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IL SERPENTE HA DUE TESTE (2) – I FRANKISTI ALLA CORTE SUPREMA USA

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Serpente a due teste

Il serpente ha due teste. La prima, che sto tentando di delineare, è quella delle eresie ebraiche (frankisti e sabbatiani), con i loro intrecci con i vari poteri politici e finanziari e la seconda, come vedremo in seguito, è quella dei vari poteri politici e finanziari cresciuti all’ombra e a volte per impulso delle dinastie regnanti europee, con una particolare attenzione al centro dinastico dei Sassonia-Coburgo-Saalfeld.

Il 13 giugno 1777 a Eubersdorf, erano avvenute le nozze fra Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld (1750-1806) e Augusta di Reuss-Ebersdorf (1757-1831). I loro dieci figli s’imparentarono con le più grandi case reali d’Europa e molti di essi diedero vita a dinastie reali nel Regno Unito (dal 1917 si ridenominerà Windsor), nel Belgio, nel Regno del Portogallo e nel Regno di Bulgaria.

Dopo quanto scritto nel primo articolo dal titolo: IL SERPENTE HA DUE TESTE (1) – PEDOFILI O MEMBRI DI UNA SETTA? (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/20374-il-serpente-ha-due-teste-1-pedofili-o-membri-di-una-setta.html)

per avvicinarci ad una possibile presenza di una setta dai molteplici intrecci, attiva negli Usa, è necessario analizzare la figura multiforme di Mose Dobruschva, non senza aver anticipato che molte famiglia frankiste, molto ricche e potenti soprattutto a Praga, in Boemia e in Moldavia, protette dai regnanti di mezza Europa nel 1848 emigrarono negli Stati Uniti, portando con sé la loro tradizione frankista dell’endogamia, ossia l’usanza di sposarsi tra di loro.

Uno dei loro discendenti più famosi fu il giudice e capo sionista Louis Dembiz Brandeis, defunto nel 1941, sposato con Alice Goldmarx, appartenente ad un’altra famiglia frankista. La madre era una sorella di Gottlieb Whele.

In un articolo dal titolo. “A Sabatthian Will from New York”, Gershom Scholem scrive di “Gottlieb Whele, membro della setta sabbatiana in Praga, il quale nel 1849 si stabilì in America come membro di un gruppo di famiglie sabbatiane”.

Se ne deduce che in quel periodo ci fu una consistente migrazione di famiglie frankiste e sabbatiane in America.

Il giudice Brandeis considerava la figlia di Frank, Eva, una santa.

A partire dal 1914, il coinvolgimento di Louis Brandeis e del suo gruppo di Sionisti Americani, rese per la prima volta il Sionismo ebraico una forte realtà sulla scena statunitense. Sotto la sua guida gli aderenti si decuplicarono, raggiungendo la cifra di circa 200.000 persone. Come presidente dell’American Provisional Executive Committee for General Zionist Affairs, Brandeis riuscì a ottenere milioni di dollari dell’epoca per alleviare le sofferenze ebraiche nell’Europa devastata dalla guerra, e da quel momento “il Committee divenne il centro finanziario del movimento sionista nel mondo”.

Un membro della Corte suprema statunitense, Benjamin N. Cardozo, aveva tra gli antenati uno dei più importanti sostenitori di Sabbatai Zevi.

Non è fuori luogo pensare che le due sette siano ancora attive begli Stati Uniti d’America.

Torniamo a Mose Dobruschva, alias Franz Thomas Von Schönfeld, alias Junius Brutus Frey, figlio di Salomon Dobruschva e di Schöndl Hirschel, cugina di Jakob Frank.

Convertito al cattolicesimo, come il cugino di sua madre, ne diverrà il “successore”.

Jacob Frank, va ricordato, dopo essersi convertito all’Islam si convertì al cattolicesimo e fu battezzato il 18 novembre 1759 a Varsavia con il re Augusto III come padrino.

E’ questo un solo esempio di stretti rapporti tra frankisti e case regnanti: altro carrobbio da approfondire.

Nella versione Schönfeld, Mose Dobruschva millantò rapporti con la casa regnante austriaca e nella versione Frey divenne un giacobino, finendo la sua vita, assieme al fratello e a Danton, sulla ghigliottina.

