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GNOSTICISMO RIVOLUZIONARIO – DEBOLSCEVIZZARE LA SINISTRA CON IL RIFORMISMO – 1

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In questi giorni è emersa una riflessione sullo gnosticismo rivoluzionario.

L’argomento è di grande attualità, per le molte connessioni che ha con movimenti politici in atto e con movimenti politici del recente passato che hanno ancora molta influenza sul presente.

Prime di entrare nel merito, è necessaria una precisazione, intesa ad evitare la confusione tra gnosi e gnosticismi.

Gnosi è conoscenza e perseguire la conoscenza è uno dei maggiori valori che connotano l’umanità.

Gnosticismo è la gnosi con attaccato il suffisso –ismo e quando ci sono di mezzo gli ismi entrano in campo le ideologie e finisce la conoscenza come ricerca.

Fatta questa necessaria considerazione, prendo spunto da un articolo di Giacomo Maria Arrigo, autore di Gnostic Jihadism. A Philosophical Inquiry into Radical Politics, Mimesis International, Milano 2021, nel quale l’autore intervista, il 12 luglio 2019, pochi mesi prima della sua scomparsa, il sociologo italiano Luciano Pellicani, socialista riformista, già direttore di “Mondo operaio”, accademico e autore di un saggio fondamentale sullo gnosticismo rivoluzionario: “La società dei giusti” (Rubettino).

Nell’intervista a Giacomo Maria Arrigo, Luciano Pellicani afferma: «Tanti anni fa la casa editrice Vallecchi stava per pubblicare il mio libro I rivoluzionari di professione, finché arrivò un messaggio di un parlamentare che intimidiva gli editori con una lettera. Nella lettera c’era scritto: “Ma state pubblicando un libro di quel fascista di Pellicani?” Il libro comunque fu stampato, sebbene fuori collana. Sono arrivato al punto di prendere seriamente in considerazione l’idea di cambiare Paese. Le riviste scientifiche iniziarono a non pubblicare i miei articoli perché — questa la motivazione — “erano troppo di destra”. Sono stato espulso dal comitato scientifico della Rassegna italiana di sociologia perché ho avuto il coraggio di scrivere una nota critica sulla Scuola di Francoforte: non l’avessi mai fatto! Avanti!, storico quotidiano socialista, non pubblicava più i miei articoli. Ripeto: stavo pensando di cambiare Paese. Poi, nel 1976 Bettino Craxi [1934-2000] venne eletto segretario del Partito Socialista. In una delle sue prime interviste, forse la prima, rilasciata al settimanale L’Europeo, affermò che il Partito Socialista Italiano doveva ritornare ai valori originali e che, letteralmente, “non deve dimenticare la lezione di Eduard Bernstein [1850-1932], come ha dimostrato Luciano Pellicani”. Gli ho subito telefonato, ci siamo visti ed è iniziata la battaglia comune: debolscevizzare la sinistra italiana». […]. «Le persone che mi circondavano si dicevano socialiste ma erano più bolsceviche dei comunisti. Non si poteva mettere in discussione la Rivoluzione d’Ottobre, altrimenti scattavano in aria e si mettevano sulla difensiva».

Cosa ha a che fare la debolscevizzazione della sinistra italiana con il concetto di gnosticismo rivoluzionario, che comprende la rivoluzione puritana, quella francese, il nazismo e il bolscevismo e che ora si presenta con lo jiadismo e con l’ecologismo (Vittorio Mathieu, La speranza nella rivoluzione)?

Ha a che fare con quello che Pellicani, nell’intervista a Giacomo Maria Arrigo, definisce il “riformismo permanente”.

