I.A., licenzia in massa.

.Infatti i sistemi liberal democratici, per loro natura, tendono a gradualmente sopprimere la libertà e la democrazia, perché con la libertà di impresa (che è la loro caratteristica fondamentale) danno luogo a monopoli e reti che controllano le risorse fondamentali, innanzitutto la moneta e il credito, e finisce che i banchieri indebitano gli stati e la società civile al punto da annullare ogni loro libertà decisionale, obbligandoli a scelte che aumentano progressivamente la loro dipendenza e a trasferire ai finanziatori privati quote crescenti del reddito nazionale e del risparmio: TINA, there is no alternative.  Così la liberal democrazia diventa una società chiusa cioè irrigidita.

L’agenda 2030, con la Green Transition e lo stesso PNRR, è essenzialmente un metodo per centralizzare il controllo di tutto ciò che governa la vita umana associata e individuale. Poggia su un’ideologia pseudoscientifica e pseudo etica, costruita ad hoc. Il progetto di un mondo “Villaggio globale” liberal finanziario è in via di abbandono. L’umanità si governa meglio dividendola in blocchi da contrapporre l’uno all’altro come in 1984 di Orwell, tutti sotto una regia unica. È quello che stanno facendo. Le esigenze di una guerra permanente legittimano prelievi di risorse (e le emissioni monetarie) associati ai tagli dei diritti. Gestione emergenziale permanente. Blocco occidentale tutto impegnato contro il falso nemico Russia mentre lo si sottopone a sostituzione etnica e ad afro islamizzazione. Blocco russo tutto impegnato contro il falso nemico Occidente mentre lo si fa assorbire dal gigante cinese. Infatti sia la cultura islamica che la cultura cinese sono altamente massificanti e autoritarie, garanzia contro il pensiero libero e critico. Quindi contro le sorprese, che il potere non ama.

Stiamo descrivendo ciò che viene chiamato “società estrattiva”. Dicesi società estrattiva quella la cui classe dominante, più che per produrre ricchezza (cosa gravosa per l’ecosistema), opera per estrarre la ricchezza già prodotta dalle classi produttive, prendendola dal risparmio privato, dagli assets pubblici, dalle imprese industriali. E’ la nostra società: una grande miniera, da cui una certa oligarchia estrae la ricchezza.

Qual è il profitto di lanciare una campagna di riforme che si sa che non saranno realizzabili, come per esempio l’elettrificazione delle automobili e probabilmente tutta la Green Transition, perché insostenibili per l’economia e basate su teorie false? Il profitto sta nel fatto che, su questa campagna e sugli investimenti che essa sulla carta comporterà, si possono anticipatamente emettere azioni, obbligazioni e prestiti, collocandoli e realizzando già con essi il profitto, prima che si debba rinunciare alla campagna stessa. Naturalmente questo profitto avviene a spesa degli incauti acquirenti dei titoli finanziari.

Oppure si può decidere di forzare la realizzazione delle riforme per abbattere l’economia, così da causare un suo crollo e da permettere a chi ha già realizzato i suddetti profitti di comperare tutto, le case per prime, a prezzo ridicolo per lui, ma tragico per il resto della società. Questa è la missione Ursula.

In termini generali: mediante riforme dall’alto è difficile aiutare l’economia nei suoi vari settori, ma per converso è facile danneggiarli, deprimerli, ora questo, ora quello. Da qui il business: far eseguire allo stato una riforma che sia fatta accettare come utile o necessaria e che invece danneggi certi settori dell’economia, così da abbattere il valore delle loro aziende e di consentire alla grande finanza di rastrellarle.

Oppure ancora: creare ampie fasce di povertà mediante trasformazioni economiche come l’euro e la deindustrializzazione, e usarle come giustificazione per prelevare 100 di tasse in più da chi ha, distribuirne 50 e trattenere il resto per l’intermediazione politica. L’arretratezza del Meridione è stata usata in questo modo per 70 anni, e siccome rende, essa viene mantenuta.

In alternativa, senza ricorrere a leggi e riforme, si può creare una bolla mediante aspettative di rialzo e profitti alimentate ad arte, collocare i titoli raccogliendo gli investimenti, e poi lasciare che la bolla scoppi, in danno di chi ha comperato i titoli emessi dalle società interessate e i crediti cartolarizzati dalle banche che le hanno finanziate, dopo essere state lautamente pagate per collocare i loro titoli sul mercato in modo fraudolento.

I bonds delle riforme-truffa come Green Transition non hanno bisogno nemmeno essere venduti: vengono monetizzati alla BCE e poi la gente li deve pagare indirettamente, con l’immettere dentro questa vuota moneta, creata con la frode, il capitale, cioè il valore, creato dal suo lavoro. Onde inflazione.