Durante gli anni parigini del suo fervente giacobinismo, Mose Dobruschva, in veste di Junius Brutus Frey scrisse un trattato di filosofia sociale a difesa della democrazia mediante la presa di potere di una minoranza. Le sue ide le ritroveremo nelle teorie delle élite della Fabian Society.

Interessante il periodo della sua vita nel quale fu cofondatore dell’ordine dei Cavalieri della Vera Luce o Fratelli di San Giovanni evangelista d’Asia in Europa (Fratelli Asiatici).

Della vicenda scrive Gershom Scholem nel suo “Le tre vite di Moses Dobrushka”

Dei “Fratelli Asiatici” Scholem scrive che si “tratta di un’istituzione unica nella storia della massoneria mistica, poiché coniuga elementi cristiani ed ebraici (ancor prima che sia ammessa l’affiliazione di ebrei in quanto tali), e gli elementi ebraici vi risultano particolarmente marcati. Franz J. Molitor (1779-1860), che disponeva di fonti attendibili riguardo al carattere di questa associazione, afferma nelle sue «Memorie» che da quando i Fratelli Asiatici avevano iniziato ad esercitare la loro attività a Vienna, la fisionomia ebraica della Società si era fatta via via più riconoscibile. Solo dopo che il centro di attività degli Asiatici fu trasferito nel nord della Germania (1786) la tendenza cristiana prese il sopravvento. Ora, tra i principali fondatori dell’ordine dei Fratelli Asiatici troviamo al primo posto Franz Thomas von Schönfeld, assieme a un nobile bavarese di nome Hans Heinrich von Ecker und Eckhofen (1750-1790), al frate cappuccino Bischoff (morto nel gennaio 1786), e a un certo numero di fedeli di Saint-Martin appartenenti alla nobiltà e all’amministrazione pubblica austriaca. Il frankista, lo stravagante monaco cattolico (soggiornò a lungo in Oriente e a quanto pare simpatizzò molto con i sabbatiani che incontrò) e l’avventuriero della cerchia dei Gold-und-Rosenkreuzer s’intendevano assai bene per via del loro orientamento sincretista”.[1]

Scholem attesta la preminenza di Schönfeld nella formazione del nuovo ordine.

“Il principe Carlo d’Assia – scrive Scholem – capo supremo delle organizzazioni della massoneria esoterica in Germania, che diresse l’ordine dei Fratelli Asiatici a partire dall’agosto 1786, testimoniò in vecchiaia: «Schönfeld fu, insieme a Eckhofen, uno dei primi adepti degli Asiatici». Le prime «Istruzioni» (nella dottrina degli Asiatici) furono probabilmente elaborate da tre persone: Bischoff, Ecker e Schönfeld, ed è da quest’ultimo (e non da Hirschfeld, come credevo in precedenza e come affermano certe fonti secondarie della storia dell’Ordine) che provengono gli elementi cabbalistici che vi si trovano. Non mi dilungherò sulla questione della presenza di ebrei in seno all’ordine degli Asiatici, la prima comunità esoterica ad aprire loro i suoi ranghi: vi aderirono alcuni dei più importanti «ebrei di corte» dell’epoca, come pure alcuni tra i primi maskilim[2] (come provano le ricerche di Jacob Katz e mie). Quando nel 1784 (la data esatta non è certa) Hirschfeld aderì all’Ordine, i testi fondamentali della dottrina degli Asiatici esistevano già, con tutti i loro elementi cabbalistici. L’orientamento di base della confraternita fu determinato da altri e non da Hirschfeld, il quale tuttavia nel corso degli anni compose a riguardo lunghi commentari, in buona parte pervenutici”.[3]

Arthur Mandel a proposito dei Fratelli Asiatici, scrive. “Alcuni creduloni, sedotti dal misterioso fascino della cabbala, si fecero abbindolare e aderirono all’ordine, tra coloro il futuro re di Prussia, Federico Guglielmo II”. [4]

Non mancano, dunque, i rapporti con i regnanti.

Come s’è visto l’immigrazione delle sette frankiste e sabbatiste è avvenuta in gran parte nel 1848 e nel 1849.