«Mi riferisco – dice Pellicani a Giacomo Maria Arrigo – al riformismo permanente. Gli strati sociali colpiti dalle crisi, siano essere economiche o di altro genere, gemono, soffrono, e aspettano una speranza, un messaggio salvifico. Quindi, per evitare sollevazioni popolari, bisogna adeguare le istituzioni e le politiche alla realtà che cambia continuamente. In Inghilterra, grazie all’esperienza della Gloriosa Rivoluzione del 1688, un simile programma è stato attuato». […]. «Certo, la precondizione è la crescita economica. “Se non cresce la ricchezza ritorna tutta la vecchia merda”: così si esprime letteralmente Marx». […]. L’influenza della Rivoluzione d’Ottobre ha alterato le aspettative degli strati più bassi della popolazione. “Fare come la Russia” era il motto: se è stato possibile in Russia, poteva essere possibile anche altrove. Nel 1917 il mondo ha tremato. Ripeto che quando si crea una massa di scontenti ed esasperati arriva prontamente il demagogo che fa il discorso giusto, e là non si può più tornare indietro. La Prima guerra mondiale creò questo pubblico, il quale si rafforzò con il 1917, e tutta l’Europa impazzì. Ma non la Gran Bretagna. La Gloriosa Rivoluzione era moderata e liberale. A partire da quel momento la storia dell’Inghilterra è diventata un vero e proprio manuale di contro-rivolu­zione. In altri termini, gli inglesi sono diventati abili ad evitare una rivoluzione».

Cosa è la Gloriosa rivoluzione alla quale si riferisce Pellicani?

E’ la rivoluzione che portò alla monarchia parlamentare.

La Gloriosa rivoluzione (o Seconda rivoluzione inglese) fu l’insieme degli eventi che, attorno al 1688-1689, portarono alla deposizione di Giacomo II d’Inghilterra e alla sua sostituzione con Guglielmo III e sua moglie Maria II Stuart.

 Fu l’inizio di una nuova monarchia di tipo parlamentare la quale, con la Dichiarazione dei diritti e il Bill of Rights (1689) riconobbe le prerogative del Parlamento e i limiti posti all’autorità regia. Al re rimase sostanzialmente il potere esecutivo.

Il vero nome del Bill of Rights era: An Act Declaring the Rights and Liberties of the Subject and Settling the Succession of the Crown (“un atto che dichiara i diritti e le libertà dei sudditi e definisce la successione della corona”).

Il Bill of Rights fu adottato nel 1689, al termine di una guerra ormai secolare tra i Comuni e la Corona, culminata prima nella guerra (1642-1651) e nella dittatura di Cromwell, e poi nella Gloriosa rivoluzione.

Il testo del Bill of Rights svolge il ruolo centrale del Parlamento nella configurazione dei poteri e indirizza il sistema costituzionale verso la tutela delle libertà dei cittadini, di cui la posizione del Parlamento e le prerogative dei suoi membri sono il primo baluardo.

Il riferimento alla Gloriosa rivoluzione apre una riflessione sul puritanesimo, che andrà fatto in seguito, ma, in questa prima parte dell’articolo, l’arrivo del Paracleto gnostico (il consolatore) che purifica il Male dal mondo, ha riguardato anche la Rivoluzione d’Ottobre, che è giacobinismo gnostico e riguarda Lenin e la tradizione leninista.

«Tutta la tradizione leninista non è comprensibile se non si tiene presente che il populismo russo è essenzialmente giacobinismo adattato alla realtà russa. Lenin dice chiaro e tondo che i bolscevichi sono essenzialmente i giacobini moderni. E aggiunge, con evidente spirito gnostico, che il bolscevico è un rivoluzionario al servizio del proletariato, colui che porta la coscienza rivoluzionaria ai proletari. Il giacobinismo, poi, si è evoluto fino ad arrivare a Pol Pot [Saloth Sâr, 1925-1998]. Il successo che ha avuto il giacobinismo su scala mondiale è impressionante». 

Impossibile riprendere un cammino riformista in Italia se non si debolscevizza la sinistra.

E’ questo è, anzitutto, compito di chi, costantemente si lamenta per il fatto che il riformismo in Italia è praticamente morto e sepolto.

Una resurrezione è possibile solo se si fanno i conti con la realtà storica e con quella attuale.

segue

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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