
L’11 dicembre 2001, notizia oscurata dalla tragedia delle Torri gemelle, Pechino entrava nell’Organizzazione mondiale del commercio.
Se consideriamo gli stravolgimenti economici, politici e sociali che hanno innervato i due decenni trascorsi da allora, forse è quella la vera data iconica che segna l’inizio del nuovo secolo.
Chimerica. Con questo termine lo storico dell’economia Niall Ferguson fotografava nel 2006 la relazione simbiotica tra Stati Uniti e Cina.
La notizia non ebbe la risonanza che avrebbe meritato, in quei giorni al centro dell’attenzione c’erano le eco della tragedia di poche settimane prima, l’11 settembre aveva appena aperto un nuovo terribile capitolo della storia.
Non solo economia, l’ingresso della Cina nel Wto fu anche una convinta scommessa politica. “Se credete in un futuro di più grande apertura e libertà per il popolo della Cina…dovete essere a favore di questo accordo” diceva Bill Clinton per convincere il Congresso .
Bene !
Quella scommessa è stata persa: la presenza del governo cinese nella vita dei cittadini e delle aziende si è fatta molto pervasiva.
Quello che oggi è del tutto evidente e che la geopolitica pensata e proposta senza una vera riflessione sugli “effetti reali” riguardanti lo sviluppo economico e la vita sociale e democratica di molti paesi, in primis in Europa, ha subito un colpo devastante. L’immagine di una mancanza di visione strategica ha logorato nel profondo la credibilità di una casta politica dedita solo a superficiali auspici .
La stupefacente mancanza di verifiche rispetto agli obbiettivi indicati è avvenuta inventandosi giustificazioni strampalate, come la lotta al CO2, in un mondo quello del Wto, dove una minoranza sviluppa fantasie come la centralità ecologica, mentre la maggioranza delle delocalizzazioni produttive in Cina incentivano l’inquinamento ,negano diritti e conducono una concorrenza sleale permanente in grado di accumulare risorse finalizzate ad avere un ampliamento di influenza sul mercato delle strategiche materie prime .
Oggi quella fallimentare strategia politico industriale presenta, specialmente in Europa, un conto molto salato. I talebani del green deal sono letteralmente alle corde ,le istituzioni Europee governate da queste nefaste influenze -dove la burocrazia di fatto configge con la propria storia industriale democratica – ogni giorno che passa perdono di ruolo e di autorevolezza e credibilità.
Di fatto la realtà si vendica con i numeri in quasi tutti i settori produttivi strategici, che realtà dal peso dell’Eni, con le esternazioni di Claudio Descalzi, ha denunciato pubblicamente che “in Europa una minoranza ci uccide “. Parole pesanti, però legate alla realtà .
Basterebbe pensare cosa sta succedendo in Germania. Nella terra del presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen fanatica del green deal, la Wolkswagen ha dichiarato 500.000 macchine sono di troppo e che dopo 87 anni di storia dovrà chiudere due siti produttivi. La notizia, rilanciata da Bloomberg ha messo in discussione il patto di salvaguardia dei posti di lavoro fino al 2029 siglato con i sindacati.
Il calo della vendita delle auto ad agosto in Germania e stato del 27/8%.
Da uno studio commissionato dalla Wolkswagen emerge che negli stabilimenti tedeschi il costo orario e di 59,4 euro ora, mentre in Cina negli stessi stabilimenti il costo ora e di 7 euro ,con ampia disponibilità ad orari più lunghi e flessibili.
Osservando un “esame di realtà “sullo sviluppo in Europa non solo si è preso sotto gamba l’adesione al WTO della Cina, ma in contemporanea si sono implementati i centri dei Cetri Tires che solo in pochi conoscono ,ma rappresentano la voce profetica dei talebani della green deal ,finanziati a piene mani dall’Europa .
Il CETRI-TIRES, Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, è un’associazione nata nel 2010 composta da Professionisti Europei esperti in vari settori delle scienze economiche, tecniche e sociali che condividono la visione di un nuovo modello energetico distribuito, interattivo e democratico proposto da Jeremy Rifkin nelle sue varie opere, riassunte ed organicamente organizzate nel suo ultimo libro La Terza Rivoluzione Industriale.
Il più importante dei circoli a sede a Palermo e per chi vuole può cercare sui motori di ricerca attività ,filosofia e comitati cosiddetti scientifici con una prevalenza di dirigenti sindacali e professori d’area.
“La forza del CETRI-TIRES consiste nella sua capacità di aggregare e interconnettere i saperi di tutti i suoi membri, in modo non gerarchico, ma “laterale” ed open source.
In una logica di Terza Rivoluzione Industriale il Comitato Scientifico del CETRI-TIRES abbandona le dinamiche della competitività per abbracciare quelle della condivisione empatica.
La sola condizione per poter entrare a far parte del Comitato Scientifico del CETRI-TIRES è quella di condividere il Manifesto del Circolo e disporre di una competenza specifica, in qualunque campo della conoscenza, che si reputi idonea a perseguire gli obiettivi della Terza Rivoluzione Industriale.