In quegli anni in Europa ci furono i moti del 1848, un’ondata di agitazioni rivoluzionarie contro i regimi assolutisti. I moti rivoluzionari del 1848 erano essenzialmente di natura liberale e democratica, ed avevano l’obiettivo di sostituire le vecchie strutture monarchiche con la creazione di stati nazione indipendenti. Il loro impatto fu così profondo che nel linguaggio corrente è entrata in uso l’espressione «fare un quarantotto» per sottintendere una improvvisa confusione, o scompiglio.

Non va dimenticato che la Polonia, sotto l’influsso dei Gesuiti, da Paese tollerante in materia religiosa era divenuta un inferno per tutti i non cattolici.

L’immigrazione degli ebrei in America ha avuto punte nel XIX, appunto per fuggire dal “quarantotto” e nel XX secolo, per fuggire dallo sterminio nazista.

Tuttavia la presenza ebraica in quelli che saranno gli Stati Uniti risale al XVIII secolo e sin dai tempi della dichiarazione d’indipendenza, firmata il 4 luglio del 1776, la comunità ebraica aveva già in America una vasta presenza. In ogni altra parte del mondo gli ebrei erano stati isolati e politicamente esclusi, cosicché molti immigrati ebrei cercavano uguaglianza di diritti, per fuggire alla discriminazione che impediva loro di laurearsi e svolgere determinate professioni in Europa. Dato che in America avevano la possibilità non solo di mantenere la loro libertà religiosa ma di coprire alte cariche dell’esercito (in Inghilterra riservate solo a cristiani e protestanti), molti ebrei si schierarono nell’esercito patriota nella Guerra d’indipendenza per proteggere il nuovo mondo e i suoi ideali di uguaglianza.

Degli oltre 2000 ebrei presenti in America nel 1770 furono numerosi a prendere parte alla Guerra d’indipendenza, combattendola o finanziandola.

Molti ebrei diventarono ufficiali negli eserciti patriottici: Solomon Bush diventò tenente colonnello; Lewis Bush, fratello di Solomon, morì in combattimento con la carica di capitano nella tragica battaglia di Brandywine; David Salisbury Franks fu il primo ebreo a servire come diplomatico americano, prima per Benjamin Franklin a Parigi, poi per John Jay a Madrid, diventando infine vice console nel 1784; Mordecai Sheftall fu l’ufficiale ebreo di grado più alto delle forze coloniali e portò la comunità ebraica di Filadelfia a costruire la sua prima sinagoga nel 1782.

Alcuni ebrei presero parte al conflitto non militarmente, ma finanziando la rivoluzione e gli spostamenti delle truppe patriottiche come il celebre Haym Salomon, da molti considerato il vero responsabile della vittoria contro l’esercito britannico. Salomon agì come infiltrato segreto nella New York occupata dagli inglesi, supportando i soldati americani e pagando le truppe francesi che assistevano i patrioti. Tra i suoi gesti più importanti vi fu la grande donazione al palazzo della Congregazione Mikveh Israel a Filadelfia. Nel 1784 Salomon affermò: “Io sono un ebreo; non ho dubbi che un giorno otterremo tutti i privilegi a cui aspiriamo insieme ai nostri concittadini.”

Tra gli ebrei più importanti di questo periodo c’è Francis Salvador, il primo ebreo ad essere eletto per una carica pubblica negli Stati Uniti e primo cittadino americano di origine ebraica a morire nella Guerra d’indipendenza.

Non tutti gli ebrei combatterono dalla parte dei patrioti, altri erano soldati dell’esercito lealista come Alexander Zuntz, che però rimase talmente colpito dalla libertà religiosa americana da decidere di restare a New York dopo il conflitto, diventando poi presidente della sinagoga della città.

Quando Washington prestò il primo giuramento presidenziale nel 1789 a Manhattan, il leader ebraico Gershom Mendes Seixas, chazan della congregazione ebraica di New York e leader spirituale della prima sinagoga degli Stati Uniti, fu uno dei 14 capi religiosi a presenziare alla cerimonia.

L’accettazione degli ebrei da parte dell’America, culminata con il Primo Emendamento del 1791, contribuì a indurre altre nazioni occidentali a concedere diritti analoghi alle proprie comunità ebraiche, ma non sempre i tempi furono brevi.

