
di Max Del Papa*
Parlare è facile, finché non tocca a te, la sinistra al silicone. Però la ristrutturazione ideologica di Lilli Gruber merita, noblesse oblige, riflessioni più serie. Certo, che ne impari più con le cattive che con le buone; certo, che non si è mai perdenti finché non sbatti i denti. Ma nella sua sibilante sibillina staffilata con cui ha portato il suo privato in pubblico, dunque in politico, in pieno talk show serale, si nascondono problematicità che non ci è lecito ignorare, tanto per cominciare: chi glielo ha detto a Kruber che il suo scippatore era nekro? Sa qualcosa che non vuole o non può dirci? Lo ha per caso visto scappare, magari dopo averla vista in faccia? Ma no, che andate a pensare, è solo che l’aveva forse riconosciuta. Nel senso di persona famosa, altolocata e quindi, nella mente del ladruncolo, potente (“Lei potente, io niente…”).
Ma chi l’ha detto, ma dove sta scritto che era nero come il carbon o al limite fumé? Dunque ricapitoliamo un attimino. Lilli Gruber, nome aggressivo, padronale, da proprietario di Grandi Magazzini (ricordate? Anno di grazia 1986, c’erano tutti, pure Abatantuono Mago di Segrate, o pobbacco, sto levitanto, so’ stupito perplesso, madòòò, su’ puteent!) sta facendo stretching mattutino a Villa Borghese, che le fa bene, in diretta alle 8 e ½ è sempre così rigida, marmorea come la Giustizia Offesa; a un certo punto si accorge che le è sparito il borsello con gli effetti personali: le chiavi di casa, il telefono, i documenti, l’acido ialuronico… La sera stessa, al programma di cui è padrona, più che conduttrice, se ne esce così: “È evidente che le porte aperte a tutti non possiamo più permettercele…”. Più rigida e offesa che mai.
Sconvolgente, traumatico: ma che, è scoppiata la rivoluzione?, come diceva Piedone a Manomozza. Ma poi, come fa a dire che è una questione di porte aperte, come fa a tirare in ballo i sacri, onesti, indifesi migranti? Lilli, se sai qualcosa, parla. Illuminaci. Non tenerci sulle spine. Già son tempi terribili, Donald “Ciàmp” manco s’è insediato che già la temperatura media del pianeta è salita di 42 gradi, al Cop29 sull’inquinamento globale sciamano jet privati che manco uno sciame di cavallette, tutti che chiedono soldi, Mattarella bacchetta Musk (mica i cinesi: Musk), Pelù e Ruotolo, mica pizza e fichi, se ne vanno da X, social fascista, non nel senso di Mussolini ma perché il solitto Musk, che ne avrà il cuore spezzato, “censura, soffoca la verità”. Invece Zuckerberg e Dorsey si facevano i cazzi loro. Ci mancava pure Gruber che dice è ora di chiudere porte e finestre.
Perché lo dica, Dio, cioè lei, lo sa. Ma ammettiamo pure sia così: chi ci assicura che il mikrante nekro, se poi tale era, volesse davvero derubarla alla Gruber? Magari era solo curioso. Magari voleva chiederle un selfie e poi, vistosi scoperto, è fuggito in preda al panico attaccato al borsello, insomma le ipotesi son tante: adesso, andar giù piatti così è talmente rozzo, è salviniano, prendersela con i più poveri, come dice papa Francesco, fa molto Meloni, molto Trump. Hanno ironizzato, detto che è opportunismo, ma Lilli non è una opportunista, è solo una donna amareggiata che ha detto una cosa scomoda, essendo una giornalista libera. Peccato solo che parlasse di se stessa. Se capita a un altro, fa un sorrisino tutto tirato (per forza), e passa oltre.
Lilli non è una scappata di casa, è una scippata e non una scippata di casa come una vittima qualunque di Ilaria Salis. È una che fa opinione, insomma. Ha una televisione e la usa, e questo, volendo essere un po’ più seri, questo sì che è un po’ scabroso, non tanto il celeberrimo doppio binario morale della sinistra, “fate quello che dico non quello che faccio”, quanto la tendenza a fare un caso delle personali vicissitudini, utilizzando una cassa di risonanza pubblica per uso privato e per di più capovolgendo anni e annorum di propaganda in senso contrario: non si contano le puntate in cui la nostra Dietline si è scagliata contro il razzismo salvinifico, il sovranismo meloniano, le ultradestre senza pietà. Non era forse una paladina delle ong, Lilli? E adesso dice che “le porte aperte a tutti, è chiaro che si possono più tenere”? Eh, no, troppo facile fare gli inclusivi coi borselli degli altri. Chiudere, deportare, tirar su muri è roba da Taicùn, da Musk, insostenibile, perfino blasfemo, se si pensa a cosa dicono Bergoglio & Casarini, Bonelli & Fratoianni, Raimo & altri. Noi, per il sì e per il no, restiamo con Elly Schlein: ce ne vogliono di più, sempre di più, senza controlli, filtri, limiti. Specie se poi finiscono a Villa Borghese e fanno certi incontri ad alto livello.
* https://www.nicolaporro.it/va-chiuso-tutto-madama-la-marchesa-gruber/





