
di Carlo Di Stanislao
“La bellezza non può essere interrogata: Regna per diritto divino”
Oscar Wilde
“La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”
Alda Merini
Non c’entra solo la bellezza o la bravura: Sofia Loren sa essere raffinata e ridanciana, spensierata e drammatica, è tra le donne più sensuali della storia del cinema ma è stata insieme alla stessa persona per 50 anni, simboleggia l’Italia ma da 40 anni vive a Ginevra, in Svizzera, ed è probabilmente l’unica a poter addentare uno spicchio di pizza in abito da sera, risultando credibile e simpatica.
Godiamo di “quel che resta di ciò che passa”. È questo l’insegnamento de “Il nostro autunno”, la dolce poesia di Pessoa che Sofia Loren, novantenne e ancora bellissima, mi desta mentre guardo le immagini della sua festa e quelle della consegna delle chiavi di Cinecittà, cosa mai accaduta prima.
Innamorata della vita e capace di interpretarla nelle sue mille sfumature, questa è stata lei, la più grande, a livello della Magnani.
“Fin da bambino ho avuto la tendenza a creare intorno a me un mondo fittizio, a circondarmi di amici e conoscenti che non erano mai esistiti. ” Queste parole scrive Pessoa nel 1938 ad un amico, ma proteva benissimo averle scritte Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, che in quell’anno compiva 4 anni.
La madre, Romilda Villani era bellissima, la volevano ad Hollywood, ma la famiglia si oppose.
La piccola Sofia doveva essere il suo riscatto.
«Non hai vissuto finché non hai visto camminare Sophia Loren. A gambe nude e incinta per le strade sassose di Napoli in Ieri, oggi, domani, o mentre cammina attraverso la campagna italiana devastata dalla guerra trasportando una valigia in equilibrio sulla testa, in La ciociara», scrisse il giornalista Sam Kashner su Vanity Fair alcuni anni fa, ed io gli do ragione.
La sua vita cambiò nel 1950, quando a 15 anni partecipò al concorso di bellezza Miss Italia e vinse il titolo di Miss Eleganza. Fu notata da registi e produttori cinematografici, tra cui Carlo Ponti, che sarebbe poi diventato suo marito e che le offrì un contratto per recitare nei suoi film. Fu lui a suggerirle di cambiare cognome: da Lazzaro, come allora si faceva chiamare, a Loren, che suonava meglio sul mercato internazionale.
A 19 anni aveva iniziato una relazione con Ponti, che aveva 22 anni più di lei, era separato da tempo ma non divorziato, perché allora in Italia non era legale farlo.
Nel 1957 si sposarono a Città del Messico, ma cinque anni dopo il matrimonio fu annullato per accuse di bigamia; si risposarono nel 1966 dopo aver ottenuto la cittadinanza francese e il divorzio, che in Francia era legale. Da allora sono rimasti insieme fino alla morte di lui, nel 2007.
Ponti, un amore costante, con una sola sbandata, per breve tempo, con Cary Grant (quale donna non la capirebbe?).
Dopo il primo film nel 1953, Aida, prodotto da Ponti, recitò in altri che la fecero conoscere rapidamente: Due notti con Cleopatra con Alberto Sordi, L’oro di Napoli diretto da Vittorio De Sica, Peccato che sia una canaglia, diretto da Alessandro Blasetti dove recitò per la prima volta con l’attore Marcello Mastroianni, con cui si ritroverà poi in molti film, Miseria e nobiltà con Totò, La donna del fiume di Mario Soldati.
Nel 1956 firmò un accordo con la società di produzione cinematografica statunitense Paramount Pictures per recitare in cinque film, e iniziò così il suo successo all’estero: diventò il simbolo della bellezza italiana nel mondo – la risata, il corpo sensuale e pieno di curve, lo sguardo seducente, la pizza e gli spaghetti, ma anche la cupa sofferenza – e rafforzò un certo orgoglio per le proprie origini di molti italiani emigrati negli Stati Uniti, come mostra la scena del film La baia di Napoli (1960) in cui canta Tu vuo’ fa’ l’americano.
In quell’anno uscì anche La ciociara, film prodotto da Ponti e diretto da Vittorio De Sica, tratto da un romanzo di Moravia, in cui lei interpreta una donna che cresce da sola la figlia 12enne durante la Seconda guerra mondiale. La scena in cui lei e la figlia sono stuprate da un gruppo di soldati in una chiesa e la sua seguente disperazione sono tra le più famose della sua carriera, e nel 1962 le valsero un premio Oscar come migliore attrice: fu la prima interpretazione in lingua non inglese a ottenerlo. Loren, però, non si presentò alla cerimonia a ritirare la statuetta per paura, raccontò poi, di svenire dall’emozione.
Nel 1968 nacque il suo primo figlio Carlo jr. e nel 1973 nacque Edoardo. Nel 1977 recitò in Una giornata particolare, sempre con Mastroianni e diretto da Ettore Scola, ambientato nell’Italia del 1938 e considerato tra i suoi film più belli. Poi recitò sempre meno per dedicarsi ai figli e alla famiglia.
“Il vantaggio dell’età è che non possiamo perdere tempo con cose inutili. Una serata come questa è troppo corta. Una serata con la mia famiglia, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, i miei collaboratori. Quest’amore tra noi conta. Queste amicizie sono la vita” ha detto la magnifica Sofia in conclusione della sua blindatissima fresta di compleanno all’Hotel Naiadi in piazza della Repubblica a Roma.
Il figlio Edoardo Ponti, commosso, ha letto un discorso dal palco, una dedica alla madre: “Tu sei una luce che questo Paese porta come una torcia in giro per il mondo e che tutti noi portiamo nei nostri cuori. La luce della dignità e del coraggio che brilla attraverso il tuo esempio di non aver mai rinnegato o dimenticato le tue radici e di non aver mai permesso a un’altra luce, quella dei riflettori, di rubarti l’identità”
Ci uniamo a lui con altrettanta commozione di cinefili e italiani





