Home Opinioni UN QUADRO POLITICO CHE RICHIEDE SERIETA’ E PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

UN QUADRO POLITICO CHE RICHIEDE SERIETA’ E PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

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di Antonio Foccillo

Siamo abituati a guardare, sempre più spesso, il particolare, invece che valutare il generale e cioè quello che strategicamente ci viene negato. In questo momento, il dibattito nel Paese sta riguardando lo scontro fra governo e magistratura, invece che confrontarsi sui problemi reali che affligono le persone tutti i giorni: dalla sanità che sta scoppiando alle morti sul lavoro; dalla crisi economica ai tanti tagli al welfare; dall’aumento della emarginazione alla povertà che coinvolge sempre più un’ampia parte della popolazione.

Non voglio sottovalutare questo problema che da molti decenni attraversa il Paese e  non vorrei assistere di nuovo ad una ricerca spamodica di sostituire la politica con le sentenze contro di essa. Quello che è successo nell’epoca di tangentapoli non ha fornito nessuna lezione. Una classe politica distrutta e sostituita con una che non si è dimostrata per niente all’altezza. Almeno fino ad oggi. 

I ruoli sono stabiliti dalla Costituzione dove sono codificati i rapporti fra i diversi organi dello Stato. Il modello è mantenere sempre la divisione dei poteri, fra  legislativo, esecutivo e giudiziario. Questo è un principio fondamentale dello Stato di diritto e della democrazia. I primi due poteri, nella loro libertà di governare non debbono avere lacci e lacciuoli, nè valutazioni da parte del giudiziario, a meno che non commettano reati e solo quì che può intervenire la magistratura.

Spetta solo al popolo di valutare la giustezza delle scelte politiche e solo ad esso valutare se gli eletti debbono andare a casa o debbono continuare a svolgere il proprio compito non alla magistratura, in modo da garantire il principio democratico.

Quello che interessa in questo momento, partendo da questo scontro, è valutare lo stato della nostra democrazia, in cui le amplificazioni del dibattito su questi avvenimenti servono spesso solo per distrarre la massa dai problemi reali.

Abbiamo vissuto già un momento in cui si ridotta, se non eliminata la partecipazione democratica, per effetto della distruzione dei partiti della prima Repubblica, che ha privato il popolo della sua sovranità. Successivamente sono state violati ancora i nostri diritti e le nostre prerogative, nel periodo della Pandemia, con violenze assurde e divieti contro le regole costituzionali, che ci hanno privato di tante libertà che sembravano, acquisite per sempre.

Lo stesso diritto di manifestare in quella fase è stato vietato e adesso con gli ultimi provvedimenti legislativi è stato ulteriormente ridimensionato. Così, però si buttano via principi e diritti e lo si fa impunemente. Nessuno protesta più, un po’ perchè è difficile farlo e spesso dai mass media vengono amplificate solo le disfunzioni che le manifestazioni creano, piuttosto che le loro richieste, rendendo così inutile la protesta. E un po’ perchè le persone, convinte della scarsa capacità di realizzare concreti risultati, vengono prese da una sorta di disincanto che li rende rassegnati.

Quello che è pericoloso, è che così può nascere un odio viscerale che divide sempre più le diverse realtà sociali, con la prospettiva di un futuro molto più buio.

In tutto questo, la politica e le forze partitiche o movimentiste non fanno altro che litigare e farsi dispettucci, come se tutto fosse un gioco, anziché rendersi conto dei mille problemi che vivono gli italiani e come affrontarli. Nessuno di loro nè maggioranza nè opposizione ha una strategia per tentare di risolverli.

Oggi abbiamo un governo con la più grande maggioranza mai sperimentata, che  può ricordare un altro momento simile, quella del governo Monti, ma si continua nell’andazzo di sempre!

Nonostante ci siano state esperienze di governo di diverso colore, l’attenzione, e quindi l’azione politica, ha sempre più propeso a ridimensionare la partecipazione democratica e nello stesso tempo individuare nuovi modelli istituzionali, nuove leggi elettorali e nuove forme di democrazia.

Pertanto, con questa situazione nasce la sensazione che siamo ormai alla fine di una stagione in cui libertà, partecipazione e democrazia si si stanno esaurendo e ci avviamo verso una nuova fase, in cui l’avvenire, purtroppo, si presenta come una scommessa.

