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UNA SUPERCAZZOLA PER UN ASSEGNO DA 50 MILIARDI

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Il “Piano della vittoria” (o di Victoria, intesa come Nuland?) di Volodymyr Zelensky è una “supercazzola” (copyright Mirko Campochiari, Parabellum Live #368) per portare a casa un assegno da 50 miliardi in una logica di do ut des per gli “Amici miei”.

Il “Piano della vittoria” non è un piano di pace, perché un piano di pace lo presenti al nemico non agli alleati.

Il piano Zelensky è rivolto agli Usa e all’Europa e presenta un do ut des agli interlocutori americani ed europei, mentre non ha nulla a che fare con l’apertura seria di negoziati con la Russia che, guarda caso, ha già risposto picche.

Stabilito che fin che c’è guerra di Nato non si parla e che la guerra è dovuta proprio a questo, ossia al niet assoluto della Russia ad un’Ucraina membro dell’Alleanza Atlantica, il do ut des riguarda gli “Amici miei”: territorio ucraino per basi militari e di intelligence (cosa aborrita dalla Russia), concessioni minerarie e di sfruttamento delle materie prime in cambio di soldi.

Datemi un assegno e vi concedo le miniere.

Svendita all’incanto del Paese, così come è già stato il larga parte per i terreni agricoli.

Il teatrino di questi giorni, pertanto, è tutto rivolto agli “Amici miei” che continuano a mantenere in vita una strategia, che potremmo denominare “progetto Nuland-Soros-Biden”, che è quello che ha portato all’attuale situazione disastrosa per il popolo ucraino e di perdita di credibilità dell’Occidente.

Se la strategia del “progetto Nuland-Soros-Biden” era quella di fiaccare la Russia e far crollare la Federazione, tale strategia è largamente fallita e ha perfettamente ragione Viktor Orban, uno dei pochi leader europei che sappia fare l’esame di realtà, quando afferma: “Il piano vittoria di Zelensky spaventoso, l’Ue cambi strategia”.

Viktor Orban su Facebook ha scritto che a Bruxelles “il presidente Zelensky presenta il suo piano per la vittoria. Quello che è stato delineato ieri nel Parlamento ucraino è più che spaventoso”.

“Sono – ha detto Orban – tra coloro che chiedono all’Unione europea di cambiare la sua attuale strategia. L’Unione Europea è entrata in guerra con una strategia mal organizzata e mal eseguita, costruita sulla base di calcoli sbagliati, di cui è responsabile primariamente la Presidente della Commissione. Stiamo perdendo questa guerra, quindi la strategia non funziona. Dobbiamo fare un cambiamento! Ma questo non vuol dire che abbiamo bisogno di più guerre, armi più pericolose e armi a lungo raggio, dobbiamo” virare verso una “strategia di pace anziché alla strategia di guerra. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco e negoziati di pace”.

Il problema è che l’Unione Europea segue a ruota, come un cagnolino fedele, la strategia degli Usa ed è a Washington che andrebbe indirizzata la richiesta di cambiare strategia.

Mentre Zelensky presenta la carta del do ut des agli “Amici miei”, il generale Valeri Zaluzhny, tolto di mezzo frettolosamente da Zelensky e inviato a Londra come ambasciatore, afferma: “Uscire da una guerra prolungata con la Russia è quasi impossibile”.

Valeri Zaluzhny, ex comandante in capo dell’esercito ucraino, ha infatti dichiarato al Kyiv Independent che è quasi impossibile uscire dallo stato di guerra “prolungata” con la Russia. In un discorso alla Chatam House l’ambasciatore ucraino ha ribadito che nel 2023 l’Occidente non ha fornito a Kiev un numero sufficiente di armi, motivo per cui l’Ucraina non è riuscita a ottenere “un successo significativo nella sconfitta della Russia” durante la controffensiva. “Di conseguenza – ha aggiunto l’ex generale – siamo finiti in uno stato di guerra prolungata. A mio parere personale, una via d’uscita da questa guerra prolungata sembra quasi impossibile”.

Nel frattempo continua l’assurdo spostamento di truppe ucraine scelte dal fronte sud a Kursk, dove, peraltro i russi hanno già riconquistato parte del territorio. Spostamento assurdo in quanto sembra che Zelensky mandi al massacro le parti migliori del suo esercito inutilmente.

I russi intanto  sono arrivati nella zona di Pishchane e hanno raggiunto il fiume Oskil, tagliando in due il fronte ucraino e puntando a costringere alla ritirata le truppe ucraine chiuse nella sacca davanti a Kupiansk, città dalla quale i russi sono a circa 2,5 kilometri.

Il fiume Oskil rappresenta un confine naturale dietro al quale i russi potrebbero assestarsi concludendo questa parte del conflitto.

Cartina molin

 

Oskil

Nella cartina di Clement-Molin, la zona verde è quella conquistata recentemente dai russi. L’arrivo al fiume Oskil taglia in due il fronte ucraino e costringe le truppe ucraine davanti a Kupiansk in una sacca.

