
Significativa la notizia, su molti giornali censurata preventivamente, mentre su altri rilegata nelle ultime pagine, sulla condanna a un anno e sei mesi ad una dirigente nazionale del sindacato Fiom- Cgil.
Nel sindacato dove i delegati sindacali erano espressione diretta dei lavoratori, gli apparati burocratici avevano ben poco spazio per inscenare recite politicamente degradanti e per stare sulla scena di una commedia politica per recitare una parte inconsulta.
La contrattazione nelle aziende dava un segno preciso di cosa significava valorizzare il lavoro e dargli un peso, sia nei confronti degli imprenditori, sia delle istituzioni .
Oggi, lo dimostra lo spartito di questa sceneggiata di un dirigente nazionale della Fiom – Cgil, le dinamiche vedono sempre meno protagonisti i lavoratori.
Ciò avviene nel bel mezzo di fenomeni di delocalizzazioni del lavoro verso oriente e con la complicità di aver assunto in modo strategico logiche con al centro transazioni energetiche fallimentari, assecondando la tecno- finanza internazionale.
Le sigle storiche del sindacato si trovano convergenti nel supporto a queste logiche e operano esclusivamente imponendo alle proprie strutture, anche periferiche, una filosofia che impone la disciplina dell’obbedienza e non certo quella di stimolo per una riflessione responsabile.
In moltissimi casi le presunte leadership nazionali del sindacato, impotenti a svolgere un ruolo attivo sui posti di lavoro provinciali, impongono, secondo norme di statuto, ”reggenze “ finalizzate a controllarne risorse ed atrofizzare politicamente i propri delegati più attivi.
E’ la logica patetica di un gruppo dirigente sindacale che a forza di esaltarsi a parolone non si è accorto che da tempo la tecno- finanza lo ha annientato annettendo la Cina nel WTO e quindi ha imposto con questo una strategia della massimizzazione del profitto attraverso la delocalizzazione della produzione come stimolo ad una permanente concorrenza sleale.
Oggi il risultato è che i massimi dirigenti sindacali come Sergio Landini si trovano in silenzio forzoso di fronte ai traffici della Stellantis e degli eredi della vecchia storica Fiat.
Le sceneggiate della dirigente nazionale Fiom – Cgil Rosita Galdiero, condannata ad un anno e sei mesi, sono di fatto un campanello d’allarme per tutto il movimento sindacale riformista, che rifiuta la burocratizzazione e la demagogia politica .
L’altro giorno, ad un convegno della fondazione Anna Kuliscioff a Milano, il noto giuslavorista Pietro Ichino al termine di una dotta disamina sul sindacato degli anni della contrattazione e della concertazione ha sottolineato con rammarico come oggi il sindacato sia fortemente “sclerotizzato”.





