
di Vito Schepisi
Hanno ragione i paesi (Italia compresa) che ammoniscono Israele di fermare gli episodi di “attacco” alle postazioni Unifil nel Sud del Libano.
Non ha senso e non è il mezzo migliore per far valere le ragioni di Israele.
Le violenze e le guerre devono restare sempre gli estremi rimedi per dirimere le divergenze tra gli Stati.
A margine, però, di questi episodi non si può non osservare quanto sia stata inutile, e persino dannosa, la missione Unifil, le cui regole (ad esempio il disarmo totale dell’area) non sono mai state fatte rispettare con coerenza e con la giusta fermezza.
Non serviva una missione di peace keeping (mantenimento della pace) che consentisse ad Hezbollah di realizzare (con la tutela delle forze dell’ONU) postazioni militari d’attacco, depositi di armi ed una fitta rete di tunnel per raggiungere il territorio israeliano.
Perché impegnare (e mettere a rischio) gli uomini della Unifil per consentire alla fazione armata di Hezbollah dii prepararsi alla guerra contro Israele?
In sostanza Hezbollah si è servito dello scudo dei militari dell’ONU!
L’attività ostile degli Hezbollah andava, invece, denunciata per tempo, e sarebbe stato giusto da subito rivedere le regole d’ingaggio, perché la smilitarizzazione dell’area avvenisse coerentemente da entrambe le parti.
“Peace keeping” significa “mantenere la pace” non preparare la guerra.
Le responsabilità dell’ONU sono evidenti, come è evidente lo scostamento (in generale) da quella neutralità che garantirebbe
all’Organizzazione delle Nazioni Unite maggiore autorevolezza e la dovuta maggiore efficacia nella sua funzione d’equilibrio tra i paesi del mondo.
Le criticità però in Libano si conoscevano.
Se fossero state risolte sul nascere, avrebbero impedito di far deflagrare nuovi episodi di violenza
in quell’area ben delineata dalle risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ora è troppo tardi!
Con la situazione deteriorata e compromessa non si possono più cambiare le regole d’ingaggio, senza mettere a rischio l’incolumità del personale Unifil in mezzo ai due fuochi.
Si auspica, pertanto, che La Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) sia disciolta, e che i militari, tra cui oltre mille italiani, possano tornare a casa, senza che siano messe ulteriormente in pericolo le loro vite.