Lo stesso concetto di democrazia è cambiato alla luce delle nuove parole d’ordine che i rappresentanti odierni della politica hanno avanzato, dal sovranismo alla democrazia diretta, dall’autonomia differenziata alla legge costituzionale sulla riduzione dei parlamentari.

Sono tutti temi che avrebbero avuto bisogno di un momento di elevatissimo confronto, invece tutto avviene fra disinteresse e dibattiti fra pochi intimi. Anche perchè sono spariti i luoghi del confronto e gli stessi intellettuali sono in un silenzio assordante e conformistico. 

Il concetto di democrazia corre di pari passo con quello di partecipazione consapevole e dalla dialettica fra diversi. Cos’è la democrazia se non il frutto dell’incontro e del confronto dei diversi momenti e spazi di partecipazione offerti alla comunità?

Bisogna partire dal presupposto che una partecipazione consapevole è concepibile solo allorquando vi sono diversi strumenti e luoghi a cui poter accedere per potersi costruire un’idea su quello che ci circonda, attraverso l’informazione, l’ascolto e il dialogo.

Senza questi luoghi, questi momenti e mi riferisco dai più piccoli e particolari comitati di quartiere fino alle istituzioni parlamentari, la pluralità insita della partecipazione viene meno e prendono vigore individualismi e verità inconfutabili.

E così l’idea di democrazia, con il tempo e con le nuove generazioni, sembra quasi sfuggirci dalle mani, in uno scollamento sempre più sensibile tra rappresentati e rappresentanti.

Mi sento di dire, però, che quella che i più definiscono come la “pancia” delle persone, ossia quel sentire diffuso che si traduce nell’insofferenza e nella diffidenza verso tutto ciò che è politica, non è il prodotto di un secco disamore verso l’attività politica o di una disinteressata apatia civica. La inquadrerei piuttosto in una smarrita consapevolezza di poter incidere, anche in minima parte, nei processi decisionali dell’impianto democratico del nostro Paese.

Nell’opinione pubblica, pertanto nasce sempre più forte il bisogno di un mutamento, così facendo spesso ci si lascia prendere da avventurismi che potrebbero portare ad una transizione verso un regime non democratico, basta vedere la demagogia e i conflitti fra forze politiche che stanno vincendo in Italia, per capire come possa avvenire.

Oggi in tutti i campi è solo scontro. Si leggono dichiarazioni di fuoco, violente, offensive che dimostrano che esistono tanti fomentatori di odio. Sono un laico, amo il dubbio, la tolleranza, il rispetto del pensiero altrui! Quello che non accetto è l’odio, l’intolleranza e la violenza anche parolaia. L’ho già sperimentata personalmente all’epoca delle br, come altri, che in più, rispetto a me, ci hanno rimesso la vita.

Stiamo attenti! Non ripetiamo gli anni bui della nostra Repubblica. Ricreiamo condizioni in cui la dialettica democratica, il piacere del confronto non siano seppelliti dall’affermazione della propria supremazia.

Per ricostruire un modo di fare politica di nuovo democratica e rappresentativa, il presupposto è una ricostruzione culturale e sociale della qualità della politica.

In questa situazione vi è un compito preciso degli intellettuali ed è quello di essere critici verso le cose che non funzionino o che abbiano abbattuto principi e valori costituzionali. Bisogna che si insinuino nelle mille contraddizioni della politica e denuncino, con forza, le incapacità, senza fare i tifosi di quello o quell’altro schieramento politico. Solo così e con un’opinione consapevole e partecipe si può riprendere il cammino per rilanciare una società solidale, coesa e piena di umanità.

Non sono pessimista credo che ci sia ancora la possibilita per cambiare le cose. Bisogna crederci e impegnarsi, ognuno per il suo ruolo e il suo spazio nella società. Ci si deve solo, tutti, rendere conto che bisogna superare apatia, agnosticismo e individualismo.

Certo quello che avviene fa perdere la speranza, ma non siamo alla fine della storia. Intellettuali, partiti, sindacati, associazioni, cittadini  si devono riassumere il compito di risanare il Paese dal punto di vista etico, politico, economico, democratico rilanciando la loro azione per divenire protagonisti di un nuovo rinascimento del nostro Paese.

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  • Redazione

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