
di Giorgio Cattaneo
La teocrazia iraniana nel nome dell’imam Alì, la democrazia israeliana sulle orme della Bibbia: dove si legge che il mercuriale Yahweh ordinava di occupare terre altrui, “dal fiume al mare”. Consonanze: gli Elohim dell’Antico Testamento, il suono della parola Allah. El, Al: stessa radice. Analogo soggetto? Semiti, gli uni e gli altri: cugini primi, israeliani e arabi, benché oggi (ma solo negli ultimi decenni) sanguinosamente divisi. Differente il caso dei persiani: indoeuropei. Il nome Iran sarebbe sinonimo di “ariano”: indicherebbe un’ascendenza stellare, quella dei mitici Arii, contrapposti – sempre nella mitopoiesi – alla stirpe mediorientale dell’El-Al, storicamente radicatasi dalla Palestina alla penisola arabica.
Lo squisito pacifista Netanyahu, illuminato eroe umanitario amato in tutto il mondo, l’ha appena ribadito: israeliani e iraniani dovrebbero essere popoli fratelli. Ha ragione: furono i persiani di Ciro il Grande a liberare gli ebrei, ponendo fine alla “cattività babilonese” decretata dal conquistatore assiro Nabucodonosor. Purché non si dia retta all’esimio professor Shlomo Sand, docente di storia all’università di Tel Aviv, il cui bestseller “L’invenzione del popolo ebraico” ha fatto furore anche tra i lettori israeliani. La polemica di Sand è nota: lo studioso accusa la dirigenza sionista di trafficare molto liberamente con la storia, per imporre in modo arbitrario e quasi teologico una forma violenta di nazionalismo.
DIASPORE CELEBRATE E DIASPORE TACIUTE
Sul web in questi giorni fa scalpore la precisazione di Massimo Mazzucco: si permette di ricordare ai politici e pure ai giornalisti, altra valorosa categoria di smemorati, che la storica spartizione della Palestina fu “consigliata” da una semplice risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu, non già dal Consiglio di Sicurezza (unico organismo con potere vincolante). Ergo: quando gli Stati sunniti non lo accettarono, quell’invito, non avrebbero commesso alcuna violazione della Carta delle Nazioni Unite. Come sottolinea Mazzucco: a confermarlo sono alcuni tra i massimi giuristi internazionali, peraltro tutti di origine ebraica. La nascita di quello Stato, con capitale Tel Aviv, avvenne dunque “de facto”, interpretando l’indicazione dell’Assemblea Onu (non, quindi, “de iure”).
Se però, con questo, qualcuno pensa che una popolazione di ormai quasi dieci milioni di abitanti debba sparire da quei territori, allora siamo al delirio. E il guaio è che il delirio non è nemmeno equanime: non si contano neppure più i palestinesi che, a milioni, quelle terre le hanno dovute lasciare per davvero. E l’hanno fatto nel silenzio assordante del mondo, i cui media preferiscono tacerle, certe diaspore. Oggi, le migliori intelligenze della regione (ebrei religiosi e laici, palestinesi d’ogni fede) parlano a una sola voce. Sostengono che dal delirio si possa uscire in un unico modo, e cioè affratellandosi: come al tempo in cui, accanitamente perseguitati dai cristiani, gli ebrei si rifugiavano presso gli arabi. Che motivo avrebbero, i vicini di casa, per continuare a scannarsi? E quelli, oltretutto, sono molto più che vicini di casa.
CABALA, TRADIZIONE: ANTICHE RADICI COMUNI
Fa notare una studiosa come Vittoria Molinari Fornari, straordinaria insegnante di cabala: quell’antico sapere, così ribattezzato in Provenza (solo dopo l’anno Mille) dai rabbini scacciati dalla Spagna cattolica, era noto con il nome di Tradizione. Venne custodito nei secoli dagli ebrei, come pure dagli arabi e, prima ancora, dai caldei, i Magi che poi riaffioreranno nel Vangelo di Matteo. Mesopotamia, dunque: la terra da cui, secondo l’interpretazione archeologica del racconto biblico, si sarebbe mosso lo stesso Abramo, il mitico capostipite a cui gli Elohim avevano chiesto di “errare lungi dalla casa” dei suoi padri, attestati dunque nel territorio già sumerico di Ur. In molti passi, precisa Biglino, la stessa narrazione biblica sembra un perfetto calco della precedente letteratura dei sumeri.
Atrahasis, Enūma Eliš, Epopea di Gilgamesh: dal mito della creazione alla distruzione della Pentapoli del Mar Morto (incluse Sodoma e Gomorra), le tavolette cuneiformi e il successivo ebraico antico, molto più recente, raccontano la stessa storia. Peraltro, aggiunge Vittoria Fornari, quel primo ebraico era una lingua solo sacerdotale, non usata dal popolo, che infatti si esprimeva in aramaico. Non è tutto: secondo i linguisti, gli idiomi della regione deriverebbero da un unico, primigenio ceppo sud-fenicio, chiamato proto-semitico. Il che lascia supporre che, poi, tante successive differenziazioni siano sopraggiunte per motivi essenzialmente politici, di potere, e quindi non fossero basate su vere diversità antropologiche storicamente fondate.