Abbiamo avuto fino al 1980 circa un capitalismo essenzialmente industriale, produttivo, manifatturiero. Poi un capitalismo finanziario, improduttivo, speculativo, parassitario. Ora abbiamo un regime di capitalismo monetario, altamente distruttivo. Il Cantillon Effect è l’effetto paradossale della scoperta di nuove fonti di oro, da usare come moneta – per il passato soprattutto spagnolo, el siglo de oro, il 1500; e, ai nostri giorni, delle nuove emissioni monetarie che non vanno ad alimentare l’economia produttiva. La maggiore disponibilità di moneta (aurea o fiat) causa dapprima un periodo di forte crescita economica, ma presto esso impoverisce il paese, perché induce inflazione e rende perciò conveniente importare prodotti dall’estero, il che fa chiudere molte aziende nazionali, e spinge la gente produttiva ad emigrare. Gradualmente, per conseguenza, tutta la moneta dovrà essere mandata all’estero in pagamento delle merci non più prodotte in patria, e questa resterà impoverita, deindustrializzata e totalmente dipendente dalle importazioni – così avvenne con la Spagna e il Portogallo per effetto dello sfruttamento delle miniere d’oro e argento in Sudamerica, con enorme importazione di questi metalli, usati poi per pagare merci e servizi da altri paesi.

Alla fine, gli unici beneficiari dell’aumento di produzione monetaria sterile, che non aumentano la produzione utile, ossia i beneficiari del signoraggio monetario, restano soltanto quelli che producono ed emettono la moneta stessa, arricchendosi direttamente, cioè oggi i banchieri centrali (in passato, la Corona che era proprietaria delle miniere d’oro e d’argento), oltre ovviamente  a quelli che la ricevono benefici diretti dalla spendita di tale moneta, ossia gli speculatori finanziari da cui le banche centrali comperano i titoli finanziari. Costoro non sono danneggiati dall’inflazione semplicemente perché possono compensarla emettendo maggiore quantità di moneta, e lo fanno. E per la medesima ragione non risentono delle recessioni, anzi ne approfittano. E non hanno interesse a spendere per investimenti, servizi pubblici, ordine pubblico, sanità, infrastrutture – tutte cose che non portano loro soldi in tasca, spese sterili dal loro punto di vista. Ecco perché queste cose sono in costante peggioramento. Ecco perché i vertici della società odierna operano contro gli interessi del corpo sociale.

In un contesto cosiffatto, l’area dominata dalla NATO si sta concentrando su due sole, specifiche produzioni, e trascura deliberatamente le altre:

-la moneta, per sostenere i traballanti mercati finanziari speculativi in bolla strutturale;

-e le armi, per sostenere la pure traballante accettazione del dollaro come moneta internazionale di riserva, contro l’attacco dei Brics (Ucraina).

Risultati di tale scelta:

-l’economia reale e l’occupazione languiscono, e con esse lo faranno il gettito fiscale e quello contributivo;

-l’inflazione prosegue la sua marcia, data la riduzione dei beni prodotti e l’aumento della moneta in circolazione;

-le finanze pubbliche sprofondano nel sovraindebitamento;

-tutta la società si impoverisce, tranne i pochissimi che succhiano direttamente dalla creazione di moneta e quelli che producono gli armamenti e i farmaci, specie quelli non risolutivi e con effetti patogeni:

-l’agognata divisione della società in due classi -una vincente e l’altra ad esaurimento- viene così ottenuta automaticamente e matematicamente, senza che se ne vedano le cause, senza che appaia un colpevole o una pianificazione.

Coloro che hanno i soldi veri, intanto, li investono in beni reali, oro, immobili, aziende, e si preparano con il sistema bancario delle valute digitali delle banche centrali, mediante il quale contano di rastrellare tutto quello che potranno dalla incombente crisi sistemica.

Dal secondo dopoguerra, e soprattutto dal 1971, cioè da quando Nixon sospese la convertibilità in oro del dollaro, il perno della storia mondiale, il suo fattore dominante, è la capacità, conquistata dagli USA, di comperare tutto nel mondo, di pagare tutti i regimi e tutte le proxy wars, semplicemente stampando dollari od obbligazioni denominate in dollari, i t-bonds. Per ogni dollaro di valore che effettivamente producevano in termini di beni e servizi, potevano emettere 5 dollari in moneta, e comperare valore per 5 dollari, garantendo così il benessere interno, l’American way of life. Infatti, gli USA, nel 1944, con gli accordi di Bretton Woods, avevano soppiantato l’Impero Britannico come potenza egemone mondiale e avevano imposto la loro moneta interna come moneta di riserva mondiale, ossia la moneta in cui tutte o quasi le transazioni internazionali, e particolarmente quelle delle materie prime, del petrolio e dei titoli finanziari, dovevano essere pagate. Chi si ribellava all’uso obbligato del dollaro faceva una brutta fine: Saddam Hussein, Anuar Gheddafi. La forza e l’intimidazione militare, quindi un enorme bilancio della difesa, erano e sono necessari per imporre l’accettazione del dollaro e dei t-bonds in giro per il mondo. L’URSS fu sconfitta anche grazie a questo potere monetario, perché essa non aveva la capacità monetaria di produrre uno e comperare 5. Sempre questo potere monetario ha portato gli USA a deindustrializzarsi, cioè a far produrre all’estero, a basso prezzo, soprattutto in Cina e in altri paesi asiatici, i beni di cui abbisognava, pagandoli con emissioni di moneta e di t-bonds ormai vistosamente scoperti, mentre le loro industrie produttive si spostavano all’estero  e l’accettazione del super inflazionato dollaro e dell’abnorme debito pubblico USA richiedeva una sempre crescente presenza e pressione militare anche per acquisire sempre nuovi territori in cui affermarsi, soprattutto dell’ex area del Patto di Varsavia e dell’ex URSS. L’Ucraina, con i suoi 34.000 miliardi di dollari stimati di ricchezze naturali, doveva essere la successiva acquisizione, ma è andata male. Già dal primo mandato di Trump stanno cercando di reindustrializzarsi, ma non è facile, perché nel frattempo si sono dissolte le maestranze specializzate nelle attività industriali richieste. E’, di nuovo, l’effetto Cantillon, non più derivato dall’importazione di oro, ma dalla sovranità monetaria internazionale, che produce impoverimento nel paese che impone la sua moneta fiat come moneta internazionale.

