
Il via libera ai due vice presidenti esecutivi designati, Teresa Ribera e Raffaele Fitto, è un fatto politico che va ben oltre il valore in sé dei due commissari, in quanto sposta l’asse politico della Commissione e del Parlamento europeo verso destra, in linea con quanto sta avvenendo nella maggior parte degli Stati aderenti.
Con la nomina di Raffaele Fitto, Giorgia Meloni ha realizzato un capolavoro politico, mantenendosi coerente con l’opposizione ad una coalizione fotocopia di quella precedente, che ha eletto alla presidenza Ursula von der Leyen e, successivamente, creando le condizioni per l’inserimento nella Commissione di un esponente di Ecr (Conservatori riformisti europei), partito del quale lei è presidente, con il risultato di aver spostato l’asse politico a destra, mettendo di fatto alla porta i Verdi.
Nessun riferimento è stato fatto all’allargamento o meno della maggioranza ai conservatori e riformisti europei, ma secondo il presidente del gruppo Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, l’Ecr e Fratelli d’Italia hanno dimostrato un impegno costruttivo non solo nelle ultime settimane, ma fin dallo scorso aprile, in occasione del voto sul nuovo Patto per la migrazione e l’asilo. “Stiamo lavorando insieme a coloro che vogliono davvero realizzare le cose”, ha detto Weber, il quale ha aggiunto: “Un esempio concreto è che abbiamo avuto ad aprile di quest’anno un voto cruciale per la gestione della migrazione a livello europeo dopo anni di discussioni senza fine. Fratelli d’Italia ha contribuito ad avere la maggioranza nel Parlamento europeo”.
Parole che la dicono lunga su cosa accadrà nei prossimi mesi a Bruxelles dove, la si giri come si vuole, è in atto una virata a destra che tiene conto degli andamenti elettorali avvenuti nei vari Paesi aderenti e che prende atto dello spostamento a destra in Francia e della possibile fine del governo semaforo in Germania, dove le prossime elezioni potrebbero escludere i due partiti dei verdi dei liberali persino dal Parlamento.
Non sta meglio la Spagna, dove Pedro Sanchez riesce a mantenere il suo governo miracolosamente e non è detto che ci riesca ancora per molto.
Hanno capito l’antifona i Verdi, il cui co-presidente del gruppo, Bas Eickhout, ha parlato di “un giorno non buono per il Parlamento europeo”. Di fatto non è buono per i Verdi.
“Abbiamo detto fin dall’inizio che l’unico modo per ottenere una maggioranza stabile è lavorare insieme come europeisti. È evidente – ha aggiunto il co-presidente dei Verdi – che stanno rompendo il patto di collaborazione. E non credo che d’ora in poi il Ppe non lavorerà più insieme all’Ecr. Sono abbastanza sicuro che l’Ecr sia molto felice. Ma onestamente non vedo la possibilità di un lavoro stabile con Ecr” da parte di Ppe, S&D e Renew Europe.
In tutta questa vicenda il Ppe si pone come l’ago di una bilancia che pende sempre più a destra.
Lo spostamento a destra dell’asse politico europeo non è solo prodromico alla liberazione del giogo verde, ma mette in obiettiva crisi i Socialisti & Democratici, i quali dovranno fare i conti con la realtà. Una realtà che incalza anche a livello internazionale, con la vittoria di Donald Trump e la messa in discussione del green, del climate change e di tutta la porcheria woke e cancel culture introiettata da chi, proveniente dalla sinistra socialista, si è inserito nella palude progressista.
Riguardo a Renew Europe, il trasformismo è di casa. Macron ha combattuto la Le Pen insieme a socialisti e comunisti per poi costituire un governo che li esclude e guarda a destra.
In tutta questa manovra in atto, quella che esce come una leader che ha strategia è Giorgia Meloni, che i nostrani abitanti del campo largo volevano, assieme ai media mainstream, isolata da tutto e da tutti e che, al contrario, si afferma come capace di tessere alleanze e di determinare importanti riassetti del quadro politico europeo.
Se consideriamo che anche con questa abile manovra Giorgia Meloni si propone all’America di Trump come interlocutore valido e affidabile, c’è da concludere, senza tema di sbagliare, che grazie alla sua caratura di leader, l’Italia può pensare a svolgere un ruolo importante in Europa e non solo.
Nei prossimi mesi ci saranno importanti cambiamenti nel Medio Oriente, che implicheranno un nuovo ruolo del Mediterraneo e che coinvolgeranno il continente africano.
Anche in questo ambito, va detto che, con il Piano Mattei, Giorgia Meloni ha avuto ed ha il merito di avere visione.
La nomina di Raffaele Fitto va inquadrata anche in questo futuro africano e mediterraneo.
Non a caso Giorgia Meloni ha così commentato la nomina di Fitto: “Abbiamo ottenuto un portafoglio di peso e il coordinamento di deleghe strategiche per la nostra Nazione e per l’Europa intera, come l’agricoltura, la pesca, l’economia del mare, i trasporti e il turismo – sostiene Meloni -. Questa indicazione è la conferma di una ritrovata centralità dell’Italia in ambito europeo, all’altezza del nostro ruolo come Stato fondatore della Ue, seconda manifattura d’Europa e terza economia del Continente”.