In Gran Bretagna ad esempio Lionel Rothschild vinse diverse elezioni per il parlamento ma non ottenne la carica fino al 1859 dopo l’approvazione del Jews Relief Act, mentre la piena uguaglianza politica degli ebrei verrà dichiarata solo nel 1871.

La setta frankista, chiamata anche Edom[5], secondo Mandel continuò ad esistere per qualche tempo. I frankisti polacchi mantennero la loro identità fino alla seconda metà del XIX secolo. In Occidente i frankisti assunsero elevate posizioni nell’esercito, nell’industria, nelle banche, nella medicina e nelle scienze.

Un particolare da tenere in considerazione è che Mose Dobruschva, alias Franz Thomas Von Schönfeld, alias Junius Brutus Frey, mentre di occupava dei Fratelli Asiatici come Franz Thomas Von Schönfeld aveva aderito anche agli Illuminati di Baviera.

L’Ordine degli Illuminati viene fondato il primo maggio 1776 da Adamo Weishaupt, sulla base di un modello gesuitico, nonostante Weishaupt fosse uno strenuo avversario dei Gesuiti.

Con lui, con nomi che si riferiscono all’antichità classica, ci sono Massenhausen (Aiace), Baubof (Agaton), Max Elder von Mertz (Tiberio), Andreas Sutr (Erasmus Rotero damus).

L’ideologia sottostante è razionalista e materialista e l’Ordine è basato su tre gradi: Novizio, Minervale, Minervale Illuminato.

Il 29 gennaio 1782 Knigge, con frequentazioni nella Stretta Osservanza, riforma l’Ordine, inserendo uno schema piramidale che comprende un primo blocco di gradi, simile a quello iniziale (Novizio, Minervale, Minervale Illuminato), un secondo blocco, comprendente la massoneria simbolica e scozzese e un terzo blocco, comprendente Piccoli e Grandi Misteri.

L’ideologia sottostante è metafisica e rivolta ai saperi occulti.

Prima di proseguire è necessario introdurre due precisazioni.

La prima riguarda il termine illuminati. Andrebbero distinti gli Illuminati, ossia coloro che appartengono a gruppi occultisi e carismatici dagli illuministi, ossia coloro che hanno fatto parte della corrente filosofica omonima e dagli illuminatisti (illuminaten), ossia gli Illuminati di Baviera.

La seconda riguarda il termine “insinuazione” che ben definisce l’opera degli Illuminati di Baviera negli ordini massonici, sia della massoneria simbolica (Apprendista, Compagno, Maestro), sia di quella scozzese (Rito scozzese), con l’intento di infiltrarsi nelle logge per controllarle e indurle a modificare la loro stessa natura.

Va in questa direzione l’affiliazione alla massoneria di Weishaupt, che diventerà massone nel 1977, in base alla logica di “insinuazione” e, ammesso alla loggia Teodoro del Buon Consiglio di Monaco, la trasformerà in una Loggia madre della massoneria degli Illuminati.

Nato come “Società dei perfettibili”, poi diventato “Società delle api” e, infine, Ordine degli Illuminati, l’organismo creato da Weishaupt, contrastato dai Rosacroce, ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto massonico da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, che aveva come modello i Rosa Croce del Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America).

Alain Wodrow, uno dei massimi esperti dei Gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei Gesuiti, ma li detestava”.

Ludovico Antonio Muratori lo definisce “il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay”.

Emerge dalle aspettative del Knigge e in quelle del Muratori lo sfondo utopistico che si riallaccia alle teorie di Platone, di Tommaso Moro, di Campanella, ma anche quelle dei principi illuminati, come Federico II, il quale negli anni Settanta del Settecento ordinò la costruzione di Urbaniborg, sull’isola di Ven, per l’astronomo Tycho Brahe. Urbaniborg, collocato in un palazzo rinascimentale, è stato considerato il primo moderno centro di ricerca scientifica. Dotato di biblioteca, laboratori e di un celebre osservatorio.

