
di Raffaele Romano
LA GEOPOLITICA RIVOLUZIONARIA IN ITALIA
Il termine geopolitica, secondo la Treccani, sta ad indicare il complesso di problemi politici che traggono origine da fatti d’ordine territoriale, specie quando si consideri lo Stato come un organismo che nasce, si sviluppa e decade, e che, al pari degli esseri viventi, ha bisogno di uno spazio vitale. Negli anni ’60 del secolo scorso vari gruppi di aspiranti rivoluzionari che molto spesso si formavano nei salotti buoni dell’alta borghesia italica iniziarono ad elaborare molte tesi che prevedevano, con vari metodi, l’abbattimento dello Stato italiano.
Fra i moltissimi “movimenti rivoluzionari” uno in particolare brillò anche per il nome impegnativo che portava: “Lotta Continua”, cioè bisognava lottare sempre e continuamente. A parte la battuta questo soggetto rivoluzionario è stato uno dei più importanti gruppi rivoluzionari che si costituì a Torino nel 1969 dall’incontro tra gli operai di Mirafiori e il movimento studentesco. Il gruppo era molto eterogeneo e iniziò a chiamarsi “Lotta Continua” proprio dall’intestazione dei primi volantini che venivano distribuiti ai cancelli delle fabbriche. I suoi membri appartenevano alla sinistra extraparlamentare, operaia e rivoluzionaria e parlavano e scrivevano molto apertamente e tranquillamente l’opzione della “lotta armata contro lo Stato”.
Vedremo di esaminare alcuni dei tantissimi appartenenti per “ricordare” chi e cosa furono e dove sono finiti. Adriano Sofri è stato uno dei capi del movimento in netto contrasto col Psi che era al governo e colpevole, per lui e per Lotta Continua, di riformismo. Sofri avviò una forte opposizione nei confronti del Commissario Calabresi, accusato di essere il vero responsabile della morte dell’anarchico Luigi Pinelli, insieme a Pietro Valpreda (entrambi risulteranno poi estranei). Nel 1988, sedici anni dopo l’omicidio Calabresi, Leonardo Marino, anche lui militante di Lotta Continua, confessò ai giudici di essere stato uno dei due membri del commando che aveva ucciso il commissario e accusò Ovidio Bompressi di aver esploso i colpi mortali aggiungendo che l’ordine fu di Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani.
Il calvario dei familiari delle vittime cominciò allorchè la Francia, principalmente, ospitò e negò per decenni le estradizioni di molti terroristi che si erano là rifugiati. Pietrostefani ha scontato solo una minima parte della pena, circa 2 anni, essendosi poi rifugiato in Francia dove fa lo scrittore (sic!). La pena, ridotta a 16 anni da alcuni indulti è passata a14 anni da scontare e si prescriverà nel 2027, fra poco. Sofri scontò la pena dal 2005 in regime di semilibertà e dal 2006 ai domiciliari venendo scarcerato nel gennaio 2012 per decorrenza della pena e ridotta, anche lui giornalista e scrittore. Altri, invece, come Alexander Langer e Marco Boato fecero una buona carriera parlamentare quello stesso Parlamento che volevano abbattere con tutto lo Stato. La maggior parte di loro fece una splendida carriera di scrittori e giornalisti accolti e supportati dalla borghesia finanziaria ed editoriale che regnava nel nord del Paese. Enrico Deaglio, ad esempio, finì alla Stampa di mamma Fiat, poi al Manifesto, ad Epoca, a Panorama e la tanto aborrita Unità del Pci. Scendendo al sud e, precisamente a Napoli, ci fu Erri De Luca, scrittore, che accolto a braccia aperte degli editori di libri dove fu consacrato un giorno, fra le tante cose, affermò «La lotta armata? Non era terrorismo. In quegli anni fu guerra civile». «Gli uomini delle Br? Non erano terroristi» queste perle di saggezza vennero dette alla presentazione napoletana del libro dell’ex brigatista rossa Barbara Balzerani. “E gli uomini delle scorte uccisi? Li considero caduti, alla stessa stregua dei caduti della sinistra rivoluzionaria e di alcune persone ammazzate per errore nel corso di azioni. Vittime alla pari di quella stagione, di quella guerra civile italiana” (AriSic!). Anche Peter Freeman divenne giornalista con diverse testate e poi approdò da Mamma RAI, dove partecipò alla costruzione di Blob, Schegge, Vent’anni prima, Ballarò. Come se non bastasse dal 2014 al 2017 fece parte della struttura Cultura e Storia di Rai 3, La grande storia e a Correva l’anno: quale cultura e storia abbia mai potuto raccontare ai posteri l’ardua sentenza.
