
di Elio Truzzolillo
Praticamente tutto l’arco costituzionale italiano (con l’eccezione di Azione) è d’accordo nel non permettere all’Ucraina di usare le nostre armi in Russia.
La cosa non è molto rilevante dal punto di vista militare, visto che non siamo esattamente quelli più generosi nelle forniture (eufemismo). Ma è rilevante dal punto di vista politico nel momento in cui le istituzioni europee hanno cercato di mettersi d’accordo per un via libera generale fallendo miseramente.
Tralasciamo Lega, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra che se potessero probabilmente le armi le darebbero a Putin solo per fare un dispetto alla “kattiva” NATO.
Giorgia Meloni, nota stratega militare, sottolinea che è meglio dare sistemi di difesa antiaerea per salvare la popolazione. Come se per salvare quella stessa popolazione, tanto cara alla nostra presidente, non fosse parimenti necessario colpire i luoghi da cui partono i missili, gli aeroporti da cui partono gli aerei che sganciano le bombe, colpire i magazzini di stoccaggio, la logistica ferroviaria, ecc. ecc..
Più netto Tajani di Forza Italia, che talvolta sembra ricorda monsiur De la Palice, il quale ribadisce che non siamo in guerra con la Russia. Grazie al “qualcosa” oserei dire, se lo fossimo a quest’ora ci sarebbero i nostri aerei e quelli della NATO a proteggere i cieli ucraini.
Segue Elly Schlein, detta la decisionista, che oltre a candidare indipendenti come Marco Tarquinio che sono più contiani di Giuseppe Conte (è importante sottolinearlo perché candidare un putiniano del PD potrebbe essere segno di pluralismo, ma cercarselo al di fuori del partito è proprio segno di confusione, o cinismo, fate voi) continua a richiedere una forte iniziativa di pace dalla UE accodandosi al “no” generale all’uso di armi italiane contro il territorio russo.
Vedrete che dopo la guerra l’Italia sarà premiata per avere tenuto sempre il freno a mano tirato con ricchi contratti in Russia (per la gioia degli azionisti dell’ENI).
Ma ok, aiutiamo pure l’Ucraina con massicci invii di sistemi di difesa antiaerea.
Succede però che l’efficienza del nostro sistema, e l’inadeguatezza operativa dei nostri politici, è tale che questo benedetto sistema Samp-T aggiuntivo tarda ad essere consegnato. E qui la tragedia si fa farsa come da migliore tradizioni italiane.
Non ci crederete ma la colpa è del fatto che ci sono state le ferie e che ci sono i sabati e le domeniche. Questo ci spiega il ministro della Difesa Crosetto, uomo che per motivi a me ignoti gode di una certa buona stampa. Secondo il virgolettato del Corriere: “Sto litigando con le aziende italiane perché devo consegnare un sistema Samp-T di difesa all’Ucraina e l’azienda italiana che deve sistemarlo ad agosto era chiusa per ferie. Sabato e domenica non lavora, di sera non lavora…”
Evidentemente il nostro governo e il ministero della Difesa, nonostante l’urgenza, non hanno gli strumenti per garantire celerità in questo genere di cose e se la prendono con le aziende ritardatarie e le rigide leggi sul lavoro.
Troppa fantasia ci vorrebbe per stanziare qualche briciola di fondi per garantire alle aziende produttrici la possibilità di assumere in via e a condizioni eccezionali nuovo personale, pagare maxi straordinari ai lavoratori o mettere in atto altre iniziative idonee a garantire la puntualità. Prendiamocela con l’imprevedibile fenomeno delle ferie mi raccomando.
Per fortuna ha ragione Tajani, non siamo in guerra, altrimenti la perderemmo per via di qualche ricorso al TAR che bloccherebbe le sforzo bellico.