Tra i membri dell’Ordine troviamo personaggi di grande rilievo nella cultura europea: Goethe, Herder, Martens, Mirabou, Robespierre, Lavoisier, Filangieri, Pagano, Muenter, Nicolai, Antonio Jerocades

L’America per Alfieri e Knigge, come per Filangieri, è il luogo dove fondare comunità massoniche illuminate e donde parte la condanna poetica del dispotismo o la pratica iniziativa del riscatto morale e politico dell’umanità.

Gli Illuminati ispirarono il giacobinismo meridionale italiano introdotto dall’abate Jerocades (Antonio) di Tropea.

L’influenza degli illuminati sulla nascente America è evidente nel rapporto tra Benjamin Franklin e l’illuminato Gaetano Filangieri, dal Franklin quale trasse la sua idea di inserire il “Diritto alla Felicità” nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

Nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (4 luglio 1776) leggiamo che «tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, tra questi diritti vi sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità».

Il diritto al “perseguimento della felicità” fu inserito, infatti, nella Dichiarazione d’Indipendenza, proprio grazie all’ideale espresso da Filangeri, al quale Franklin aveva inviato una bozza del testo. Il filosofo napoletano sostituì il “diritto alla proprietà”, con il “diritto alla felicità”, intesa ovviamente non come uno stato d’animo personale, ma come realizzazione di un governo giusto, in grado di assicurare ad ogni cittadino la propria quota di benessere. Motivo per il quale a volte il termine felicità è tradotto con benessere.

Gaetano Filangieri verso la fine del 1700 scrisse per la sua “Scienza della Legislazione” un’introduzione: “Le buone leggi sono l’unico sostegno della felicità nazionale”.

La corrispondenza tra Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin, conservata nell’Archivio del Museo Filangieri di Napoli, nacque grazie alla mediazione di Luigi Pio, segretario di Legazione a Parigi per il Regno delle Due Sicilie e amico di Filangieri. I due a Napoli frequentavano infatti il medesimo ambiente, oltre ad essere stati entrambi funzionari a corte.

Luigi Pio parlò a Franklin dei primi due volumi della Scienza della Legislazione, suggerendo all’americano la lettura dei testi. Fu lo stesso Luigi Pio a trasmettere a Filangieri gli scritti di Franklin e fu sempre attraverso il suo tramite che Franklin inviò le sue missive a Filangieri.

Nella terza missiva tra Luigi Pio e Filangieri dell’11 settembre 1781, Pio scrisse «[…]Il nostro Franklin con cui sono, come privato però, legato in qualche amicizia, mi mostrò desiderio di leggere la di lei opera, di cui io gli aveva parlato. Ho dovuto soddisfarlo, e con mio piacere. Per gratitudine mi ha il filosofo americano regalate le sue opere in quarto grande piene delle più giudiziose fisiche esperienze, dalle quali traggo piacere ed utile. Legge un po’ stentatamente l’italiano ma lo comprende benissimo e già mi dice di aver incominciato a gustare le di lei dottrine che trova esposte con “molta chiarezza e precisione”. Sono le sue parole. Mi commette di dirle che aspetta con ansietà il tomo che tratterà della legislazione criminale, perché questa sarà più utile per la sua nazione, mancante tutt’ora di molti lumi su quest’articolo. Coraggio dunque. Ella scriva di buon inchiostro, perché dee rendersi utile ad un’intiera nazione la quale (lasciando da parte tutti gli oggetti politici) figura in oggi tra tutte le altre che coprono da molti secoli la faccia dell’universo[…]».

Oltre alle lettere, nel corso degli anni Filangieri e Franklin si scambiarono diversi materiali.
Franklin mandò tre diversi omaggi a Filangieri: nel 1781 una propria produzione politica attraverso Luigi Pio; nel 1783 una copia della traduzione in francese delle Constitutions des treize États-Unis de l’Amérique; infine nel 1787 una copia della Costituzione Americana appena approvata a Filadelfia che però raggiunse Filangieri solo negli ultimi giorni di vita.

Dal canto suo Filangieri si impegnò a far pervenire a Parigi le copie dei volumi della Scienza della Legislazione a mano a mano che venivano pubblicati: il 14 luglio 1783 Filangieri spedì a Franklin il terzo volume dell’opera e il 27 ottobre 1783 il quarto, che insieme formano il libro terzo; ancora il 24 dicembre del 1785 mandò a Parigi le copie del quarto libro della Scienza della Legislazione, composto di tre volumi.