Anche Carlo Panella da Lotta Continua divenne un giornalista e scrittore lavorò in Tv con Giuliano Ferrara e Angelo Guglielmi, col TG4 di Emilio Fede poi a Studio Aperto di Paolo Liguori. Collaborò col Foglio e nel 2002 passò alle Tribune Politiche di Mediaset. Gad Lerner iniziò con Lotta Continua per fare, poi, la più fulgida carriera fra i rivoluzionari ante litteram approdò al Lavoro, a Radio Popolare, al Manifesto e L’Espresso. Entrò a Rai 3, fu vicedirettore alla Stampa, di nuovo in Rai per condurre su Rai 1 e poi su Rai 2, nell’ aprile 2000 diviene addirittura direttore del TG1, poi La7, alla Repubblica oggi è al Fatto Quotidiano. Una carriera accademica realizzò Marco Revelli che, oltre a fare il giornalista e lo scrittore come gli altri suoi compagni, divenne professore ordinario sul settore SPS/04, Scienza politica, Scienza della politica, Sistemi politici e amministrativi comparati e, inoltre, anche Teorie dell’amministrazione e politiche pubbliche presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università del Piemonte orientale.
Simile carriera universitaria ha fatto Giovanni De Luna che insegna storia contemporanea presso la Scuola di studi superiori dell’Università di Torino. Senza dimenticare Toni Capuozzo: Vicedirettore del TG5 fino al 2013, dal 2000 al 2017, sotto la direzione di Videonews, su Rete 4. Per questioni di spazio ricordiamo solamente i loro nomi Guido Viale, Alfredo Bandelli, Massimo Carfora, Massimo Carlotto, Guido Crainz, Marco Donat-Cattin, Riccardo Dura, Paolo Hutter, Luca Mantini, Leonardo Marino, Giuliano Naria, Carlo Oliva, Sergio Olivieri, Francesco Pigliaru, Costanzo Preve, Roberto Sandalo, Marino Sinibaldi, Silvio Viale. Analogo approfondimento andrebbe fatto per altri gruppi rivoluzionari e, fra questi, non possiamo non ricordare il Gruppo 22 ottobre, i GAP Gruppi Armati Proletari di Giangiacomo Feltrinelli le Brigate rosse, i NAP, Prima linea, Unità comuniste combattenti, Ronde proletarie, Ronde armate proletarie ecc. ecc.
Le conclusioni che si possono trarre sono diverse ma due in particolar modo mi convincono: la prima che tutti costoro avevano in animo di sovvertire lo Stato ma non sono stati adeguatamente puniti. La seconda è che il sistema statuale italico che volevano abbattere li ha fatti propri con splendide carriere da scrittori, professori, giornalisti e televisioni garantendo loro di vivere agiatamente e “sputare sentenze” ad ogni piè sospinto. Infatti ancor oggi, vecchi e rugosi, continuano ad essere invitati, spesso a pagamento, nelle Tv e sui giornali dove dispensano la loro cultura di “maître à penser”. In tutto il mondo una fenomenologia del genere non è per niente avvenuta.





