Home Opinioni PERCHE’ RASSEGNARSI AL BIPOLARISMO, VISTI ANCHE I RISULTATI

PERCHE’ RASSEGNARSI AL BIPOLARISMO, VISTI ANCHE I RISULTATI

0

di Giuseppe Augieri

Anche da noi destra e sinistra-sinistra vanno a gonfie vele. Come in Germania, come in Francia, come in Belgio, come in Olanda, come in Austria.
L’ultima supermedia, un pizzico più credibile dei tanti sondaggi politici perché rappresenta appunto la media dei rispettivi risultati e dunque compensa o quanto meno “annacqua” eventuali forzature, conferma il centro destra in ascesa con FdI vicina al 30% e annota un balzo a oltre il 7% di verdi/sinistra.
La domanda da porre a tutti noi non è solo quella del perché della crescita galoppante della destra (e spesso dell’ultra-destra), alla quale risponde un compattamento all’estremo opposto, ma il perché del naufragio delle culture progressiste, liberali, moderate. Quale la causa e quale l’effetto. Non è chiaro. Di centro non se ne sente più il bisogno, evidentemente. La spinta al confronto aspro – che diventa scontro – è sempre più evidente.
Eppure in Italia c’è qualcosa di diverso, se solo si vogliono vedere le cose come sono.
Da noi l’idea stessa che ormai bisogna “rassegnarsi” al bipolarismo prende il sopravvento – io credo perché è più comoda come ipotesi “di lavoro” – ed invece la possibile esistenza di un polo moderato è da noi più forte che negli altri Paesi Europei.
Il “nucleo” della questione può essere individuato in FI. Dicevano fosse un partito personale, e forse per un periodo lo è stato. Non lo è più e si caratterizza sempre più chiaramente come “centro”. Le “incursioni” dei Berlusconi junior lo spingerebbero anche meno a destra. Oggi, il rispetto degli impegni di maggioranza fa si che qualche uscita di FI rientri poi dalla finestra. Sono sicuro, anche con qualche dispiacere dell’area Meloni. Che potrebbe entrare in qualche tensione.
D’altra parte, al di là dei nomi e delle persone dei loro “comandanti”, Azione e Italia Viva hanno dimostrato – prima delle rotture autolesioniste – di poter avere un bacino elettorale di un certo spessore. Assieme a FI, che è l’unico partito di centro a crescere bene nella supermedia (+0,5%), potrebbero rappresentare un elettorato che va ben oltre il 15%. Per capirsi, più del M5S.
Invece i due partiti teorizzano la fine del multipolarismo parlando di aderire al centro-destra ovvero al campo largo del PD. E dettano condizioni che mi farebbero ridere a crepapelle se non fossero la rappresentazione plastica ed il substrato di una tragedia.
Se si pensa che questo possibile e più che probabile risultato (anzi, a mio parere, se poste le domande con intelligenza, la risposta elettorale potrebbe andare anche più in là) non sia un antidoto al bipolarismo, vuol dire che si vuol fare come gli struzzi. O che, tutto sommato, si preferisce andare verso un bipolarismo che, almeno in Italia, sarebbe la definitiva morte della politica. Politica: quella che “fa” oltre che “parlare”: e dunque dialoga, media, contempera.
E non è detto che l’obiettivo non sia proprio questo fallimento.
 
 
 

 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui