Home Opinioni AUTONOMIA DIFFERENZIATA, DALLE FOLLIE LEGHISTE ALLE FURBIZIE DELLA SINISTRA SMEMORATA

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, DALLE FOLLIE LEGHISTE ALLE FURBIZIE DELLA SINISTRA SMEMORATA

0

di Marforius

Da settimane, se non da mesi, si fa un gran parlare e ovviamente discutere riguardo la normativa proposta dal governo in materia di autonomia differenziata, portata avanti dal ministro Calderoli, che, a quanto sembra, visti i precedenti, è uno specialista in pasticci normativi, come ebbe a dire egli stesso riguardo il porcellum e da cosa derivò questa aggettivazione.

Ormai nessuno ricorda che di fronte alle proposte dell’allora Lega Nord, riferite addirittura a secessioni, poi sfumate in autonomia, alle quali quasi nessuno si contrappose, soprattutto a sinistra, nei confronti della palese follia delle proposte, che non avevano e non hanno né capo e né coda. Per di più tale insulsaggine politica ha generato una sorta di assuefazione, che comporta anche  l’indifferenza e l’inconsapevolezza dei cittadini.

Quindi è stato un errore degli attuali alleati della Lega ad accondiscendere, seppur senza convinzione. Errore che viene da lontano, che riguarda anche la sinistra, che oggi si straccia le vesti, come è bene ricordare, soprattutto a beneficio di chi legge.

«L’autonomia differenziata è di sinistra», ebbe a dire il Presidente Pd della Giunta Toscana, Eugenio Giani, nel gennaio del 2023. Oggi lo stesso Giani annuncia che la Toscana «sarà fra le cinque regioni che promuoveranno la richiesta di referendum abrogativo dell’autonomia differenziata: il testo approvato è sbagliato, creerà diseguaglianze e amplificherà le disparità sul territorio». Quindi contro ordine compagni, l’autonomia differenziata è diventata di destra.

Del resto, nel corso dei decenni, il tema dell’attuazione del federalismo regionale è stato alternativamente «di destra» e «di sinistra», a seconda delle circostanze o meglio per fare la solita propaganda. Oggi è decisamente «di destra» perché la legge quadro (che si limita a definirne le procedure di attuazione) è stata promossa dal governo Meloni. Ma pochi anni fa una legge assolutamente analoga era stata promossa da un governo di sinistra (il Conte giallorosso 2019-2021) a firma del ministro Pd agli Affari regionali Francesco Boccia. Il quale “oggi”, da capogruppo Pd al Senato, denuncia: «È una riforma che avrà un impatto devastante su scuola, sanità, trasporto pubblico, assistenza. Per questo raccoglieremo le firme per abrogarla». Prima ancora era stata inserita come «priorità» nel programma del governo di destra gialloverde (sempre a guida Conte). E in ogni caso la riforma costituzionale da cui discende, quella del famoso Titolo quinto, è stata varata da un altro esecutivo di centrosinistra, il governo Amato del 2001, per togliere un argomento elettorale alla Lega di Bossi, con il solito vizietto dello scavalcamento a sinistra, in questo caso del tutto insulso.

In questa lunga storia a targhe alterne, il toscano Giani non è certo l’unico ad essersi variamente riposizionato. Nel 2017 fu l’attuale governatore dell’Emilia-Romagna, ora presidente del Pd nonché europarlamentare, ad affiancare i presidenti di Veneto e Lombardia nella richiesta di avocare alla regione importanti competenze sulle più diverse materie – 15, nel caso dell’Emilia Romagna – e a sottoscrivere una pre-intesa con il governo di sinistra il cui premier era Paolo Gentiloni. L’economista Gianfranco Viesti, non certo di destra, ha definito l’autonomia una «secessione dei ricchi», slogan che ora il Pd fa suo. Lo stesso nel gennaio del 2023, sul Mulino, chiosava: «Chi ha trasformato l’iniziativa (partita dal Veneto di Zaia, ndr) in tema prioritario dell’agenda politica è stato Bonaccini affiancandosi a Veneto e Lombardia nelle richieste di massicce dosi di autonomia». Visto che ci siamo, corre l’obbligo di rammentare che la vice di Bonaccini era la segretaria del Pd, Elly Schlein, riguardo la quale non risultano, all’epoca, esternazioni volte a palesare perplessità o obiezioni.

Stavolta dobbiamo dire grazie alla Corte Costituzionale.

Autore

  • Marforius

    MarforiusMarforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui