
di Carlo Di Stanislao
“Se nella repubblica delle piante ci fosse il suffragio universale, le ortiche esilierebbero le rose e i gigli”
L. Arréat, Réflexions et maximes:
I tracolli sono in Liguria e riguardano le recenti elezioni regionali.
Sprofonda al 4,6% il partito che Grillo (ligure doc) considera evaporato e tutti addosso a Conte che ha impedito in ogni modo con un tradimento dell’ultimo ora, l’ingresso nel “campo largo” divenuto campo di macerie di Renzi e dei suoi, che avrebbero forse fatto differenza in favore di Orlando.
Ma il tracollo riguarda anche il vincitore Bucci, che a Genova, dove è stato 2 con te sindaco, perde e prende pochissimi voti.
Finale thrilling che non si ricordava in Liguria a memoria d’uomo e degno the end del periodo più angoscioso andato in onda nella storia ligure da quando esistono le Regioni.
Con l’arresto choc di Toti e l’inchiesta che ha sconvolto la Regione, smarrita per l’evento.
Scossone fortissimo che tuttavia – e questo è certo il dato più rilevante – non ha alterato l’assetto politico di una parte d’Italia ex icona rossa per decenni. Minimo lo scarto ma molto significativo: circa 7mila voti, mentre è andato invece fortissimo il non voto, numericamente prima forza in Regione.
Quindi un terzo tracollo; il sempre più manifesto astensionismo.
Veniamo ora al secondo tema; i dossieraggi.
I dossieraggi sono una variante moderna di una cosa molto antica: gli intrighi di potere. I dossier su questo o quel personaggio – della politica, dell’economia, persino dello spettacolo – vengono utilizzati da chi di potere ne ha già un po’ o magari molto, ma ne vuole di più, in fretta, con ogni mezzo. Vale anche per il pasticciaccio brutto di cui si parla molto in questi giorni: quello della società investigativa Equalize.
A quanto sembra, una parte dei dossier sono stati ordinati da qualcuno – non proprio l’ultimo arrivato – cui il potere che aveva non bastava più, a scapito, sembra, non solo di nemici ma anche di concorrenti del suo stesso giro e persino di “amici”. Non è la prima volta. Nella Prima repubblica, i dossier venivano fabbricati dal Sifar, il servizio segreto militare – a scopo, ufficialmente, di sicurezza – e si diceva che Fernando Tambroni, ministro dell’Interno dal 1955 al 1959, dovesse il timore che lo circondava tra i suoi colleghi politici alla possibilità di disporre di tali dossier. Tambroni riuscì a coronare le sue ambizioni e divenne Presidente del Consiglio. Ma fu presto fermato, non tanto da grandi manifestazioni di piazza come si è spesso sostenuto, quanto dal suo stesso partito. Anni dopo, Andreotti risolse il problema in radice facendo bruciare tutti i dossier del Sifar.
Molte cose sono cambiate da quando le notizie sensibili non sono più nascoste in polverosi incartamenti ma conservate su un supporto elettronico, in teoria inviolabile in pratica violato sempre più spesso. Le informazioni riservate, infatti, sono così diventate facilmente accessibili a molti e c’è un vasto mercato in cui è possibile commerciarle. In Italia, nel giro di pochi mesi sono emersi migliaia di accessi abusivi a dati coperti da segreto all’interno della Direzione antimafia; la raccolta delle password di tantissimi giudici da parte dell’hacker della Garbatella; l’intrusione in centinaia di conti bancari da parte di un impiegato barese in preda a una curiosità compulsiva…
L’indagine della Dda di Milano e della Dna ha scoperto un gigantesco mercato di informazioni personali e riservate raccolte in modo illecito da banche dati strategiche per l’Italia. Per questo erano stati arruolati ex appartenenti o appartenenti a polizia e Gdf, tecnici informatici e hacker in grado di violare qualsiasi archivio informatico. E non è finita qui: secondo quanto emerge dall’inchiesta in alcuni casi chi rubava i “segreti” o ne permetteva il furto era anche il responsabile della cybersicurezza ovvero colui che era pagato per difendere i dati dai ladri informatici.
Questa forma di spionaggio non richiede vicinanza e nemmeno di mettere le mani fisicamente sul bottino. I lingotti d’oro, ovvero i dati, corrono veloci in rete e superano con infinità facilità i confini nazionali. Infatti le indagini, hanno scoperto a Londra una società clone di quella milanese, la Equalize Ltd. E proprio in Inghilterra agisce, secondo la Dda, un gruppo di “ragazzi”, così chiamati nelle intercettazioni, che si occuperebbe di violare la banca dati Sdi delle forze dell’ordine. Altre basi sarebbero state in Svizzera ma l’inchiesta potrebbe allargare i confini.
Nell’atto del pm si legge anche che Equalize srl nei primi sette mesi del 2023 avrebbe incassato coi suoi report 763mila euro. E gli investigatori hanno, poi, calcolato con una serie di parametri i presunti incassi per quei servizi di dossieraggio in oltre 2,3 milioni di euro in tre anni, tra 2022 e 2024. Il resto del complessivo incasso di oltre 3,1 milioni arriverebbe da altre quattro società, tra cui la Mercury Advisor.
Ecco l’Italia terra di navigatori, poeti e spioni.