NAZISMO ESOTERICO, KHOMEINISMO DI COMODO
Oggi siamo ai missili, a qualcosa che assomiglia a una possibile resa dei conti. Tra popoli? Sembra proprio di no: a speculare sulla tragedia palestinese, in un modo o nell’altro, sono determinate élite, innanzitutto. In primo piano quelle di Tel Aviv e Teheran. Tutto questo, mentre il mondo arabo sunnita ormai preferisce restare alla finestra, infischiandosene della spaventosa macelleria in corso nella Striscia. Gli eredi degli Elohim contro i pronipoti degli Arii, figli delle stelle? Mitopoiesi, naturalmente. C’è comunque chi lo prese terribilmente sul serio, il mito: nel libro “Il mattino dei maghi”, già nel 1960 Louis Pauwels e Jacques Bergier spiegarono quanto fosse fanaticamente pericoloso, l’esoterismo messianico dei leader nazisti: erano segretamente convinti di servire oscure potenze non terrestri, avide di sacrifici umani.
Da quasi mezzo secolo, l’antica Persia (che in qualche modo si richiama agli Arii) è sottomessa al regime degli ayahollah. Fa notare Fausto Carotenuto: furono i francesi, che l’avevano in custodia, a consentire a Khomeini di volare a Teheran per fare la sua rivoluzione fondamentalista. Poteva tornare comoda, per fabbricare un preteso nemico: l’Uomo Nero, destinato a spaventare Israele e l’Occidente, mantenendo in costante tensione l’intera regione petrolifera. Fatto inopinato, l’introduzione della legge coranica (tipica dei sauditi, fino a ieri) nel paese di Ciro il Grande. Una geografia da cui nacque la più antica religione, di quelle giunte fino a noi: quella di Zoroastro. Il mazdeismo fu un terremoto culturale: abolì i sacrifici votivi, prescrisse il vegetarianesimo ed elevò le donne al rango di sacerdotesse, al pari degli uomini.
DA CIRO IL GRANDE AL GRANDE RABIN
Non a caso, segnala l’esperto geopolitico Dario Fabbri, lo scorso anno le ambasciatrici delle donne iraniane indossarono monili zoroastriani il giorno in cui, finalmente ricevute a palazzo, chiesero di poter organizzare una marcia per i loro diritti. La marcia, poi non autorizzata, avrebbe dovuto raggiungere il Mausoleo di Ciro, il grande imperatore dei persiani, che era di fede mazdea-zoroastriana. Dunque: al netto dei fisiologici sviluppi storici, l’estensione all’Iran della filiera religiosa palestinese El-Al potrebbe anche sembrare una di quelle mosse artificiose, destinate a condizionare la scacchiera: e non esattamente nel segno della luce. Dominazioni, con il pretesto culturale della religione. Interpretazioni, travisamenti, revisionismi di comodo. Indottrinamenti, propaganda: per alimentare la fucina dell’odio, a scapito dei popoli.
Rompere lo schema? Ci provò l’eroico massone Itzhak Rabin, assassinato da un estremista israeliano. Il suo storico partner, il palestinese Yasser Arafat (altro massone), lo avrebbe seguito di lì a poco: sarebbe stato avvelenato. Non è difficile individuare sullo sfondo una regia spietata, pressoché onnipresente. I cosiddetti leader arabi laici emersi sull’onda della decolonizzazione, da Saddam a Gheddafi, sono stati brutalmente tolti di mezzo. La Siria degli Assad, rasa al suolo. L’Egitto ridotto al silenzio, come la Giordania e gli emirati del Golfo. L’Arabia Saudita? Ha intrapreso una serie di riforme “liberali” grazie al nuovo sovrano, Mohammed Bin Salman. Secondo Magaldi, una soluzione analoga – un dispotismo “illuminato”, magari incarnato da un militare – potrebbe liberare gli iraniani dalla soffocante e corrotta casta teocratica. La fine dell’ostilità programmatica, di conseguenza, potrebbe analogamente dispensare gli israeliani dalla convivenza politica con l’ingombrante Netanyahu, a beneficio infine degli stessi palestinesi.
TRAVISARE IL PASSATO, PER DOMINARE I POPOLI
La situazione, comunque, resta buia. Ora si combatte anche in Libano, oltre che a Gaza, dove le cifre della strage (fornite ad esempio da “Medici senza frontiere”) ricordano ben altre pagine di storia. Sacrifici umani, ancora? La più cinica prassi geopolitica? E a valle: soldi e potere, invariabilmente. C’è anche chi parla di oscuri rituali di sangue, sotto forma di guerre. Dal canto loro, gli astrologi profetizzato un triennio di fuoco, del resto già cominciato. All’orizzonte restano le elezioni negli Usa (e il perdurare delle infinite provocazioni nei confronti della Russia). Anche l’Iran degli ayatollah è stato ripetutamente colpito in modo clamoroso, come per suscitarne a tutti i costi la reazione. Siamo davvero sull’orlo di un precipizio?
Si dice che alcuni tra i maggiori leader mondiali si comportino come gli antichi astronomi: tenderebbero cioè a leggere in modo astrologico gli influssi celesti. Sarebbero quindi convinti che il ventennio pluto-acquariano che si aprirà il 20 novembre, per protrarsi fino al 2044, comporterà trasformazioni così radicali, nel mondo, al punto da renderlo irriconoscibile. Gli ottimisti confidano nella presunta munificenza “acquariana”, che renderebbe orizzontale quello che oggi è tragicamente verticale. Per contro, i pessimisti paventano durissimi scontri: l’attuale Ancien Régime farebbe di tutto, per opporsi alla sua rimozione. Ci si può augurare che abbiano ragione gli ottimisti. E che si smetta, una volta per tutte, di fare un uso criminoso della storia, compresa quella delle religioni.