Attualmente l’American Philosophical Society di Philadelphia custodisce una copia della Scienza della Legislazione, e segnatamente dei primi due volumi, appartenenti alla biblioteca di Benjamin Franklin. In questi due volumi sono riportate una serie di sottolineature ed evidenziazioni fatte di pugno dallo stesso Benjamin Franklin.
Sono invece andati dispersi nell’incendio di Palazzo Arianello a Napoli nel 1799 i manoscritti de La Scienza di Gaetano Filangieri, nonché alcuni testi inviati da Franklin.

 Come ho scritto nel mio “La Massoneria del ‘700 “nido invaso dai cuculi”, nel ‘700, a differenza del secolo precedente, fioriscono gruppi iniziatici e riti che poco hanno a che fare con la Massoneria tradizionale e che utilizzano le strutture massoniche per radicarsi e diffondersi.

I Fratelli Asiatici ne sono un esempio, così come gli Illuminati di Baviera.

In alcuni casi le nuove realtà iniziatiche mantengono una loro lodevole autonomia, in altri casi si sovrappongono alla Massoneria, dichiarando la loro presunta e non dimostrata superiorità. Si assiste inoltre, soprattutto nel ‘700 al fiorire di una quantità impressionante di gradi cosiddetti massonici. Jean Marie Ragon, studioso del fenomeno massonico, annovera ben 1.400 gradi, ai quali accompagna ben 52 riti.

Nel Settecento fiorisce una letteratura misteriosofica, occultista, magistica, teosofica, che dà origine a quei fenomeni che Eugenio Bonvicini definisce: “Obbedienze massoniche spurie, o Ordini pseudo massonici o pseudo ermetici, più o meno «mistici»” che nulla hanno a che fare con la tradizione propria della Massoneria.

Tra questi, Bonvicini, annovera il Rito della Stretta Osservanza, il Martinismo e il Martinesismo, gli Eletti Choen, il Rito dei Filaleti, la Golden Dawn, la Blawantski Lodge, la Società Rosicruciana in Anglia, La Loggia Luminosa di Berlino, il Rito di Swedemborg, la Hermetic Society, la Esoteric Section, la Dublino Hermetic Society e altre associazioni che si definiscono rosacruciane e che asseriscono di derivare la loro conoscenza tradizionale da segreti tramandati da Superiori Incogniti o da mitici Superiori Occulti.

A queste si possono aggiungere il Rito scozzese rettificato, gli Illuminati di Baviera, i Cavalieri beneficenti della Città Santa e altri.

Sono quelli che ho definito “cuculi”, in quanto depositano il loro uovo nel nido massonico e si appropriano della tradizione massonica per veicolare le loro idee.

A questi “cuculi” si deve gran parte della perduta autenticità tradizionale della Massoneria simbolica.

Torniamo a Weishaupt e al suo Ordine degli illuminati di Baviera.

Raffaele Russo, nel suo: “Gli Illuminati di Baviera” scrive: “Ma qual era l’obbiettivo di tutto ciò? La rivoluzione totale, delle menti come delle abitudini, il sovvertimento dei canoni, della religione e del potere”. [6]

“La sua ossessione [di Weishaupt, ndr] – scrive ancora Russo – era che le persone «superiori», tra le quali, naturalmente includeva anche se stesso, dovessero prendere le redini del mondo intero e governare l’umanità «inferiore»”. [7]

Non è chi non veda l’assonanza di idee con il Frankismo e successivamente con quanto emerge dal pensatoio britannico dal quale sono usciti i darwinisti e gli Huxley, nonché la Fabian Society.

Inutile tentare di stabilire filiazioni dirette in termini di continuità organizzativa.

Quel che importa è osservare il transito delle idee, la comunanza di intenzioni, la somiglianza dei progetti.

“Ad esempio – scrive Russo – , già nel 1947, lo scienziato ed intellettuale Julian Sorell Huxley (1887-1975), nel programma fondativo dell’UNESCO, proponeva idee non molto distanti da quelle espresse dagli Illuminati tre secoli prima, ovvero evoluzione della società, umanesimo laico, superamento del concetto di nazione, superamento delle religioni. Oltre a questi punti Huxley insiste anche sulle “società di lettura”, che riprendendo i circoli di lettura dell’epoca di Weishaupt, avrebbero rivoluzionato la società, insieme al cinema usato come principale arma di propaganda.