Ma da diversi anni questo dominio e privilegio monetario sta declinando, soprattutto con l’avvento e il consolidamento dei BRICS, perché le transazioni internazionali si stanno dedollarizzando, in quanto sempre più vengono usate altre valute. La Cina, specificamente, sta allestendo una piattaforma di intermediazione commerciale che prescinde dal dollaro. Gli elevatissimi dazi che Trump intende ulteriormente innalzare contro le merci cinesi per stimolare le reindustrializzazione sono solo un aspetto della guerra monetaria in atto. Infatti, fino ad oggi, ogni compratore che voglia acquistare sul mercato internazionale commodities o altri beni, o servizi, da pagarsi in dollari, deve aprire un conto in una banca statunitense, la correspondent bank, per procurarsi dollari. Così facendo, però, il compratore in questione si sottomette alla normativa e al controllo statunitensi. Il dollaro funge così anche da strumento di geostrategia a beneficio della dirigenza Usa, che lo impiega per sanzionare, bloccandone le transazioni commerciali, i paesi con cui ha conflitti politici o commerciali pendenti.
La Banca dei regolamenti internazionali (Bri), sedente in Basilea, un organismo internazionale della finanza angloamericana, una banca centrale delle banche centrali, che usata e creata per finanziare negli anni ’30 la ricostruzione della Germania nazista, su evidente richiesta di Washington, ha abbandonato il progetto noto come mBridge, che consiste in un sistema finanziario alternativo al dollaro basato sull’utilizzo della tecnologia blockchain. Il vero motore dell’iniziativa è stato la Cina, sostenuta da Hong Kong, Thailandia e Emirati arabi, e a cui ha aderito, lo scorso giugno – udite udite – l’Arabia Saudita, il secondo produttore mondiale di petrolio con le maggiori riserve accertate, e che negli stessi giorni ha annunciato di non voler rinnovare l’accordo attivo dal 1974 per utilizzare soltanto dollari nelle vendite di petrolio. Del resto, l’Arabia Saudita esporta il 20% del suo petrolio in Cina, che è diventata il suo principale cliente. Inoltre, l’Arabia Saudita, con i buoni uffici della Cina, si è riappacificata con l’Iran, suo maggiore competitor nell’area, e ha partecipato, come nazione invitata, al recente vertice dei Brics+ a Kazan. La novità più importante di questo vertice, è la decisione di impiegare le valute nazionali nelle transazioni tra i Paesi Brics+ che saranno effettuate attraverso i rispettivi sistemi bancari su una piattaforma autonoma rispetto allo Swift, che è un sistema di messaggistica relativo ai pagamenti internazionali, controllato dagli Usa. La Russia intanto preme per la creazione di una moneta propria dei BRICS.

Per gli Usa tutto ciò rappresenta un notevole pericolo esistenziale. Infatti, non bisogna dimenticare che gli Usa vivono parassitariamente sul dollaro, in quanto detenere la moneta di riserva e di scambio internazionale gli permette di finanziare i consumi interni e l’intera loro economia, in particolare il loro enorme doppio debito, quello commerciale e quello statale. Grazie alla necessità di molti Paesi, specie quelli emergenti e periferici, di avere riserve in dollari, gli Usa riescono a collocare facilmente i propri titoli di Stato. La situazione del debito statunitense, però, sta peggiorando negli ultimi anni, rendendone più difficile la gestione. Il debito pubblico tra 2020 e il 2024 è cresciuto da 27.700 miliardi di dollari a 35mila miliardi, mentre quello commerciale è passato da 981,9 miliardi del 2020 a 1.151,8 miliardi del 2023.

Quindi, per Trump si prospetta un’altra sfida ben più importante che introdurre nuovi dazi sulle merci importate dalla Cina e dalla Ue: difendere il ruolo mondiale del dollaro. Per salvarlo, credo che Trump sarà pronto a tutto: dalle concessioni alla Russia nella vicenda Ucraina, all’opzione di una guerra allargata.

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