Se, infine, leggiamo i cinque punti del Piano di vittoria (o di Victoria Nuland?), possiamo vedere chiaramente come l’interlocutore non sia la Russia

I 5 punti del “Piano di vittoria” di Zelensky

Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha affermato alla Verkhovna Rada, che il ‘Piano di vittoria’ è composto da cinque punti e tre allegati classificati (cioè segreti).

Primo punto: invito alla NATO- Zelensky ha sottolineato che per decenni la Russia ha sfruttato l’incertezza geopolitica in Europa, in particolare il fatto che l’Ucraina non sia un membro della NATO. Ciò ha spinto la Russia a invadere la sicurezza ucraina.

Secondo punto: Difesa- “E’ realistico – afferma Zelensky – difendere le nostre posizioni sul campo di battaglia in Ucraina mentre contemporaneamente portiamo la guerra sul territorio russo, in modo che i russi sentano davvero cosa significhi la guerra e, nonostante la propaganda russa, inizino a rivolgere il loro odio verso il Cremlino”.

Campa cavallo. Forse Zelensky dovrebbe guardare a quanto odio sta montando nel suo Paese.

Terzo punto: deterrenza- C’è anche un allegato classificato sotto questo punto, che è già stato fornito ai leader degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Francia, dell’Italia e della Germania. “La leadership russa agisce in modo aggressivo solo quando è convinta di non ricevere una risposta distruttiva adeguata. Quando la Russia sa che ci sarà una risposta e capisce quale sarà quella risposta, sceglie i negoziati e la coesistenza stabile anche con gli avversari strategici. Per questo motivo, è possibile dissuadere la Russia dall’aggressione sia verso l’Ucraina sia verso l’intera Europa”.

E’ possibile che la parte classificata rientri nella logica di apertura di basi militari e di intelligence.

Quarto punto: potenziale economico strategico –  Zelensky ha affermato che l’Ucraina ospita risorse naturali, tra cui metalli di importanza critica per un valore di trilioni di dollari. Tra questi rientrano uranio, titanio, litio, grafite e altre risorse di valore strategico che rafforzerebbero la competizione globale tra la Russia e i suoi alleati e l’Ucraina con il mondo democratico.

Qui c’è il do ut des. Datemi soldi e armi e io vi cedo miniere.

Quinto punto: considerazioni postbelliche – “Dopo questa guerra, l’Ucraina avrà uno dei contingenti militari più esperti e più grandi. Questi sono i nostri guerrieri che avranno una vera esperienza di guerra moderna, un’esperienza di successo nell’uso di armi occidentali e un’esperienza diversificata nell’interazione con le forze armate della NATO”.

Anche in questo caso Zelensky sogna, in quanto questa guerra è nata proprio dall’insofferenza totale di Mosca nei confronti di una presenza Nato in Ucraina.

Più volte Zelensky ha richiamato l’esempio di Israele, dove gli Usa e gli europei fanno scudo antimissile con i loro aerei e con le loro navi.

Una soluzione israeliana lascerebbe inalterato il no di Mosca, che non vuole ai suoi confini armamenti Usa e Nato.

Zelensky sogna? Non a caso la Russia ha commentato il Piano di vittoria con un secco: “Svegliati”.

O Zelensky sta parlando all’interno e all’esterno ad alcune componenti e non ad altre?

All’esterno i suoi riferimenti sono il trio Nuland-Soros-Biden e all’interno?

La domanda del generale Paolo Capitini (Parabellum Live #368) è puntuale, precisa e significativa: che sappiamo di cosa avviene all’interno dell’Ucraina?

Gli ultranazionalisti contano elettoralmente dal 3 al 10 per cento, ma hanno milizie armate ed influenti.

E’ a queste componenti che si rivolgono gli strateghi Usa ed europei ai quali Orban ha detto che è necessario cambiare strategia?

Non è un mistero che il trio Nuland-Soroso-Biden si sono rapportati alle componenti nazionaliste e che Zelensky è un comico attore ingaggiato per fare il presidente dopo che il trio aveva provocato Maidan e i successivi avvenimenti ai vertici di Kiev.

Forse Orban ha messo il dito nella piaga e ha indicato quale è la chiave per cambiare la situazione da un piano rivolto agli “Amici miei” ad un piano rivolto al nemico.

Non è un caso che proprio ieri Peskov abbia aperto alla mediazione tedesca.

Russia e Germania potrebbero “in futuro” instaurare un dialogo sostanziale sulla situazione in Ucraina, ha detto Dmitry Peskov, portavoce della presidenza russa, replicando a una domanda sulle parole del cancelliere tedesco Olaf Scholz che ieri si è detto disponibile a discutere una soluzione pacifica con Vladimir Putin.

“In teoria è possibile”, ha detto Peskov alla rivista Life, secondo quanto riporta l’agenzia Ria Novosti. 

Orban ha colpito nel segno. Bisogna mettere da parte il “Piano Victoria” e ripartire con un’altra strategia.

Nella fotografia di copertina Victoria Nuland

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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