Va segnalato che Julian Huxley – scrive ancora Russo – che “era il fratello di Aldous Huxley, autore del famoso romanzo distopico “Il mondo nuovo” ( Brave New World), nel programma dell’UNESCO ( United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), di cui egli fu il primo direttore dal 1946 al 1948, auspicava a “un solo mondo”, oltre a ritenere che questo processo di centralizzazione fosse già in atto”.

Uno degli elementi fondamentali della dottrina di Huxley era l’umanismo evoluzionistico, in contrapposizione con il cristianesimo.

Sempre nel documento dell’UNESCO Huxley spinge sull’utilizzo dell’arte e dei mass media per creare un pensiero dominante, un “credo di massa”.

L’ottica sotto la quale interpretare Julian Sorell Huxley non è quella delle “società segrete che controllano il mondo”, bensì quella delle open conspiracy, cospirazioni aperte, ovvero processi di trasformazione costruiti socialmente e culturalmente.

Il mentore di Julian Huxley fu Herbert George Wells, autore di The Open Conspiracy, pubblicato nel 1928 e New World Order, pubblicato nel 1940.

The Open Conspiracy: Blue Prints for a World Revolution fu pubblicato nel 1928 da HG Wells, quando aveva 62 anni. Fu rivisto e ampliato nel 1930 con il sottotitolo aggiuntivo A Second Version of This Faith of a Modern Man Made More Explicit and Plain . Nel 1931 apparve un’ulteriore edizione rivista intitolata What Are We to To with Our Lives? 

La versione finale apparve nel 1933 con il suo titolo originale. Molte delle sue idee sono anticipate nel romanzo di Wells del 1926 The World of William Clissold .

Il libro è, nelle parole di Wells, un “piano per spingere avanti e stabilire un controllo umano sui destini della vita e liberarla dai suoi attuali pericoli, incertezze e miserie”.

Propone che, in gran parte come risultato del progresso scientifico, una visione comune di un mondo “politicamente, socialmente ed economicamente unificato” stia emergendo tra persone istruite e influenti, e che questa può essere la base di “una rivoluzione mondiale che mira alla pace universale, al benessere e all’attività felice” che può portare all’istituzione di un “bene comune mondiale”. Ciò deve essere raggiunto “riunendo una parte di tutte o quasi tutte le classi funzionali nelle comunità contemporanee al fine di tessere gli inizi di una comunità mondiale dalla loro selezione”. Questa sarà in ultima analisi “una religione mondiale”.

Nel 1991, in una riunione del Gruppo Bilderberg tenutasi a Baden Baden, in Germania, David Rockefeller pronunciò queste parole: “… siamo grati al Washington Post, al New York Times e agli altri giornali i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri e rispettato le promesse di discrezione per quasi quarant’anni… Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano per il mondo se fossimo stati soggetti alle luci della pubblicità nel corso di questi anni, ma il mondo adesso è più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità di una élite, del mondo intellettuale e dei banchieri è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati”.

Le teorie frankiste e quelle degli Illuminati di baviera hanno evidentemente fatta molta strada.

Un’ultima notazione va fatta, anche per introdurre l’articolo che seguirà a questo e riguarda i rapporti tra i membri delle case regnanti europee è i vari movimenti dei quali si è sin qui scritto.

Jacob Frank, va ricordato, si convertì al cattolicesimo e fu battezzato il 18 novembre 1759 a Varsavia con il re Augusto III come padrino.

L’Ordine degli Illuminati è finito, ufficialmente, nel 1786. Weishaupt ha chiesto asilo a Ernesto Ludovico Sassonia-Gotha (1745-1804), ottenendolo anche perché sia lui sia il fratello, erano illuminati.

Nell’agosto del 1787, con una lettera Weishaupt fu ammesso nella cancelleria della legazione del duca.

Di Carlo d’Assia s’è detto diresse l’ordine dei Fratelli Asiatici a partire dall’agosto 1786.

Di Federico II, sovrano di Prussia, Arthur Mandel ha scritto essere un membro dei Fratelli Asiatici.

Sempre Fedrico II lo troviamo tra gli Illuminati di Baviera con il nome di Luc.

Raffaele Russo, nel citare il gesuita Augustin Borruel, autore di un testo sul giacobinismo (Memorie per la storia del giacobinismo), scrive che Borruel “era particolarmente colpito dal fatto che, come nella maggior parte delle società segrete, i protagonisti della cospirazione utilizzassero nomi segreti, per cui Voltaire era Raton, D’Alambert Protagora, Federico II di Prussia Luc e Diderot Platone”. [8]

La figura di Federico II appare di grande interesse in quanto in lui si riassume un carrobbio che vede insieme il frankismo dei Fratelli Asiatici e l’Ordine degli Illuminati di Baviera.

Di Federico II ha recentemente fornito alcune informazioni importanti un libro di Alfio Manoli dal titolo “Il Rito Scozzese Antico e Accettato – L’ineffabile Ordine tra Leggenda, Mito e Realtà” (Edizioni Giuseppe Laterza).

Il volume ha il pregio indiscutibile di mettere a disposizione del lettore una raccolta sistematica dei documenti relativi al Rito Scozzese.

Nel lavoro di Manoli si fa riferimento ad un testo del 1854 scritto da Francesco Kugler dal titolo: “Storia di Federico il Grande”.

Nel testo si legge che “l’anima di Federico II lo determinò a farsi iscrivere alla Confraternita dei Framassoni. […]. La sua accettazione avvenne nell’anno 1738 a Brunnswik, in un viaggio fatto in compagnia del padre. […]. Volle Federico II che lo si considerasse siccome un privato e per riguardo al suo rango non si mutassero le solite cerimonie. Così fu accolto con la solita forma”. Stando a questo testo, Federico II su accolto come massone nel 1738.

Nel testo citato si legge inoltre che nel 1743, nell’occasione della fondazione di un forte, Federico II pose la prima pietra con cazzuola e martello d’argento e che “la inscrizione che vi fu sovrapposta, sembra colleghi quell’atto alla dignità di Gran Maestro, che il Re ricopriva nell’Ordine dei Framassoni”.

Le Costituzioni federiciane del Rito Scozzese sono del 1786, nelle quali Federico II è indicato come Gran Maestro dell’Ordine dei Framassoni.

Da qui, secondo Manoli, la possibile affermazione della paternità in capo a Federico II delle Grandi Costituzioni del 1786.

Nel 1786 avviene il trasferimento dei Fratelli Asiatici nel nord della Germania, con la direzione da quel momento del principe Carlo D’Assia.

Nel 1786 Weishaupt ha chiesto asilo a Ernesto Ludovico Sassonia-Gotha, dopo la fine ufficiale dell’Ordine degli Illuminati di Baviera.

Quanto c’è di “insinuazione”, termine che ben definisce l’opera degli Illuminati di Baviera negli ordini massonici, nel nascente Rito scozzese di Federico II?

E quanto c’è di frankismo?

La domanda è legittima.

 segue

[1] Gershom Scholem, “Le tre vite di Moses Dobrushka”, Adelphi

[2] Appartenente alla haskalah, corrente detta anche illuminismo ebraico, che nasce e si sviluppa nel XVIII secolo, nel momento storico che precede l’emancipazione ed il riconoscimento dell’eguaglianza agli ebrei. La haskalah è un movimento culturale aperto a contaminazioni, ma capace di conservare sempre una propria identità.

[3] Gershom Scholem, “Le tre vite di Moses Dobrushka”, Adelphi

[4] Arthur Mandel, il Messia militante ovvero la fuga dal ghetto, Archè

[5] Il riferimento è all’allegoria dei sette re di Edom ch regnarono prima che un qualsiasi re regnasse sui figli di Israele. Vedi Genesi XXXVI,31.

[6] Raffaele Russo, Gli Illuminati di Baviera, StreetLib Write

[7] Raffaele Russo, Gli Illuminati di Baviera, StreetLib Write

[8] Raffaele Russo, Gli Illuminati di Baviera, StreetLib Write

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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